VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

**L’essere come pensiero…

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Il Viaggio verso l’ignoto

A volte il pensiero si libra nel suo essere al di sopra della mente in cui vive. Il pensiero comunicato. Il Logos proforikos. Perciò la mente si svuota del pensiero e lo abbandona per donarlo a qualcun’altro. Questo Logos è libero in se stesso: è esso stesso che vuole andare oltre perché in se stesso è illimitato. Viaggia negli spazi siderali, abitati dal tutto e dal nulla e infine arriva all’altro. In questo spazio, in questo momento, si consuma il dramma che tutti ben conosciamo. Il dramma dello svuotarsi, del consegnarsi, dell’uscire da se stessi dal proprio guscio. Se da un lato risultiamo svuotati, dall’altro siamo fuori, indifesi, in balia dell’altro. In quel momento il pensiero proferito pur essendo in se stesso ciò che è, rischia di morire per lasciar posto al vuoto, o ancor peggio ad un “cadavere in decomposizione”. Qualunque scambio è doloroso e causa una perdita, ma anche una ricchezza aggiunta. Perché se parte dell’essere del pensiero proferito si perde, altro ancora arriva a dare l’imput all’Altro che secondo un processo logico lo ricostruisce, lo comprende, lo resuscita. Allora l’Altro non è solo arricchito di un pensiero ma ha ricevuto parte dell’essere di un ente che in se stesso è rimasto, fino a questo punto, identico a se stesso. Questo pensiero può essere accantonato e presto dimenticato fino a perdere qualsiasi parvenza di esistenza; può essere giustapposto ad altri pensieri elaborati, oppure può entrare a sua volta in dialogo con altri pensieri, scontrarsi, fondersi o prendere parte ad un pensiero più grande ed organico e così facendo attualizzare la sua potenza nascosta.

 

 L’incontro

L’altro che ora sa di non essere unico e solo può scegliere liberamente, in base a tante variabili, se e in che modo rispondere.2.jpg In base a criteri oggettivi: ovvero l’essere del pensiero stesso nella sua identità o evoluzione o mancata logicità (foss’anche perché incompreso)… ; ed a criteri soggettivi quale la volontà del soggetto, lo stesso sceglie di proferire a sua volta il pensiero o di non farlo. Ma se lo fa, pur ripercorrendo e dunque raddoppiando le infinite variabili per cui il pensiero possa dissolversi nello spazio come puro flatus vocis, allora si compie il meraviglioso miracolo per cui un essere può essere in altro pur restando in sè e viceversa; e due essere una cosa sola. Che se e quando questo miracolo è veramente sovrumano e perfetto, e questo Logos proforikos veramente infinito, allora, si realizza l’antico  annunzio di salvezza per gli uomini.

 

 La Fede

3.jpgIn questa infinità di incognite e parametri incerti la logica e la scienza a poco servono. Di fronte al disastro della nostra limitatezza e fallacità solo la fede e la speranza in quell’Essere di fronte a noi può darci la certezza della realtà della sua esistenza. Solo la fede nella perfezione del Suo pensiero, del suo proferirsi e persino l’ineluttabilità del suo infrangersi e frantumarsi contro la nostra limitatezza; Solo la fede nello Spirito Divino, anch’esso spirato dall’Essere, per cui quello stesso pensiero proferito e infranto possa ritornare ad essere in noi può darci non solo la conoscenza ma anche l’evidenza della sua esistenza. Fino a che a questo processo non è stato dato modo di essere sarà solo il vuoto attorno a noi. Solo quando la luce morirà nei nostri occhi per illuminare le nostre sinapsi e il nostro pensiero potremo allora capire che il calore che scalda le nostre membra non viene da noi. Fino ad allora per noi Dio sarà morto di fronte alla nostra soffocante limitatezza, e saremo stati noi ad ucciderlo.

 

Riccardo Incandela

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