VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

Archivio per la categoria ‘religione’

CHIESA E MASSONERIA: Un Convegno a Palermo il 14 novembre.

Pubblicato da R.I. su Gio 12 Nov 09

In occasione del 15° anno di attività a Palermo del GRIS, lo stesso ha organizzato un convegno il 14 Novembre 2009 presso l’Oratorio SS. Salvatore di C.so Vittorio Emanuele 395, Palermo con inizio alle ore 9.30. Per info 333 3045440…

BROCHURE

allego un pò di documenti che riguardano Chiesa e massoneria.

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I MAFIOSI SONO GIA’ SCOMUNICATI

Pubblicato da R.I. su Gio 12 Nov 09

L’Assemblea straordinaria della Conferenza episcopale italiana, in corso di svolgimento ad Assisi, ha al suo ordine del giorno un documento che riguarda la complessa realtà del Mezzogiorno, le sue tensioni, le sue negatività e anche le sue positività. Più che ovvio che nel corso della conferenza stampa tenuta dal segretario monsignor Crociata i giornalisti abbiano sollevato il problema della scomunica della mafia ed ovviamente di ogni altra forma di associazione mafiosa quali camorra e ndrangheta.

Monsignor Crociata ha sottolineato come la mafia “non va considerata una realtà insuperabile e invincibile. La prospettiva con cui la chiesa guarda a questa realtà è quella del grido di Giovanni Paolo secondo nella valle dei Templi quando evocò il giudizio di Dio.” Poi il segretario generale della Cei ha aggiunto: “Per coloro che aderiscono a tali organizzazioni non servono scomuniche, perché di fatto chi ne fa parte è già fuori dalla Chiesa, anche se si ammanta di comportamenti religiosi.”

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Il coro dei santi.(Festa di tutti i santi).

Pubblicato da R.I. su Sab 31 Ott 09

 

 

Di Don Paolo Turturro.

L’universo è la casa degli angeli. L’orchestra è la sinfonia dei santi. Entro nel loro coro e dialogo con la ricchezza dei loro pensieri e delle loro opere e azioni. Lo scrigno dei beati è la SS. Trinità. Il sogno dell’apocalisse di Giovanni ora entra nell’apocalisse del mio cuore. Vedo anch’io salire i cieli e scopro nei segreti del paradiso il sigillo del Dio vivente. Grido anch’io con la voce del silenzio:” Non devastate l’anima. Non devastate i monti. Non devastate le aurore. Non devastate le speranze. Non devastate la giustizia”. E’ già impresso nell’atomo di ogni vivente il sigillo di Dio. L’orcio dell’olio divino che non si consuma mai è il  frantoio dello Spirito Santo. Dio, figlio del pane, è la pura farina che nutre ogni uomo e l’intero universo. Leggi il seguito di questo post »

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VIDEO TESTIMONIANZA DI PAOLO BROSIO

Pubblicato da R.I. su Sab 31 Ott 09

Consiglio di saltare a pie pari la presentazione per ascoltare direttamente a quello che ha da dirci Paolo ;) ‘E davvero bella e impressionante!

 

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Il Ponte di Messina

Pubblicato da R.I. su Sab 31 Ott 09

Il Ponte di Messina
intervista a Mario Tozzi, geologo, autore e conduttore televisivo, Presidente Parco Nazionale Arcipelago Toscano,
Comitato scientifico WWF. “L’opera sbagliata nel posto sbagliato” di Lucio Biancatelli
Ascolta il podcast qui

  • Alla vigilia della riunione CIPE,  nel febbraio di quest’anno  ,che rilancerà con fondi pubblici il ponte sullo Stretto di Messina, il WWF chiedeva al Governo di chiarire 3 punti nodali:

     

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Come una melodia sulla carta la teologia senza la fede.

Pubblicato da R.I. su Mer 21 Ott 09

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 21 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Senza fede e preghiera, la ragione da sola non riesce a trovare Dio, e la teologia diventa “vano esercizio intellettuale”. E’ quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI ricordando l’insegnamento di san Bernardo di Chiaravalle durante l’Udienza generale in piazza San Pietro.

Parlando di fronte ai circa 40mila pellegrini presenti, il Papa ha tratteggiato la figura di san Bernardo (1090-1153), da alcuni ritenuto “l’ultimo dei Padri” della Chiesa, come quella di un grande rinnovatore della vita monastica del suo tempo e di “un grande pensatore che ha iniziato un nuovo modo di fare teologia”. Leggi il seguito di questo post »

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LA CHIESA AGGREDITA DALLA STAMPA. PERCHE’?

Pubblicato da R.I. su Mar 06 Ott 09


Il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenendo ai lavori della plenaria degli episcopati europei a Parigi ha denunciato le letture parziali e scorrette che vengono fatte da gran parte dei giornali italiani dell’insegnamento di Benedetto XVI  mossi da un anticlericalismo vecchio di secoli, ispirato da  chi è interessato a nascondere il vero volto della Chiesa.

Per l’arcivescovo di Genova la gran parte della stampa italiana, ma spesso anche quella straniera (ed ha portato molti esempi concreti), è mossa dal proposito di fare apparire la Chiesa come un’ istituzione lontana dalla gente, pronta a dire sempre no, mentre essa è animata dall’etica del sì e dell’amore che non può mai essere tradito per effimeri successi nell’opinione pubblica.

“Si vorrebbe”, ha ancora detto il cardinale Bagnasco, “una Chiesa o supinamente allineata sull’opinione che si autoproclama prevalente e progressista, o semplicemente muta”, “ La Chiesa – ha concluso – non vuole imporre a nessuno la propria morale religiosa, ma privilegia sempre il metodo del confronto sereno e costruttivo e la ricerca del bene comune”.

Da notare la coincidenza del discorso tenuto dal presidente della Cei a Parigi con la manifestazione per la libertà di stampa in Italia promossa dalla Federazione della stampa italiana contro il pericolo di pressioni economiche e culturali del potere politico selle varie testate giornalistiche. Sacrosanta la manifestazione di piazza del popolo, ma non meno sacrosanta la denuncia di Angelo Bagnasco sul comportamento schizofrenico di tanti giornali che mentre chiedono libertà di pensiero e di espressione falsificano, con troppa frequenza, quanto la Chiesa nell’esercizio della sua missione insegna seguendo le indicazioni del vangelo.

Basterebbe riportare con esattezza il pensiero del papa e dei vescovi e i commenti farli a parte, come i buoni giornalisti sanno fare. Se il sistema dell’informazione in Italia non si da una profonda regolata rischia di togliersi la libertà da solo senza che nessuno dall’esterno manovri contro perché la gente non avrà più nessuna fiducia in quello che trovano nei giornali e finirà con il non cercarli più. Con grande soddisfazione di chi dei giornali vorrebbe farne sempre a meno e li considera soltanto un intralcio alla propria attività imprenditoriale e di governo.

Vincenzo Noto

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Prendi il largo IV domenica per anno

Pubblicato da R.I. su Sab 03 Ott 09

“ Sento che anche Dio non può essere felice senza di me, benché Egli basti a se stesso in modo assoluto”: (Diario s. Faustina). Egli è la fonte e io ho sete di lui. E’ meglio che la sorgente soddisfi la mia sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Non posso bere tutta la sorgente. Appena appena un sorso d’acqua mi sazia e forse spreco tanta acqua della grazia. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, quello che resta è ancora tua eredità. Tutto ciò è l’ascesi dello spirito che Gesù Cristo oggi ci propone di salire in alto, a bere il divino, prendendo il largo dal tempo. E’ un’ascesi antica:” Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger. 1,4).

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Accadde a Rimini (ma nessuno ve l’ha detto)

Pubblicato da R.I. su Dom 30 Ago 09

DI ANTONIO SOCCI

Cari detestabili colleghi, editorialisti, intellettuali, direttori, inviati dei giornali: andate a quel paese. Capalbio, Cortina, Todi o dove volete voi. Siete snob e noiosi, pretenziosi e incolti (almeno sulla religione), imbevuti di ideologia e pregiudizi, provinciali, narcisisti (quasi come me), rinchiusi nel pasoliniano Palazzo dove non vedete che voi stessi e vi rispecchiate in quelli come voi, dove non parlate che di politica e non pensate che politicamente perché siete ancora sotto le macerie del Sessantotto: andate a quel paese e restateci. Tanto da lì potrete continuare ad ammorbare le pagine dei giornali dove il caso politico dell’estate è frugare nelle mutande del premier e dove il caso culturale è lo scazzo Scarpa-Scurati che la gente normale – se perdesse tempo a leggerne le cronache – liquiderebbe con un sonoro “ecchisenefrega”. Meriterebbero tutti (meriteremmo tutti), giornalisti, cervelloni, politici, editorialisti, un grande calcio in culo? Enzo Jannacci che al Meeting di Rimini ha portato la sua commozione e la sua vita nuda, con una sincerità rara (uno dei pochi casi simili che ricordo è quello di Giovanni Testori), Jannacci che dice, con la sua disarmante inermità fanciullesca “amo Gesù”, ecco Jannacci sente che se Lui scendesse dalla croce dovrebbe prenderci tutti “a calci in culo”, che lo meriteremmo. Leggi il seguito di questo post »

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Lettera ad un’amica di Va pensiero

Pubblicato da R.I. su Lun 27 Lug 09

Ciao Lia e Leo,

non conoscevo il nome di tuo marito, ma immagino sia quello della mail! :D

"La resurrezione non avverrà dopo la nostra morte fisica, ma comincia col battesimo e cresce come le convulsioni di un parto nel dolore e nella gioia crescente di ogni giorno finchè non raggiunge il suo zenith."

come vanno le cose? Spero tutto bene. Oggi  ho riaperto la pagina su Brosio,  ho scorto il tuo messaggio, ed ho pregato ancora il Padre per voi.

Sono certo che Dio opera, anche se in modo misterioso. In ogni modo rileggendo la tua risposta “piena di speranza” sono certo che un primo miracolo lo abbia già fatto dandovi tanta fede. La fede è un miracolo ben più grande della guarigione fisica, perché ci dona la vita che nessun medico può mai darci. Ci dona la Vita in comunione con Dio.

Sai, mi sono appena fidanzato, ed è bellissimo passare del tempo insieme al mio amore. C’era una canzone di Giorgia che diceva “un’ora sola ti vorrei”. Esprimeva sinceramente il desiderio totale di essere in comunione con l’amato anche se solo per un’ora. E continuava, “ed in quell’ora donerei la vita mia per te”. Lei lo diceva nel senso di una separazione totale, definitiva… non parla di un dopo quella “morte”. Io credo che ci siano molti amanti disposti a questo, senza che ci sia una dimensione di speranza ultraterrena. Follia? Si: follia d’amore, ma l’amore non è una realtà degenerata, anzi molto pura e buona. La carità, ossia amore in greco, non pensa a se ma si annulla di fronte all’amato. Un annullamento totale, una forma realmente divina instillata nel cuore dell’uomo. E per forma intendo essenza.

Avere fede significa amare Dio… non ci sono discorsi da fare su questo. L’amore non ha in se un’etica discutibile… o che si possa imporre a se o tantomeno agli altri. Se ami allora ami… stop.E se ami a tal punto un uomo ti fidi di ciò che dice al di là di quello che può veramente fare. Se ami Dio e lui ti dice: non solo un’ora ma tu starai con me per sempre… fidati: non c’è malattia, dolore, tribolazione… e anche morte che possa separarci da Dio.

Amica mia, tutto il cristianesimo sta in questo punto: se leggi S. Paolo, o autori cristiani degni di tal nome… capirai che sta tutto qui, ma non perché dobbiamo pensare sempre al tragico per rassegnarci ad un’ineluttabile fine dalla quale sorge un nuovo inizio… certo c’è anche questo…

Ma la cosa più importante è che se è veramente così, e lo è,… ma “soccu n’avi a scantari a nuautri”?

Ovvero: di cosa dobbiamo aver paura?

Dov’è o morte il tuo pungiglione? Al Cristiano nulla fa paura, ma non perché magicamente tutti i suoi problemi scompaiono, ma perché in Cristo hanno già tutto: le braccia dell’Amato ed un anello di fidanzamento, promessa di uno sposalizio eterno. Per questo può sopportare tutto senza avere paura di niente e di nessuno, nemmeno della tortura, come avveniva in passato, ed a volte ancora oggi. La resurrezione non avverrà dopo la nostra  morte fisica, ma comincia col battesimo e cresce come le convulsioni di un parto nel dolore e nella gioia crescente di ogni giorno finchè non raggiunge il suo zenith.

Anche se sono poco più che un ragazzo so ciò di cui parlo e se permettete che vi dia questo consiglio affrontate questa tribolazione come qualunque altra, con quella serena fiducia che viene dalla considerazione che in Cristo niente e nessuno ci separa, né da Lui ne da nessuno dei suoi figli. Pertanto agganciatevi a Cristo e ognuno si preoccupi sempre e soltanto che lo sia anche l’altro: è questo il sigillo della vostra unione. Vi siete sposati nel nome di Dio, in Lui sarete uniti in eterno! Permettetemi questo concetto misconosciuto dalla tradizione latina, ma per fortuna non da quella orientale. Non misconosco il dolore, non lo ignoro ma lo relativizzo: tutto è relativo di fronte all’Assoluto.

Con affetto,

Riccardo

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Oscar Mariadiaga non parla di Golpe ma si fa capire

Pubblicato da R.I. su Mar 21 Lug 09

di Paolo Rodari

lug 19, 2009 il Riformista

Il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, 66 anni, arcivescovo di Tegucicalpa e presidente della ConferenzaEpiscopale dell’Honduras è fatto così. Quello che deve dire dice. Perché la verità vale più delle mezze parole. E, soprattutto, la verità spazza via le etichette che, sovente, media e intellighenzia appiccicano addosso alle persone.
Così si è comportato Mariadaga pochi giorni fa quando, intervistato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), ha detto la sua sul golpe honduregno dicendo, in sostanza, che di golpe non si tratta: «È assurdo paragonare la deposizione di Zelaya con i tanti colpi di Stato nella storia dell’America Latina che hanno portato i militari al potere – ha detto -. Qui non c’è alcun appartenente alle forze armate che in qualche modo sia nel Governo».
Maradiaga ha ribadito d’essere contrario al rientro in patria di Manuel Zelaya e, per la prima volta, ha spiegato la sua ostilità nei confronti del presidente spodestato. A suo avviso, infatti, Zelaya ha perso il potere perché si è dimostrato incapace di governare nel quadro della Costituzione del paese: fomentava tensioni sociali e mirava a instaurare in Honduras un regime “bolivariano” sul modello del Venezuela, Ecuador e Bolivia. «Occorre sapere – ha detto – che noi da molto tempo lottiamo contro una potente campagna che viene finanziata con molto denaro dal presidente venezuelano Hugo Chavez. Siamo al punto che agenti del servizio segreto venezuelano operano nel nostro paese e organizzano le presunte proteste popolari contro la deposizione di Zelaya. Sono state portate nel paese anche armi. Grazie a Dio finora non c’è stato un grande spargimento di sangue. Ma non passa giorno senza che io riceva minacce di morte».
La situazione in Honduras non è facile. Il presunto golpe è stato prontamente condannato dalla maggioranza delle democrazie occidentali. Ma nessuno, tranne la Chiesa, ha avuto finora il coraggio di dire le cose come stanno: la mossa del presidente deposto d’indire un referendum popolare era di fatto un attentato contro la Costituzione tanto che gli premetteva di ripresentarsi alle elezioni del prossimo novembre. Un giochetto, insomma, benedetto anche da altri “despota” sudamericani, a cominciare da Hugo Chavez.
La posizione della Chiesa in Honduras, insomma, è realista. Tanto che è l’unica ad aver registrato che attualmente nel Paese «i tre poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario agiscono in senso legale e democratico e in accordo con la Costituzione della Repubblica dell’Honduras». Insieme, ci sono le parole del Papa. Il richiamo lanciato due domeniche fa da Benedetto XVI al dialogo e alla riconciliazione è stato molto ascoltato in Honduras. E ha colpito il fatto che il Papa non abbia parlato di golpe e non abbia citato Zelayya.
Mariadaga, dicevamo, è fatto così. Va sempre al nocciolo delle cose, anche se andarci può significare remare contro corrente. Salesiano, docente di teologia, conosce cinque lingue. In Sud America è popolarissimo e infatti, nell’ultimo conclave, è anche a lui che i cardinali del suo continente pensavano qualora avessero dovuto sostenere un nome per l’elezione.
La vicenda di Zelaya di queste ore dimostra quanto egli sia un porporato fuori dagli schemi. Ci avevano provato a definirlo come vicino alla istanze della cosiddetta teologia della liberazione. Ma lui è riuscito sempre ad andare oltre. Fino, appunto, al nocciolo delle cose. E a dimostrare che, anzitutto, egli è un vescovo vicino alla sua gente. Il popolo honduregno, che da sempre si caratterizza per un profondo spirito religioso, lo ama. E, a conti fatti, resta ancora lui una delle promesse della Chiesa del Sud America.
In Honduras ci sono otto diocesi, undici vescovi, 191 parrocchie, 438 sacerdoti (diocesani e religiosi), 800 religiose e 148 seminaristi. Un popolo, dunque, piccolo ma particolarmente vivo. Un popolo che vede in Mariadga il proprio pastore e, assieme, una mente lucida quanto ad analisi politica.
Qualche anno fa fece scalpore la pubblicazione in Francia di un suo libro-intervista. S’intitolava “De la difficulté d’évoquer Dieu dans un monde qui pense ne pas en avoir besoin”. Venne considerato da Le Figaro come un’autocandidatura al papato. In realtà l’autocandidatura non c’era. Ma un qualche fraintendimento non era del tutto fuori luogo. Nel senso che Mariadaga fa così: parla direttamente, a volte troppo, e per questo motivo c’è chi lo fraintende e lo riduce a qualche suo piccolo schema.

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NTERVISTA AL CARDINALE MARIADIAGA

Patricia Ynestroza ha chiesto una riflessione all’arcivescovo di Tegucigalpa, il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga: Leggi il seguito di questo post »

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Patto etico per lo sviluppo

Pubblicato da R.I. su Ven 17 Lug 09

P. Gianni Notari

di Gianni Notari

La Sicilia deve il suo “benessere” all’erogazione di risorse pubbliche ma queste, allo stato dei fatti, hanno determinato una deriva assistenzialistica che limita enormemente le possibilità di individuare percorsi autonomi di sviluppo centrati sul mercato, sulla libera concorrenza, sull’impresa.

Tale stato di cose deve terminare.

La domanda da porsi – e qui sta la nuova “questione” meridionale – è come fare. Riteniamo che sia arrivato il momento di riprenderci in mano la nostra storia, disegnando un modello di sviluppo che sia alternativo all’attuale stato delle cose.

Prendiamo spunto dalla vicenda dei Fondi Fas per proporre alcune riflessioni a questo proposito. La cronaca politica dei giorni scorsi ha mostrato in maniera evidente che questi fondi sono stati oggetto di beghe di palazzo, finalizzate a porre gerarchie fra correnti e partiti. Crediamo sia corretto porre fine a questa sorta di “intervento straordinario” che ci conduce, paradossalmente, a desiderare di continuare ad essere area depressa. Quello che non può essere accettato è che questo accada con simili modalità, solo per conquistare e mantenere vantaggi di una parte su un’altra.

Ben venga un nuovo corso economico in Sicilia. Ben venga la fine di una redistribuzione miope delle risorse, avulsa da ogni ben definito piano di sviluppo. Ma per far ciò è necessario un progetto. È bene ribadire che la redistribuzione di fondi da parte delle autorità centrali ai “soggetti territoriali” più deboli non è certo un male di per sé, ma lo è diventato per il modo in cui negli anni tutto ciò è stato gestito. Non sono mancati gli studi e le ricerche che hanno messo in evidenza gli sprechi e le anomalie nel sistema di gestione; eppure, poco o nulla è cambiato e tutto ciò ha avuto pesantissime ripercussioni sull’economia ma anche sulla cultura, sulle aspettative e sulle scelte degli attori sociali. Non sarà compito facile immaginare e realizzare una prospettiva diversa ma per incamminarsi in questa direzione è, come prima cosa, necessario un “Patto etico della Sicilia” che unisca tutte le forze politiche intorno ad un nuovo percorso di riforma e di partecipazione.

Occorre manifestare una “comunanza di intenti” che vada oltre la destra e la sinistra per raccogliere la parte rinnovata dei partiti, insieme alle espressioni più dinamiche della società siciliana come il mondo della finanza, gli imprenditori, l’università, i centri di alta formazione, l’associazionismo, il sindacato.

Non è possibile creare alleanze solo in virtù di una spartizione fra chi ha ottenuto ampi consensi elettorali. Si tratta, in definitiva, di esprimere una governance professionalizzata e rinnovata nei quadri.

Il “Patto etico della Sicilia”, però, non deve basarsi su un’autonomia intesa come rivendicazione di privilegi; autonomia non significa isolarsi ma, al contrario, lavorare per imparare a camminare sulle proprie gambe e diventare credibili dinanzi al resto del Paese, interlocutori e partner. C’è bisogno di credibilità: a livello istituzionale, politico, economico. La Sicilia, infatti, è ricca di una vitalità troppo spesso schiacciata da logiche opprimenti.

I dati forniti recentemente da Bankitalia sono preoccupanti. La crisi è globale ma i nostri problemi vanno oltre l’attuale congiuntura, sono strutturali. Manca un vero tessuto produttivo ed è la spesa regionale a portare avanti l’economia per il 40%; il tasso di disoccupazione è il più alto d’Italia, stentano le esportazioni, rallenta il credito. Dati che trovano una conferma nell’ultimo “Report Sud” pubblicato dalla Fondazione Curella e dal DISTE Consulting.

È ora di porre fine alle logiche delle poltrone, dell’improvvisazione e delle politiche dell’emergenza. È tempo di pianificare. È tempo di mettere insieme le migliori forze di cui questa terra dispone per delineare un processo di cambiamento. Comprendiamo che non si tratta di un passaggio facile e che chi assolve a compiti di governo – così come a quelli dell’opposizione – si troverà a gestire problemi e transizioni che non si risolvono con le buone intenzioni. Vogliamo richiamare, però, la politica della speranza di Castells. La politica, infatti, può svolgere un ruolo essenziale nell’avviare processi di rinnovamento e di crescita qualora riesca a conquistare (con atti concreti e ben mirati e non certo con le messianiche retoriche) la fiducia dei cittadini. Allora, come dimostra il caso americano, è possibile avere “speranza” che si possano superare anche i momenti più bui, investendosi personalmente per raggiungere questo obiettivo.

Perché non proviamo ad avviare percorsi nuovi senza riciclare il vecchio? L’assunzione di responsabilità che la nostra classe politica è chiamata a compiere rispetto a ciò, però, non deve essere misurata sul “qui ed ora”, sulle logiche interne ai partiti o sul mero computo dei voti. È qualcosa di più grande di cui sono capaci solo coloro che lasciano un segno nella storia. Si tratta di decidere se essere solo alcuni fra i tanti rappresentanti eletti che affollano un Parlamento sempre meno credibile e stimato oppure se essere qualcosa di diverso. È il momento di scegliere. E agire.

Gianni Notari

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Mons. Crociata, intervento al meeting degli insegnanti di religione: Roma 23-24 aprile 2009

Pubblicato da R.I. su Dom 26 Apr 09

 

 

SULLA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI DI

RELIGIONE CATTOLICA

 

Prendere forma come processo di autoformazione


* * *

Il sottotitolo che ho voluto dare al mio intervento – “Prendere forma come processo di autoformazione” – intende esprimere l’idea di fondo che mi sta a cuore comunicarvi oggi, e cioè che la formazione degli insegnanti di religione è relativa alla “forma” che essi sono chiamati ad assumere; non ho dunque interesse qui a svolgere un discorso di tipo tecnico o procedurale, ma piuttosto centrato sulla “forma” che vogliamo promuovere quando guardiamo all’insegnante di religione come educatore, testimone, ma anche esperto, comunicatore e così via. Mi sembra utile segnalarvi da subito le tappe della mia riflessione.

Un tratto di strada già significativo alle spalle

L’esperienza della preparazione di un corpo di insegnanti di religione cattolica per le scuole italiane dell’infanzia, primarie e secondarie ha ormai alle spalle una durata significativa che risale all’indietro oltre il tornante decisivo dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense tra lo Stato italiano e la Santa Sede del 18 febbraio 1984, seguito dalle successive intese con la Conferenza episcopale italiana. La storia di questa esperienza è in qualche modo in corso e possiamo dircene ancora partecipi se non protagonisti. Il riscontro più visibile sta nella permanenza in servizio di alcuni dei tanti laici che già negli anni settanta hanno frequentato corsi di teologia nelle prime scuole di teologia via via destinate a trovare configurazione sempre più definita, come istituti di scienze religiose, per iniziativa della stessa Conferenza episcopale (quella più recente con è la Nota normativa per gli istituti di scienze religiose sul Progetto di riordino della formazione teologica in Italia del 15 febbraio 2005) e, in ultimo, con l’autorevole documento della Congregazione per l’educazione cattolica (che il 28 giugno 2008 ha emanato una Istruzione sugli Istituti superiori di Scienze religiose). Accanto a questi fondamentali punti di riferimento, si colloca una serie di interventi della Cei e dei suoi organismi che accompagnano nel tempo con cura e responsabilità il servizio di insegnamento della religione. Leggi il seguito di questo post »

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Benedetto XVI agli insegnanti di religione: la dimensione religiosa rende più umano l’uomo e fa apprezzare il valore della redenzione cristiana

Pubblicato da R.I. su Dom 26 Apr 09

Fonte: radio vaticana 

“L’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia e l’insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti”. “La vostra presenza è un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un Paese ha sempre bisogno”. Con queste parole, Benedetto XVI si è rivolto stamani agli insegnanti di religione che hanno partecipato all’incontro, conclusosi oggi e incentrato sul tema: “Io non mi vergogno del Vangelo”. Il Papa ha anche sottolineato che “l’altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina” è il segno del suo valore insostituibile nel percorso formativo e un indice degli elevati livelli di qualità raggiunti. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

qui invece il link per l’intervento di Mons. Mariano Crociata  in occasione del Meeting degli insegnanti di religione dal titolo “Io non mi vergogno del Vangelo (Rm 1,16)”, che si è tenuto a Roma il 23 e 24 aprile.

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Sindrome di Cassandra in Abruzzo

Pubblicato da R.I. su Mar 07 Apr 09

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Reliquia di Padre Pio a Belmonte Mezzagno

Pubblicato da R.I. su Mer 25 Mar 09

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Una casa per i giovani!

Pubblicato da R.I. su Ven 13 Mar 09

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Pubblicato su Chiesa Palermitana, Palermo, missione | Lascia un commento »

Palermo terra di missione.

Pubblicato da R.I. su Mer 11 Mar 09

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Rino Martinez ancora in Africa

Pubblicato da R.I. su Lun 09 Mar 09

 

28 GENNAIO > 7 MARZO 2009

IL SALUTO DEL CANTAUTORE RINO MARTINEZ PRIMA DI PARTIRE PER LA SPEDIZIONE UMANITARIA VADO IN AFRICA PER AMORE…

Il link rimanda ad una pagina con video e collegamenti audio dalla missione in Africa

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Paolo Brosio si converte e ringrazia Maria di Nazareth ( non la De Filippi)

Pubblicato da R.I. su Mar 24 Feb 09

Nel Ringraziare tutti quelli che sono intervenuti in questo post voglio dare un aggiornamento linkand tre video che ci fanno ascoltare e rivivere una preziosa testimonianza di Paolo Brosio e della sua conversione.

Grazie a tutti.

VIDEO TESTIMONIANZA

23.02.2009

di Antonio Socci

Pronto, Paolo? Sto cercando Paolo Brosio, uno dei volti più noti della televisione. Dall’altra parte del telefono si sentono forti folate di vento e un respiro affannoso. Infine un lontano: “Pronto, chi è?”. Dico il mio nome e chiedo dove mai si trovi.
“Sono a Palermo” mi spiega “per una puntata di Stranamore, ma in questo momento sto salendo il Monte Pellegrino col rosario in mano alla ricerca del santuario di santa Rosalia”.
Ma che ti è successo? Si dice di una folgorazione sulla via di Damasco.
“Ma io sono stato a Medjugorje”, dice ridendo. “Ero provato da una grande sofferenza; ora però vivo un’immensa gioia, Antonio, perché ho trovato Gesù”.
Puoi raccontarmi come è successo o – visto il fiatone che hai – rischi di stramazzare a terra?
“No, ce la faccio. Ti dico subito. La mia vita, fino ai 50 anni era trascorsa spensierata, con un certo connotato ludico da eterno ragazzo, anche se molto dedita al lavoro. Certamente senza problemi di fede o di coscienza. Ma cominciamo dall’inizio della storia: venti anni fa ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato”.
Poi cosa è successo?
“Per raggiungere lei, che lavorava a Milano, dalla Liguria, dove ero giornalista del Secolo XIX, nel 1990 sono andato al Tg di Emilio Fede. Avevo già fatto alcune cose buone, come la Moby Prince, ma con Mani Pulite cominciò la mia notorietà televisiva. Tuttavia già lì feci il primo naufragio. Io dico sempre – scherzando – che il mio primo matrimonio finì perché mi ‘misi’ con Fede e lasciai mia moglie”.
In senso professionale…

“Sì, si lavorava tutto il giorno, praticamente la mia vita coincideva col lavoro. Sia chiaro, sono grato a Fede che mi ha permesso di crescere professionalmente. Ma ho fatto veramente 900 giorni sul marciapiede, come poi ho titolato il mio libro”.
Il marciapiede davanti al Palazzo di giustizia da dove facevi i collegamenti. Leggi il seguito di questo post »

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