Archivio per la categoria ‘Palermo’
Pubblicato da R.I. su Gio 12 Nov 09

L’Assemblea straordinaria della Conferenza episcopale italiana, in corso di svolgimento ad Assisi, ha al suo ordine del giorno un documento che riguarda la complessa realtà del Mezzogiorno, le sue tensioni, le sue negatività e anche le sue positività. Più che ovvio che nel corso della conferenza stampa tenuta dal segretario monsignor Crociata i giornalisti abbiano sollevato il problema della scomunica della mafia ed ovviamente di ogni altra forma di associazione mafiosa quali camorra e ndrangheta.
Monsignor Crociata ha sottolineato come la mafia “non va considerata una realtà insuperabile e invincibile. La prospettiva con cui la chiesa guarda a questa realtà è quella del grido di Giovanni Paolo secondo nella valle dei Templi quando evocò il giudizio di Dio.” Poi il segretario generale della Cei ha aggiunto: “Per coloro che aderiscono a tali organizzazioni non servono scomuniche, perché di fatto chi ne fa parte è già fuori dalla Chiesa, anche se si ammanta di comportamenti religiosi.”
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Pubblicato da R.I. su Gio 09 Ott 08

Di Gianni Notari s.j.
Ancora una volta il problema dei senza tetto è tornato di attualità. Campeggia sulle pagine dei giornali insieme ad un altro tema ciclico: i privilegi della casta. Non si riesce a uscire dal teatrino tipico della nostra città per cui sui problemi si dibatte, si discute anche animatamente; poi tutto si accantona, si congela. Cala il sipario dell’attenzione pubblica. Non si attuano percorsi risolutivi che possano superare lo stato di disagio. Così, inevitabilmente, tutto si ripresenta uguale, se non più drammatico. Aumenta, da un lato, la disperazione di chi vive nella povertà e, dall’altro, il “callo sociale” che provoca indifferenza nella restante parte della città. Ci stiamo vaccinando assumendo, a piccole dosi, degrado urbano cosicché ormai non ci indigniamo più. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da R.I. su Mar 05 Feb 08
La decima edizione del rapporto annuale su “Gli italiani e lo Stato”, pubblicata recentemente, ci offre un quadro non entusiasmante della realtà del nostro Paese. Non si ha più fiducia. Il futuro appare incerto e carico di rischi. Tutte le istituzioni sono percepite incapaci di dare prospettive e ad esse si guarda con diffidenza. Ci si sente soli in un mondo insicuro e senza progetto.
Questa percezione diffusa intacca profondamente il vissuto e l’interiorità della persona: sembra imporsi il silenzio della speranza. Non interessa più a nessuno sapere che il mondo, come dice un verso di Brecht, ha bisogno di essere cambiato e riscattato. Ci si arrende alle cose come sono e non si lotta più per le cose così come dovrebbero essere. Tutto appare provvisorio, instabile; ogni equilibrio morale, politico ed economico è messo in discussione.
In Sicilia, tale sentimento diffuso di precarietà … continua qui
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Pubblicato da R.I. su Ven 23 Nov 07
Anche i disabili sono testimoni di Cristo Risorto: lo hanno ben compreso i 200 partecipanti al convegno regionale appena concluso a Isola delle Femmine (Palermo), tre giorni di confronto, organizzati dal centro per l’evangelizzazione e la catechesi, diretto da don Pino Alcamo, in collaborazione con l’ufficio catechistico nazionale.“ I disabili sono cellule vive del corpo mistico di Cristo che è la chiesa” sottolinea l’arcivescovo di Palermo, mons. Paolo Romeo, rivolgendosi ad una platea di giovani e adulti paraplegici, audiolesi, down, malati mentali, ciechi e muti, accompagnati di familiari e accolti dagli operatori dell’ufficio della pastorale dei disabili di Palermo. “Non vi nascondete dietro alla vostra disabilità –continua Romeo– voi siete missionari preziosi per l’annuncio del Vangelo. La Chiesa conta su di voi”. Vittorio Scelzo, responsabile del settore disabili dell’Ufficio nazionale catechisti, parla del modo in cui la comunità cristiana deve porsi davanti a queste persone. “ Le comunità parrocchiali –afferma mons. Michele Pennisi, vescovo delegato per la catechesi della conferenza Episcopale siciliana –sono il luogo naturale dove le famiglie che vivono una disabilità chiedono di essere coinvolte per un’iniziazione accogliente e corresponsabile”. Un’accoglienza dimostrata dalla testimonianza dei numerosi movimenti e gruppi presenti: Fede e luce, Movimento apostolico ciechi, Sant’Egidio, il gruppo Effatà della parrocchia Santa Luisa di Marillac di Palermo sorto per evangelizzare i sordi, l’oratorio giovanile Maria Santissima del Rosario di Adrano. Ma anche testimonianze laiche di integrazione, come “Coralmente”, un coro nato all’interno del dipartimento di salute mentale dell’Asl di Plaermo. “ associare la persona disabile a Cristo Risorto è rivoluzionario –testimonia Stefano toschi, con una grave disabilità motoria, responsabile del progetto Beati noi di Bologna –, perché la pesrosna disabile viene sempre associata all’immagine del Cristo sofferente, ma io ho conosciuto persone disabili testimoni di una vita che non si arresta davanti alle difficoltà” E cita una pala d’altare di un pittore tedesco, Matthias Grunewald, del XVI secolo: da un lato il Crocifisso, dall’altro il Risorto. “Basta voltare la apala per passare dalla sofferenza alla gioia –conclude Toschi–. Ma per voltare la pala ci vogliono almeno due persone”.
Alessandra Turrisi
Fonte Avvenire 21 novembre 2007
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Pubblicato da R.I. su Lun 19 Nov 07

La missione del migrante.Questo è stato uno dei concetti che più hanno colpito nel convegno di sabato 17 novembre“Il giovane migrante: risorsa e provocazione” organizzato dalla fondazione Migrantes e dal centro pastorale per la migrazione dell’arcidiocesi di Palermo nei locali del centro Agape in p.zza S. Chiara. Il convegno, che inaugura una settimana di sensibilizzazione a Palermo, e posto alla vigilia dell’anno europeo del dialogo interculturale, ha affrontato le principali problematiche della migrazione in Italia con particolare attenzione alla realtà siciliana e palermitana e con la duplice prospettiva della prima e della seconda generazione. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da R.I. su Dom 11 Nov 07

Ancora una volta parlo di Libera: la scorsa volta per sensibilizzare e dare coraggio ad amici che lottano nonostante le intimidazioni, stavolta per festeggiare un successo trionfale! Finalmente Palermo ha ritrovato la sua dignità, una dignità che gli era stata strappata con violenza da uomini d’onore, un onore comprato col sangue e l’infamia. Uomini d’onore senza onore. Oggi il riscatto. Un teatro gremito, una speranza rinnovata, dopo i fallimenti, dopo lo sconforto di quello stesso teatro vuoto tre anni fa, dopo che Libero Grassi fu lasciato solo, dopo che Libero Grassi fu ammazzato il 29 agosto 1991. E sono i giovani palermitani insieme all’associazione di don Ciotti LIBERA ad aver voluto questo momento. Sono stati i giovani, i loro valori, la loro fede, e la fede di un uomo di Dio quale don Ciotti e di ciò che ha creato. E’ stato il coraggio di tanti commercianti che a viso aperto hanno denunciato incuranti delle ritorsioni divenendo essi per davvero uomini d’onore; un onore acquisito con il coraggio, il sacrificio e la dignità della propria integrità, del proprio rifiuto di connivenza con la realtà mafiosa. Il grido di dolore di una città gemente ha finalmente il coraggio di alzarsi e di scuotere la società. Proprio ieri si diceva: “la mafia non esiste!”. Quanti martiri ha avuto questa terra? Quanti uomini e donne innocenti sono morti per causa della mano criminale di chi non ha scrupoli nella ricerca infame del profitto a tutti i costi? Oggi grazie ancora a questi uomini e alla polizia, ai carabinieri e alla magistratura che è riuscita ad arrestare i vertici della cupola mafiosa si è potuto creare l’occasione proficua per dare il primo colpo veramente grande al racket e alla mafia. Perché fino a che il popolo siciliano sarà succube di una mentalità mafiosa per quanti boss e capi dei capi verranno arrestati ce ne saranno sempre altri; ma se viene scardinata la mentalità mafiosa allora la Sicilia sarà finalmente LIBERA!!!!!
Nasce Libero Futuro sosteniamo il riscatto di Palermo.
Riccardo Incandela
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Pubblicato da R.I. su Mar 30 Ott 07


Questa una delle ultime battute del dialogo magisteriale “L’uomo, il rito, la religione: possibilità di dialogo tra i popoli” che si è svolto ieri mattina nell’aula magna della Facoltà Teologica di Palermo. L’evento era inserito negli incontri culturali “Tracce d’Oriente” organizzati dalla fondazione Plaza. La strana battuta che ha stranito gli uditori è stata fatta dal preside della facoltà mons. Antonino Raspanti che sostituiva il prof. Filoramo assente “per problemi tecnici”. Tollerare, ha subito spiegato, significa sopportare l’altro e non conoscerlo e dunque dialogare. Nel corso del dialogo magisteriale che si è tenuto davanti ad un pubblico prevalentemente giovanile, aveva già espresso in maniera semplice ed efficace quali sono le condizioni pratiche dacché questo dialogo interculturale e interreligioso non sia soltanto un borioso “ prenderci in giro”:
1. Far fiducia. Con il quale intende un’ atteggiamento morale e un’insieme di azioni pratiche atte a porsi in modo corretto: secondo verità, franchezza, libertà… in modo da essere credibili agli occhi dell’altro e ispirare fiducia
2. Valore di verità. Il dialogo sia ispirato dalla ragione umana nel tentativo onesto di cercare e trovare la verità ( che non è mai di parte).
L’altro magister che ha partecipato al dialogo è stato il prof. Giuseppe Conticello, titolare della cattedra UNESCO “itinerari culturali e religiosi” presso La Sorbona di Parigi. Anch’egli ha espresso la necessità di sottolineare due “condizioni fondamentali”:
1) La Conoscenza dell’altro. 2) La verità.
Sulla base di queste condizioni ha fatto alcune interessanti considerazioni: ha denunciato la mancanza di una edizione critica del corano, come quella della bibbia, sulla quale confrontarsi e ha criticato, denunciandone l’inefficacia, il movimento ecumenico che si muove sulle orme di Y. Congar nella ricerca di zone comuni di intesa, dissimulando le differenze ed evitando così i conflitti. Il presidente del dialogo magisteriale SER mons. Mariano Crociata, vescovo di Noto, nonché ex docente di Teologia Fondamentale e direttore del dipartimento di teologia delle religioni, nella sua introduzione, sottolineando come il dialogo sia l’unica via per la pace tra i popoli ha dato la percezione della gravità di un dialogo comunque arduo. Nelle domande del presidente e nelle risposte dei professori si è evidenziata tutta la difficoltà di un dialogo tra culture che spesso non ne percepiscono alla stessa maniera l’esigenza impellente. Solo le culture democratiche, per struttura politica a loro dire, e grazie alle “contaminazioni cristiane” nelle stesse aggiungo io, si pongono il problema e ne cercano vie di soluzione. Strano a dirsi, spesso è proprio l’ispirazione religiosa l’elemento unificante tra culture e popoli totalmente diversi, ma quando le diverse religioni si confrontano il dialogo si fa più difficile e la linea più proficua per la distensione delle conflittualità sembra essere più il confronto interculturale che quello interreligioso. Eppure, come ammonisce il prof. Conticello, non si possono ignorare, anzi, si debbono cogliere con entusiasmo gli appelli di chi chiede di tornare a confrontarsi su temi fondamentali come ha fatto, racconta egli stesso, il Patriarca Russo in visita a Parigi.
Riccardo Incandela
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