Il natale è la festa dell’amore di un Dio che rinuncia al suo trono di regale divinità, che spoglia se stesso, si fa uomo ammutolito due volte: sul legno di una mangiatoia dove non può far altro che gemere; e sul legno di una croce inchiodato dal disprezzo, rifiutato da coloro che si dicevano suoi adoratori, annichilito fino al silenzio della tomba. Ma da quel silenzio, come araba fenice Cristo è risorto e su di Lui si fonda la nostra fede ed il nostro agire.
Nell’augurarvi un buon natale voglio lasciare alla vostra meditazione un testo di un vecchio libro, ereditato da mio nonno, che parla come dal titolo delle testimonianze della “Notte del Titanic” di R. O’Connor.
<<Nessuno degli ufficiali di bordo scese in quei locali scuri ed umidi per infondere, con la sua presenza, un minimo di fiducia, perchè tutti erano occupati a guidare alle scialuppe i passeggeri dei ponti superiori. Ma due uomini devoti alla loro missione, alla loro fede e ai loro simili, rimasero con i passeggeri della terza classe e diedero loro l’unica consolazione possibile su una nave che sta per affondare, dove quasi tutti pensavano prima a se stessi e poi alle loro scarse possibilità di salvezza. Erano due sacerdoti cattolici: il reverendo Thomas Byles, un inglese, e il reverendo Pureschoetz, un tedesco. Tutti e due viaggiavano in seconda classe, e tutti e due quasi contemporaneamente si resero conto che il loro dovere era quello di emulare Cristo e di andare con chi maggiormente aveva bisogno della loro presenza. Padre Byles, che si recava a Nuova York per celebrare sabato venti aprile il matrimonio del fratello, camminò su uno dei ponti superiori, il breviario in mano, fino a quando non apparve evidente che la nave non avrebbe retto alle sue ferite.
Allora scese nella terza classe, dove alcune ore prima aveva celebrato la messa, e fu subito raggiunto da padre Pureschoetz. Assieme, l’inglese e il tedesco ascoltarono le confessioni nelle rispettive lingue e diedero assoluzioni.
Una ragazza irlandese, Agnes McCoy, ricordava quegli eroici sacerdoti anche dopo le terribili esperienze attraverso le quali dovette passare con sua sorella Alice… Ma Agnes McCoy ricordava ancora i due sacerdoti: “ Ci parlavano e ci dicevano di non avere paura. Da principio sostenevano che la nave non sarebbe affondata, ma, quando il disastro apparve inevitabile, p. Byles accompagnò ancune di noi donne su un ponte superiore e trovò posto per noi nelle scialuppe. Poi lo vedemmo tornare di nuovo sottocoperta…
Un passeggero che riuscì a salvarsi riferì di aver visto due sacerdoti che inginocchiati, recitavano il rosario, al centro di un gruppo di un centinaio di persone, anch’esse inginocchiate. E fra quelle persone c’erano non solo cattolici, ma protestanti ed ebrei. I sacerdoti raccomandavano a tutti di prepararsi all’incontro con Dio, e, fra coloro che si trovavano a bordo, davano il più meraviglioso esempio di coraggio e di fede. Ci furono scene di panico fra quelli che che si aggiravano sui ponti sempre più inclinati negli ultimi istanti del Titanic, ma non fra quelli che erano inginocchiati con i sacerdoti, nei locali della terza classe.>>
Riccardo Incandela







