Ciao Lia e Leo,
non conoscevo il nome di tuo marito, ma immagino sia quello della mail!

"La resurrezione non avverrà dopo la nostra morte fisica, ma comincia col battesimo e cresce come le convulsioni di un parto nel dolore e nella gioia crescente di ogni giorno finchè non raggiunge il suo zenith."
come vanno le cose? Spero tutto bene. Oggi ho riaperto la pagina su Brosio, ho scorto il tuo messaggio, ed ho pregato ancora il Padre per voi.
Sono certo che Dio opera, anche se in modo misterioso. In ogni modo rileggendo la tua risposta “piena di speranza” sono certo che un primo miracolo lo abbia già fatto dandovi tanta fede. La fede è un miracolo ben più grande della guarigione fisica, perché ci dona la vita che nessun medico può mai darci. Ci dona la Vita in comunione con Dio.
Sai, mi sono appena fidanzato, ed è bellissimo passare del tempo insieme al mio amore. C’era una canzone di Giorgia che diceva “un’ora sola ti vorrei”. Esprimeva sinceramente il desiderio totale di essere in comunione con l’amato anche se solo per un’ora. E continuava, “ed in quell’ora donerei la vita mia per te”. Lei lo diceva nel senso di una separazione totale, definitiva… non parla di un dopo quella “morte”. Io credo che ci siano molti amanti disposti a questo, senza che ci sia una dimensione di speranza ultraterrena. Follia? Si: follia d’amore, ma l’amore non è una realtà degenerata, anzi molto pura e buona. La carità, ossia amore in greco, non pensa a se ma si annulla di fronte all’amato. Un annullamento totale, una forma realmente divina instillata nel cuore dell’uomo. E per forma intendo essenza.
Avere fede significa amare Dio… non ci sono discorsi da fare su questo. L’amore non ha in se un’etica discutibile… o che si possa imporre a se o tantomeno agli altri. Se ami allora ami… stop.E se ami a tal punto un uomo ti fidi di ciò che dice al di là di quello che può veramente fare. Se ami Dio e lui ti dice: non solo un’ora ma tu starai con me per sempre… fidati: non c’è malattia, dolore, tribolazione… e anche morte che possa separarci da Dio.
Amica mia, tutto il cristianesimo sta in questo punto: se leggi S. Paolo, o autori cristiani degni di tal nome… capirai che sta tutto qui, ma non perché dobbiamo pensare sempre al tragico per rassegnarci ad un’ineluttabile fine dalla quale sorge un nuovo inizio… certo c’è anche questo…
Ma la cosa più importante è che se è veramente così, e lo è,… ma “soccu n’avi a scantari a nuautri”?
Ovvero: di cosa dobbiamo aver paura?
Dov’è o morte il tuo pungiglione? Al Cristiano nulla fa paura, ma non perché magicamente tutti i suoi problemi scompaiono, ma perché in Cristo hanno già tutto: le braccia dell’Amato ed un anello di fidanzamento, promessa di uno sposalizio eterno. Per questo può sopportare tutto senza avere paura di niente e di nessuno, nemmeno della tortura, come avveniva in passato, ed a volte ancora oggi. La resurrezione non avverrà dopo la nostra morte fisica, ma comincia col battesimo e cresce come le convulsioni di un parto nel dolore e nella gioia crescente di ogni giorno finchè non raggiunge il suo zenith.
Anche se sono poco più che un ragazzo so ciò di cui parlo e se permettete che vi dia questo consiglio affrontate questa tribolazione come qualunque altra, con quella serena fiducia che viene dalla considerazione che in Cristo niente e nessuno ci separa, né da Lui ne da nessuno dei suoi figli. Pertanto agganciatevi a Cristo e ognuno si preoccupi sempre e soltanto che lo sia anche l’altro: è questo il sigillo della vostra unione. Vi siete sposati nel nome di Dio, in Lui sarete uniti in eterno! Permettetemi questo concetto misconosciuto dalla tradizione latina, ma per fortuna non da quella orientale. Non misconosco il dolore, non lo ignoro ma lo relativizzo: tutto è relativo di fronte all’Assoluto.
Con affetto,
Riccardo





