Pubblicato da R.I. su Dom 30 Mar 08
Perché scrivere ancora sul battesimo di Magdi Cristiano Allam? La rete vomita articoli contro di lui, contro papa Benedetto, oppure timide e strenue difese del neofita. Pedina dello scontro mediatico e culturale dell’anticlericalismo e dell’antioccidentalismo, si dichiara un ricercatore della verità, del dialogo e soprattutto della ragione contro l’oscurantismo di troppe frange musulmane. Contro queste scrive e da queste è minacciato di morte. Approdato alla fede in Cristo dopo un tortuoso cammino, viene battezzato nella notte della scorsa Pasqua direttamente dalle mani del papa. Per questo motivo il papa viene accusato di aver costruito una manovra mediatica contro l’islam. Il vaticano nega. Tante domande: sconvolge la notizia della conversione del vicedirettore musulmano del corriere della sera al Cristianesimo, proprio quello che parlava come esperto del mondo musulmano al tg5. Subito dopo il battesimo scrive una lettera al direttore del Corriere, la quale viene metodicamente censurata, nelle sue parti più sconcertanti. Quelle anti musulmane voi direte, no, quelle del suo incontro con Cristo… ecco perchè non posso trattenermi dallo scrivere, anzi vi riporterò soltanto quello che è già stato scritto…
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Pubblicato da R.I. su Sab 19 Gen 08
Ieri è stata resa pubblica un Lettera del Santo Padre indirizzata alle Diocesi e alla Città di Roma sul compito urgente dell’educazione. Ne ripercorriamo brevemente i concetti principali:
L’educazione “oggi sembra diventare sempre più difficile. (…) Si parla perciò di una grande ‘emergenza educativa’
“È forte certamente” – ha sottolineato il Pontefice – “sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da R.I. su Dom 06 Gen 08
Come minimo ha stordito la notizia rimbalzata sui media fra ieri e oggi circa l’iniziativa della congregazione per il clero di favorire la costituzione di “cenacoli eucaristici” di adorazione e riparazione; e di far riscoprire la maternità spirituale per i sacerdoti. Cosa dovrebbe far notizia in tutto ciò? Il fatto che espressamente queste misure vengono prese quale “riparazione” per “le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero”, pedofilia in primis, come dice il card. Claudio Hummes in un’intervista all’Osservatore Romano. Ma a noi non importa soltanto ciò che fa notizia al mondo: non ci impressiona tanto il fatto che si istituisca un movimento espressamente contro la pedofila e tutte le altre sozzure e mancanze di cui, purtroppo, si macchiano i sacerdoti in “quanto uomini peccatori”; né tantomeno il fatto che ciò fosse noto “da sempre” (come batte repubblica online); ci stupisce invece che dopo anni di assenza viene affermata pubblicamente la necessità della riparazione per i peccati! Sembrava una cosa relegata al passato e ai, dottrinalmente controversi, messaggi della Madonna a Medjugorie e al suo obsoleto pregate pregate pregate… E poi la maternità spirituale!!!
Qualcuno, lo so già, dirà che si vuole risolvere la fame del mondo con una preghierina, ironizzando tra l’entità reale del problema, che è stato ingiustamente ridicolizzato dal card. Hummes , e i mezzi con i quali lo si vuole affrontare, ma di fatto, in linea con il pontificato di Benedetto XVI, si vuole riscoprire la forza dell’azione di Dio nel mondo che è capace di convertire i cuori e guarire le ferite fisiche, psichiche e spirituali. Di certo non è l’istituzione formale di una “specie di santuario eucaristico” come si legge nella lettera “per la santificazione del clero” inviata ai vescovi (l’8 dicembre… sarà mica una risposta agli appelli della Madonna?), a sanare il problema della pedofilia o della dubbia santità sacerdotale, ma è al tempo stesso l’azione e la vera preghiera di un’intera comunità. Ma l’asse portante deve essere la preghiera perché “se il SIGNORE non protegge la città, invano vegliano le guardie.”( Sal 127,1). A tal riguardo una madre spirituale ricordava: “Il faut toujours prier comme si l’action ètaite inutile et agir comme si la prière ètaite insuffisante” ( S. Teresa di Lisieux) ovvero: bisogna pregare come se l’azione fosse inutile ed agire come se la preghiera fosse insufficiente.
Riccardo Incandela
Interessante pdf della congregazione per il clero circa l’iniziativa
Chi non ha pensato alla famosa nona stazione della via crucis di tre anni fa? Bhe anche allora un porporato (tale Joseph Ratzinger…che ci sia una relazione!?!!) fece riflettere tutta la chiesa con queste parole: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!” Qui tutto il testo.
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Pubblicato da R.I. su Mar 30 Ott 07


Questa una delle ultime battute del dialogo magisteriale “L’uomo, il rito, la religione: possibilità di dialogo tra i popoli” che si è svolto ieri mattina nell’aula magna della Facoltà Teologica di Palermo. L’evento era inserito negli incontri culturali “Tracce d’Oriente” organizzati dalla fondazione Plaza. La strana battuta che ha stranito gli uditori è stata fatta dal preside della facoltà mons. Antonino Raspanti che sostituiva il prof. Filoramo assente “per problemi tecnici”. Tollerare, ha subito spiegato, significa sopportare l’altro e non conoscerlo e dunque dialogare. Nel corso del dialogo magisteriale che si è tenuto davanti ad un pubblico prevalentemente giovanile, aveva già espresso in maniera semplice ed efficace quali sono le condizioni pratiche dacché questo dialogo interculturale e interreligioso non sia soltanto un borioso “ prenderci in giro”:
1. Far fiducia. Con il quale intende un’ atteggiamento morale e un’insieme di azioni pratiche atte a porsi in modo corretto: secondo verità, franchezza, libertà… in modo da essere credibili agli occhi dell’altro e ispirare fiducia
2. Valore di verità. Il dialogo sia ispirato dalla ragione umana nel tentativo onesto di cercare e trovare la verità ( che non è mai di parte).
L’altro magister che ha partecipato al dialogo è stato il prof. Giuseppe Conticello, titolare della cattedra UNESCO “itinerari culturali e religiosi” presso La Sorbona di Parigi. Anch’egli ha espresso la necessità di sottolineare due “condizioni fondamentali”:
1) La Conoscenza dell’altro. 2) La verità.
Sulla base di queste condizioni ha fatto alcune interessanti considerazioni: ha denunciato la mancanza di una edizione critica del corano, come quella della bibbia, sulla quale confrontarsi e ha criticato, denunciandone l’inefficacia, il movimento ecumenico che si muove sulle orme di Y. Congar nella ricerca di zone comuni di intesa, dissimulando le differenze ed evitando così i conflitti. Il presidente del dialogo magisteriale SER mons. Mariano Crociata, vescovo di Noto, nonché ex docente di Teologia Fondamentale e direttore del dipartimento di teologia delle religioni, nella sua introduzione, sottolineando come il dialogo sia l’unica via per la pace tra i popoli ha dato la percezione della gravità di un dialogo comunque arduo. Nelle domande del presidente e nelle risposte dei professori si è evidenziata tutta la difficoltà di un dialogo tra culture che spesso non ne percepiscono alla stessa maniera l’esigenza impellente. Solo le culture democratiche, per struttura politica a loro dire, e grazie alle “contaminazioni cristiane” nelle stesse aggiungo io, si pongono il problema e ne cercano vie di soluzione. Strano a dirsi, spesso è proprio l’ispirazione religiosa l’elemento unificante tra culture e popoli totalmente diversi, ma quando le diverse religioni si confrontano il dialogo si fa più difficile e la linea più proficua per la distensione delle conflittualità sembra essere più il confronto interculturale che quello interreligioso. Eppure, come ammonisce il prof. Conticello, non si possono ignorare, anzi, si debbono cogliere con entusiasmo gli appelli di chi chiede di tornare a confrontarsi su temi fondamentali come ha fatto, racconta egli stesso, il Patriarca Russo in visita a Parigi.
Riccardo Incandela
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Pubblicato da R.I. su Gio 26 Lug 07
Certo è che circa il Motu Proprio “ Summorum Pontificum” (qui il testo italiano non ufficiale) si sta dicendo di tutto e di più: dall’ ala molto minoritaria conservatrice che osanna il pontefice quale salvatore della Chiesa dall’apostasia del Concilio vaticano II all’ala progressista che oltre a deplorare il documento pontificio minaccia di ignorarlo e alcuni profetizzano che il provvedimento cadrà presto nel dimenticatoio. Il rischio c’è ed è grande da una parte e dall’altra. Ma la lettera apostolica non è unica nel suo genere: già papa Giovanni Paolo II dava la stessa autorevole interpretazione alla tradizione conciliare e al magistero precedente, riguardo la questione della messa tridentina riformata, nel 1984 e nel 1988 rispettivamente con la lettera “Quattuor Abhinc Annos” della congregazione del culto divino e con il motu proprio “Ecclesia Dei”, dove l’amato pontefice afferma: “dovrà essere ovunque rispettato l’animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un’ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla sede apostolica”, riferendosi alla Quattuor Abhinc Annos.
Ma qual è allora il problema?
Il problema sta nelle frange estremiste delle due fazioni: quella progressista che nella Chiesa è di larga maggioranza e quella tradizionalista che è in minoranza. Al centro abbiamo i due pontefici che, fortunatamente, non solo per fede stavolta, interpretano correttamente la tradizione della Chiesa.
PERCHÉ?
La frangia progressista che ha nei vescovi francesi i suoi più “caldi” sostenitori ( qui riportiamo un articolo di Sandro Magister circa le azioni dei suddetti alla notizia delle intenzioni del pontefice il 13/11/2006) vede nella “ Summorum Pontificum” un tradimento del Concilio Vaticano perché a favore di coloro che non credono nel suo rinnovamento: I Lefebvriani scismatici (1988) e i cattolici tradizional-fondamentalisti. Questi ultimi applaudono sicuri che il ritorno al latino riporterà magicamente ( o miracolosamente) la fede e l’ordine nella Chiesa; i Lefebriani, invece, auspicano che “il clima favorevole instaurato dalle nuove disposizioni della Santa Sede permetta – dopo il ritiro della scomunica che colpisce ancora i suoi vescovi – di affrontare con più serenità i punti dottrinali in questione” (Bernard Fellay vescovo successore di Marcel Lefebvre) MA
ALLORA?
Il motu proprio infatti non è come dice l’ala progressista un semplice indulto per accaparrarsi i Lefebvriani e la risposta di mons. Fellay era prevista dal pontefice che cerca i motivi dello scisma ben “più in profondità” ( qui nella lettera di accompagnamento del motu proprio). Le accuse poi di tradimento del Vaticano II possono essere ribaltate dalla semplice lettura del testo della Costituzione sulla sacra liturgia “ Sacrosantum Concilium (SC) che detta le norme per il rinnovamento liturgico, largamente ignorate colpevolmente dalla maggioranza progressista, commettendo ogni sorta di abuso liturgico.Al numero 36 par 1) stabilisce che l’uso del latino sia conservato nei riti( in generale) latini mentre al par 2) dona la possibilità di concendere alla lingua viva (locale) uno spazio più ampio ( già nel rito tridentino riformato del 1962 si avevano le letture bibliche e il Vangelo in lingua viva).Al numero 54 applica le stesse cose nel particolare alla messa con due raccomandazioni: i fedeli sappiano celebrare e cantare insieme anche in latino e che il tutto sia preso in esame con attenzione e prudenza!Avvenne tutto il contrario con altari di pregiatissimo valore in vendita per pochi spiccioli, o gettati in qualche scantinato, o fra le immondizie; i rosari strappati dalle mani delle vecchine e i messali latini dati alle fiamme.Oggi si tenta solamente di far riemergere e riscoprire, e non di imporre una tradizione plurisecolare della Chiesa che a conti fatti si chiama proprio Cattolica di rito latino!
Riccardo Incandela
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