Pubblicato da R.I. su Sab 01 Nov 08

di Riccardo Incandela
Sabato 25 e domenica 26 ottobre (2008)è stato
celebrato a Siracusa il convegno regionale degli operatori di pastorale giovanile. Il titolo formalmente, ma non solo, diverso da quello dell’anno scorso <<Per essere Chiesa “fuori”>> voleva far sentire la continuità con il lavoro svolto l’anno scorso a Cefalù evitando gli stupidi strasci polemici che il vecchio titolo, provocatorio per scelta ( Facciamo …fuori… la chiesa), si era portato dietro. Purtroppo restiamo ancora ancorati a modi di vivere la nostra appartenenza ecclesiale che non solo appartengono ad un passato cronologico ma anche culturale, ed a volte anche a logiche umane che difficilmente riescono a far trasparire le logiche evangeliche. Dobbiamo cominciare a pensare diversamente: secondo modalità evangelo-compatibili di essere Chiesa: essere un po’ “fuori” (dagli schemi umani almeno). Fare Chiesa fuori non significa soltanto montare una tenda in mezzo ad una piazza per testimoniare una presenza di cristiani o di cristianità( ho detto soltanto quindi quando serve montiamole!), bensì essere noi stessi tabernacoli viventi, che camminano tranquillamente per le strade e le piazze del mondo illuminando con il loro “essere di Cristo” gli uomini e le donne del nostro tempo. Per questo motivo quest’anno si sono analizzate le difficoltà che la moderna società pone all’educazione dei giovani e alla loro capacità di mettersi in gioco nella vita. Oggi infatti “ la messa in questione dei principi stessi che regolano la relazione tra adulti e giovani genera una crisi dell’educazione che sembra veramente radicale” ci dice il prof. Bellingreri che ha relazionato questo tema: “Educare i giovani alle scelte di vita in una società incerta” (La relazione la trovate cliccando qui). Oltre all’intervento del prof. Bellingreri erano previste altre 4 relazioni molto più brevi ma non per questo meno importanti che illuminate dalla prospettive e dalle analisi antropo-pedagogiche avrebbero introdotto in modo più specifico ai forum. Purtroppo per problemi di natura tecnico-organizzativa le relazioni sono saltate passando direttamente ai forum con non poca confusione. Una delle relazioni riguardava l’ambito affettività e sarebbe dovuta essere trattata dal sottoscritto, mentre gli altri ambiti erano: catechesi, missione e sociale. La relazione sull’affettività … Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da R.I. su Ven 23 Nov 07
Anche i disabili sono testimoni di Cristo Risorto: lo hanno ben compreso i 200 partecipanti al convegno regionale appena concluso a Isola delle Femmine (Palermo), tre giorni di confronto, organizzati dal centro per l’evangelizzazione e la catechesi, diretto da don Pino Alcamo, in collaborazione con l’ufficio catechistico nazionale.“ I disabili sono cellule vive del corpo mistico di Cristo che è la chiesa” sottolinea l’arcivescovo di Palermo, mons. Paolo Romeo, rivolgendosi ad una platea di giovani e adulti paraplegici, audiolesi, down, malati mentali, ciechi e muti, accompagnati di familiari e accolti dagli operatori dell’ufficio della pastorale dei disabili di Palermo. “Non vi nascondete dietro alla vostra disabilità –continua Romeo– voi siete missionari preziosi per l’annuncio del Vangelo. La Chiesa conta su di voi”. Vittorio Scelzo, responsabile del settore disabili dell’Ufficio nazionale catechisti, parla del modo in cui la comunità cristiana deve porsi davanti a queste persone. “ Le comunità parrocchiali –afferma mons. Michele Pennisi, vescovo delegato per la catechesi della conferenza Episcopale siciliana –sono il luogo naturale dove le famiglie che vivono una disabilità chiedono di essere coinvolte per un’iniziazione accogliente e corresponsabile”. Un’accoglienza dimostrata dalla testimonianza dei numerosi movimenti e gruppi presenti: Fede e luce, Movimento apostolico ciechi, Sant’Egidio, il gruppo Effatà della parrocchia Santa Luisa di Marillac di Palermo sorto per evangelizzare i sordi, l’oratorio giovanile Maria Santissima del Rosario di Adrano. Ma anche testimonianze laiche di integrazione, come “Coralmente”, un coro nato all’interno del dipartimento di salute mentale dell’Asl di Plaermo. “ associare la persona disabile a Cristo Risorto è rivoluzionario –testimonia Stefano toschi, con una grave disabilità motoria, responsabile del progetto Beati noi di Bologna –, perché la pesrosna disabile viene sempre associata all’immagine del Cristo sofferente, ma io ho conosciuto persone disabili testimoni di una vita che non si arresta davanti alle difficoltà” E cita una pala d’altare di un pittore tedesco, Matthias Grunewald, del XVI secolo: da un lato il Crocifisso, dall’altro il Risorto. “Basta voltare la apala per passare dalla sofferenza alla gioia –conclude Toschi–. Ma per voltare la pala ci vogliono almeno due persone”.
Alessandra Turrisi
Fonte Avvenire 21 novembre 2007
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Pubblicato da R.I. su Lun 19 Nov 07

La missione del migrante.Questo è stato uno dei concetti che più hanno colpito nel convegno di sabato 17 novembre“Il giovane migrante: risorsa e provocazione” organizzato dalla fondazione Migrantes e dal centro pastorale per la migrazione dell’arcidiocesi di Palermo nei locali del centro Agape in p.zza S. Chiara. Il convegno, che inaugura una settimana di sensibilizzazione a Palermo, e posto alla vigilia dell’anno europeo del dialogo interculturale, ha affrontato le principali problematiche della migrazione in Italia con particolare attenzione alla realtà siciliana e palermitana e con la duplice prospettiva della prima e della seconda generazione. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da R.I. su Mar 30 Ott 07


Questa una delle ultime battute del dialogo magisteriale “L’uomo, il rito, la religione: possibilità di dialogo tra i popoli” che si è svolto ieri mattina nell’aula magna della Facoltà Teologica di Palermo. L’evento era inserito negli incontri culturali “Tracce d’Oriente” organizzati dalla fondazione Plaza. La strana battuta che ha stranito gli uditori è stata fatta dal preside della facoltà mons. Antonino Raspanti che sostituiva il prof. Filoramo assente “per problemi tecnici”. Tollerare, ha subito spiegato, significa sopportare l’altro e non conoscerlo e dunque dialogare. Nel corso del dialogo magisteriale che si è tenuto davanti ad un pubblico prevalentemente giovanile, aveva già espresso in maniera semplice ed efficace quali sono le condizioni pratiche dacché questo dialogo interculturale e interreligioso non sia soltanto un borioso “ prenderci in giro”:
1. Far fiducia. Con il quale intende un’ atteggiamento morale e un’insieme di azioni pratiche atte a porsi in modo corretto: secondo verità, franchezza, libertà… in modo da essere credibili agli occhi dell’altro e ispirare fiducia
2. Valore di verità. Il dialogo sia ispirato dalla ragione umana nel tentativo onesto di cercare e trovare la verità ( che non è mai di parte).
L’altro magister che ha partecipato al dialogo è stato il prof. Giuseppe Conticello, titolare della cattedra UNESCO “itinerari culturali e religiosi” presso La Sorbona di Parigi. Anch’egli ha espresso la necessità di sottolineare due “condizioni fondamentali”:
1) La Conoscenza dell’altro. 2) La verità.
Sulla base di queste condizioni ha fatto alcune interessanti considerazioni: ha denunciato la mancanza di una edizione critica del corano, come quella della bibbia, sulla quale confrontarsi e ha criticato, denunciandone l’inefficacia, il movimento ecumenico che si muove sulle orme di Y. Congar nella ricerca di zone comuni di intesa, dissimulando le differenze ed evitando così i conflitti. Il presidente del dialogo magisteriale SER mons. Mariano Crociata, vescovo di Noto, nonché ex docente di Teologia Fondamentale e direttore del dipartimento di teologia delle religioni, nella sua introduzione, sottolineando come il dialogo sia l’unica via per la pace tra i popoli ha dato la percezione della gravità di un dialogo comunque arduo. Nelle domande del presidente e nelle risposte dei professori si è evidenziata tutta la difficoltà di un dialogo tra culture che spesso non ne percepiscono alla stessa maniera l’esigenza impellente. Solo le culture democratiche, per struttura politica a loro dire, e grazie alle “contaminazioni cristiane” nelle stesse aggiungo io, si pongono il problema e ne cercano vie di soluzione. Strano a dirsi, spesso è proprio l’ispirazione religiosa l’elemento unificante tra culture e popoli totalmente diversi, ma quando le diverse religioni si confrontano il dialogo si fa più difficile e la linea più proficua per la distensione delle conflittualità sembra essere più il confronto interculturale che quello interreligioso. Eppure, come ammonisce il prof. Conticello, non si possono ignorare, anzi, si debbono cogliere con entusiasmo gli appelli di chi chiede di tornare a confrontarsi su temi fondamentali come ha fatto, racconta egli stesso, il Patriarca Russo in visita a Parigi.
Riccardo Incandela
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