Prendi il largo IV domenica per anno
Pubblicato da R.I. su Sab 03 Ott 09
“ Sento che anche Dio non può essere felice senza di me, benché Egli basti a se stesso in modo assoluto”: (Diario s. Faustina). Egli è la fonte e io ho sete di lui. E’ meglio che la sorgente soddisfi la mia sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Non posso bere tutta la sorgente. Appena appena un sorso d’acqua mi sazia e forse spreco tanta acqua della grazia. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, quello che resta è ancora tua eredità. Tutto ciò è l’ascesi dello spirito che Gesù Cristo oggi ci propone di salire in alto, a bere il divino, prendendo il largo dal tempo. E’ un’ascesi antica:” Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger. 1,4).
Tutti noi, nel battesimo di Gesù Cristo, siamo mandati. Dinanzi a tale chiamata, alla chiamata all’ascesi alla santità, abbiamo timore. Tuttavia il cielo non ci fa paura. Persino gli stipiti delle porte vibrano alla voce di colui che grida il divino. Ci sentiamo un po’ tutti dalle labbra impure. Cosa dire del divino. Come essere profeta delle nazioni? Chi può ardire di palpitare come il cuore di Dio? C’è sempre la speranza che cammina davanti ai nostri occhi. C’è sempre un angelo che con un carbone ardente tocca, non solo la nostra bocca, ma ci infiamma l’anima. E’ nel fuoco dello spirito non si può che esclamare: “ Eccomi, manda me!”. Ecco Gesù sul lago di Genesaret. La folla gli fa ressa intorno per ascoltarlo, toccarlo, per ardere della sua stessa parola. E’ costretto persino a salire sulla barca. Non c’è spazio per lui sulla spiaggia. La folle è tanta. L’ammaestra dalla barca. Penso, in questo momento, a tanti carissimi sacerdoti che mi confidano lo zelo del loro apostolato, e che si ritrovano, a volte o spesso, a celebrare con due vecchiette, con i banchi sempre vuoti. Penso all’ardore di Cristo Gesù che sprona Simone: “Prendi il largo…” Prendo il largo dalla sterilità dell’annuncio. Prendo il largo dalle pietà popolari che uccidono persino i santi. Prendo il largo dalle celebrazioni morte, dalle liturgie fredde, senz’anima, senza cuore. Prendo il largo dalle domeniche senza gioia, senza grazia. Prendo il largo dalle domeniche di lutto, di pianto, di indifferenza, più feriale dei giorni feriali. Prendo il largo dalle eucaristie che non mi infiammano, dalle omelie che appiattiscono il vangelo. Prendo il largo dalle visioni grette della società opulenta che emargina, che seleziona le persone stesse a colpi di efficienza e di inefficienza. Prendo il largo dai supermercati dell’opulenza, nuovi epuloni dei nostri tempi. Prendo il largo dalla mentalità del tempo così sicura che finisce, così certa che deprime. Prendo il largo dalla pastorale fondata solo sulla sicurezza del mio agire, del denaro, degli affari. Prendo il largo da me stesso, perchè credo solo alle mie capacità, pensando di essere l’autore della grazia. Noi invece siamo servi incapaci di generare la grazia. Prendo il largo, Signore, e conduci tu la barca della tua chiesa, la barca della tua umanità. Conducila, ora, affinché possa attraversare le bufere dell’impossibile, le tempeste dei tempi, oltre le quali c’è la certezza della tua presenza. Prendo il largo dalle false mentalità filosofiche e sociologiche del tempo e navigo verso la tua parola già incarnata nello spirito di ogni uomo. Procedo sicuro, anche negli oceani tempestosi, nella mentalità delle tue beatitudini. Navigo sicuro verso la Trinità, dove abita dall’eternità al civiltà dell’amore. Prendo il largo dalle diplomazie che non dialogano, che non aprono vie di comunicazioni e di comunione tra i popoli. Sulla tua parola Signore, getterò le reti dell’anima. Abbiamo faticato tutto un concilio. Abbiamo faticato tutti i sinodi. Abbiamo faticato tutte le notti oscure. Abbiamo faticato tutta la nostra esistenza, correndo dietro opere che ci hanno lasciato l’amarezza delle delusioni. Abbiamo faticato invano, perché tu non eri con noi, anzi noi non eravamo con te. Abbiamo faticato male, stancandoci e stressandoci. Abbiamo faticato, pensando di guidare noi la barca della tua chiesa, del tuo corpo mistico. Tu sei benevolo, lento all’ira e pieno di misericordia. Sulla tua parola, Signore, spezzo le catene delle mie sicurezze umane. Sulla tua parola, sgancio gli attracchi delle mie opinioni di terra, che mi tengono legato e fermo su me stesso, sulla rigidità delle mie posizioni e non mi slanciano sulle estasi della tua grazia, sulle estasi del tuo amore. Sulla tua parola, Signore, chiuderò i libri della mia vanità, che hanno pagine di sabbia e che, come in una clessidra, finiscono nel nulla. Aprirò, nel mio cuore, il libro della tua Parola, il libro della tua vita. Quel libro che tu stesso, nel grembo materno, hai sigillato e consacrato dentro di me: il libro della mia coscienza, il libro della mia anima, dove ancora tu ci rendi innocenti. Guidami,Signore, a calare le reti delle tenebre, le reti delle opportunità della vita, e a slanciare le reti del tuo spirito; reti invisibili al tempo, certe all’eternità. Guidami, Signore, a calare dentro l’anima di ogni persona, le reti della saggezza divina, fondate non sulla prepotenza degli arieti, non sulla potenza dei leoni, non sulla saggezza delle tartarughe orientali, ma unicamente sulla tua Parola. Qui, in questo mare di fiele, dove neanche gli scogli arginano i cavalloni del male, non voglio pescare una quantità enorme di successi. Qui, in questo mare di futilità, non posso che pescare aria salata, aria malata dal tempo senza di Te. Donami, nelle avventure dei miei giorni, di pescare soprattutto me stesso e navigare nel mare del tuo cielo. Non resto qui a pescare pesciolini di acqua dolce. Tu vuoi che ogni sacerdote diventi luce delle nazioni. Vuoi che peschiamo anime di uomini, lacerati dai dubbi e macerati dalle incertezze, frutti amari dell’opulenza degli affari. Le onde burrascose delle cattiverie schiaffeggiano vergogne. Nelle bufere degli odi non ci salviamo da soli, Signore. Nelle nostre situazioni peschiamo solo tenebre. Getto dentro di me le reti della tua luce. Donaci, nel nostro navigare, il viatico della tua luce. Non allontanarti da noi, anche il nostro cuore, grida di essere sempre peccatore. Assicuraci di non avere timore nel camminare con te. In te non viviamo di paura. Viviamo nel cavo delle tue mani, anche quando l’agonia più nera attanaglia il cuore.
Paolo Turturro.





