Religione:l’antidoping del popolo 3. Ambrogio e il caso del cristianesimo.
Pubblicato da R.I. su Mar 13 Mag 08
Mentre in Italia ci si lamenta un po’, ma senza esserne troppo convinti, del rialzo del costo del pane nel mondo c’è chi il pane è da un po’ che non lo mette più sotto i denti. Il mondo in questo mese è un po’ in subbuglio: mentre tornado distruggono case in America, terremoti sconquassano e distruggono intere città in Cina, per non parlare della tempesta che ha causato la gravissima crisi umanitaria in Birmania. Come se non bastassero gli sconvolgimenti naturali a distruggere intere famiglie e paesi ci si mette anche la cupidigia umana: vera e propria criminalità dei governi come è accaduto con il furto degli aiuti umanitari e il diniego agli operatori di intervenire in favore delle popolazioni birmane. Poi fra recessione mondiale, guidata dagli Stati Uniti, e crisi del petrolio, guidata dalla speculazione e dalla finanza Arabo-musulmana e spesso anche le cattive e consapevoli politiche di enti e stati che appaiono come campioni di democrazia e di bontà umanitaria e che causano enormi danni non ci si può certo annoiare.
Per contrastare la crisi del combustibile, ed aprire un nuovo business, qualcuno si è inventato il biocombustibile, prodotto attraverso la fermentazione delle granaglie! Bella cosa direte voi, ma certo abbassa il prezzo della benzina! Certo e fa innalzare quello del pane causando vere e proprie carestie! Se noi notiamo solo un leggero rialzo del costo del pane in altri paesi economicamente più fragili il mercato collassa e non è difficile pensare a scenari apocalittici per il futuro se non si intraprendono seri provvedimenti.
Ma cosa significa tutto ciò nel mercato liberista? All’incirca possiamo metterla così: se non mi posso fare la passeggiatina in automobile, basta togliere un piatto di riso, o un boccone di pane a un bimbo indiano o africano!
E se poi vengono qua per poter almeno mangiare (perché per il resto le loro condizioni sono davvero penose!), c’è testa di Bossi e di Calderoli che vanno disinfettando treni e minacciando di prendere tutti a rivoltellate! Ma che c’entra questo con Ambrogio, con la religione e con il marxismo ( come in tutti gli articoli con questo titolo)? C’entra, c’entra! Dopo esserci ispirati alla cronaca delle rivolte birmane e tibetane per confutare con i fatti il famoso asserto marxista, che non poche volte è usato dai militanti dell’anticlericalismo e di certo ateismo politico, volevo in breve presentare dei fatti storici che riguardano la religione cristiana nei quali proprio a partire dalle realtà credute in essa e nelle Scritture e si è portata avanti una battaglia politica nei confronti di coloro che opprimevano i poveri. E’ il caso di S. Ambrogio. Un santo molto attivo politicamente e dalle posizioni forti e autorevoli che gli fecero guadagnare il rispetto dell’imperatore Teodosio ( ma a volte anche le freddure). Secondo i modelli esegetici del tempo ( che non erano quelli scientifici che usiamo oggi) interpretava le scritture leggendovi tre livelli: quello letterale, quello morale e quello mistico. Molto interessante per la nostra dimostrazione è il De Nabuthe che è un piccolo libriccino che commenta il capitolo 22 del primo libro dei re : la storia di Nabot, uomo giusto assassinato dal re iniquo per una vigna. Dalla condanna divina del re d’Israele Ambrogio ne trae un insegnamento morale universale che dunque può applicare ai signorotti che spadroneggiavano al suo tempo, condannandoli a sua volta gridando dal pulpito Milanese. Cosa che potremmo fare anche noi oggi con le situazioni concrete che ci troviamo ad affrontare per denunciarle e cercare di risolverle come ha tentato di fare S. Ambrogio. Egli gridava: “non un solo Naboth povero è stato ucciso; ogni giorno un Naboth è oppresso, ogni giorno un povero è ucciso. Così terrorizzata l’umanità abbandona le sue terre, il povero emigra con i suoi figlioletti, portando il più piccolo in braccio; la moglie segue piangendo, come se accompagnasse il marito al sepolcro. In verità, minor dolore prova colei che piange la morte dei suoi cari, perché […] anche se non ha più i figli, però non soffre per il loro esilio, non è afflitta dal digiuno dei figli ancora piccoli, che è più insopportabile della morte.” Per Ambrogio questa scena non è frutto di una poetica e struggente fantasia retorica, ma la scena che si trova a non sopportare più “ogni giorno” e che come pastore della comunità cristiana milanese non può tacere accusando i grandi feudatari ricchi di lucrare con le carestie, fino a crearle loro stessi. Infatti non bastavano le guerre con le popolazioni gote, le distruzioni e le naturali carestie, ma i signorotti affamavano la popolazione immettendo nel mercato meno grano della domanda, facendo innalzare i prezzi per lucro. Quella di Ambrogio è una vera e propria rivolta politica se consideriamo due fatti: l’enorme influenza che aveva Ambrogio sia come vescovo che come ex governatore imperiale; e che questa che inizialmente era una omelia viene riadattata per assumere la forma del libro e viene fatta circolare proprio fra i nobili e i proprietari terrieri oggetto dei suoi moniti. Ma il vero centro dell’opera ambrosiana in questione è il concetto che varrà alle sue idee e a quello di altri Padri della Chiesa la dicitura di
comunismo dei Padri: “ La terra è stata creata per tutti per i ricchi e per i poveri”. Dio ha creato gli uomini uguali e per loro (tutti) ha creato la terra. Questi uomini sono stati poi redenti da Cristo senza distinzione alcuna tra ricchi e poveri ma, anzi li accomuna nella carità reciproca. Dunque la religione cristiana a cui Marx in modo specifico, anche se non dichiarato, muove la sua critica ha in se l’insegnamento per una vera e propria lotta del cristiano (chierico o laico) contro le ingiustizie per la difesa del popolo (sarebbe meglio dire dell’oppresso) e non è dunque vero che proietta tutto nel futuro escatologico, verso vane (secondo gli atei) promesse ultraterrene per poter sopire come con un oppio la sua volontà di riscatto contro una classe opprimente. Se è accaduto che ecclesiastici e non, abbiano usato la religione e nominato invano il nome di Dio per altri fini, o abbiano incolpevolmente travisato la tradizione di fede favorendo chi opprime il popolo, questo non può essere imputato alla religione, cristiana men che meno. I veri motivi devono essere ricercate nelle dinamiche umane e storiche che hanno portato, in taluni casi, alla distorsione del portentoso messaggio di liberazione del Cristianesimo. Questo messaggio deve essere riscoperto e approfondito, dalle gerarchie in modo particolare che a parte qualche raro caso sembrano sopite nei loro snervanti e spesso superflui lavori di curia, ma soprattutto da tutti i cristiani che spesso sono portati ad accusare i loro pastori di immobilismo, se non di peggio, ma che non si rendono conto di essere molto più clericalisti di loro nel momento in cui scaricano su questi e su indefinite strutture ciò che è una primaria loro responsabilità personale e politica.
Riccardo Incandela






rickinca84 detto
GLi altri artcoli li trovi qui:
Religione: l’antidoping del popolo 2. La rivolta del Tibet.
Religione: l’antidoping del popolo.
Tilt detto
Somehow i missed the point. Probably lost in translation
Anyway … nice blog to visit.
cheers, Tilt
.