Mons. Pennisi: “Il Signore ci liberi dal pizzo e dalla mafia”!
Pubblicato da R.I. su Mer 20 Feb 08

CONVERTITEVI! Il monito terribile per sfuggire alla certa ira divina fatto da Giovanni Paolo II ai mafiosi, non ebbe mai l’eco, nella Chiesa siciliana, di cui questa terra avrebbe bisogno, neanche il cardinale Pappalardo, che comunque li condannò in termini etici non affrontò il tema della mafia dal punto di vista religioso come fece il Papa.
Peccato e strutture di peccato “sono categorie che non sono spesso applicate alla situazione del mondo contemporaneo… Non si arriva, però , facilmente alla comprensione profonda della realtà quale si presenta ai nostri occhi, senza dare un nome alla radice dei mali che ci affliggono. In ci consiste la differenza tra il tipo di analisi sociopolitica e il riferimento formale al peccato e alle strutture di peccato. Il Dio ricco in misericordia, redentore dell’uomo, Signore e datore della vita, esige dagli uomini atteggiamenti precisi che si esprimano anche in azioni o omissioni nei riguardi del prossimo…“. Il papa denunciava “la brama esclusiva del profitto e…la sete del potere col proposito di imporre agli altri la propria volontà a qualsiasi prezzo.“
Il centro San Cataldo, mons. Naro, il fratello don Massimo ( anch’egli professore di Teologia) spinsero anche per il riconoscimento del martirio di giustizia, specie per quello di Don Pino Puglisi, vittima della mafia a causa delle sue azioni, evangelicamente ispirate, di contrasto alla mafia. Ma don Pino non è stato l’unico ecclesiastico che ha lottato contro la malavita organizzata, direttamente o indirettamente. Don Ciotti fonda nel 1995 l’associazione “Libera” contro tutte le mafie. Anch’egli e la sua associazione hanno subito attentati danneggiamenti, minacce. Tanto è stato fatto grazie al loro impegno nel riutilizzo delle terre confiscate alla mafia, e alle tante azioni politiche, culturali, antiracket…. Insieme a loro tanti altri: come non pensare a don Turturro allontanato dalla parrocchia di S. Lucia al Borgo vecchio a Palermo, dove era riuscito ad allontanare dalla strada e dalle attivit criminali tanti ragazzini, avvicinandoli all’oratorio, parlando con loro, e aiutandoli, proprio come padre Puglisi… ma la mafia nel frattempo è cambiata, e un’altro martire non era sostenibile. E’ bastato convincere qualche bambino a testimoniare di essere stati toccati dal prete per farlo allontanare, mentre le madri degli stessi bambini protestavano davanti alle telecamere l’assurda montatura… oggi quelle testimonianze cadono, ma nel frattempo la mafia ha riottenuto il controllo sui bambini, e li ha rimessi nella sua scuola di morte. E l’ultimo episodio che vi stiamo per raccontare proprio quella di un vescovo antimafia, mons. Pennisi, che ha il coraggio di dire no alla mafia, non perché contro la società : quello lo possono dire tutti, ma perché un peccato, perché antievangelico. Un uomo, un pastore, che rifiuta i funerali in pompa magna nella chiesa madre per un mafioso, non un mafioso qualunque, ma per un boss, il boss di Gela: Daniele Emanuello, “il boss dei ragazzini”. Emmanuello era così soprannominato perché li usava come killers. La pedagogia criminale aveva inizio nel modo più brusco ed atroce che si possa mai immaginare. In un recente incontro sul tema della mafia mons. Pennisi ha detto:
“La Chiesa di Piazza Armerina intente impegnarsi a fare la sua parte sia dal punto di vista della catechesi … sia nell’aiutare la prevenzione di questi tristi fenomeni attraverso interventi concreti in campo caritativo e sociale. Siamo quindi pronti a collaborare, attraverso la Caritas diocesana, con l’Associazione antiracket e antiusura sorta a Gela. Ribadisco … l’incompatibilità di mafia e vita cristiana accompagnata dall’ esigenza di prevenire i fenomeni criminosi ed aiutare i mafiosi a pentirsi, a riparare il male fatto e a diventare persone nuove”.
Per queste sue azioni attraverso un misero volantino distribuito in poche copie la famiglia Emanuello ha cercato di intimidire il vescovo Pennisi. Appare strano che la diocesi di Piazza Armerina senta il bisogno di dire nel suo comunicato stampa che l’azione di mons. Pennisi “contro l’illegalità è in sintonia con la linea della chiesa italiana”, ma forse in questa terra di mafiosi devoti era necessario. C’è ancora tantissimo da fare, ma non dobbiamo dimenticare di pregare affinchè anche i boss si convertano, coscienti che ” è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago… impossibile per gli uomini ma possibile per Dio”!
Riccardo Incandela





