VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

Il natale dei Babbi

Pubblicato da R.I. su Mer 26 Dic 07

Una piccola riflessione durante le feste natalizie. Mentre il consumismo e la “paganizzazione del Natale fa problema in qualche salotto televisivo migliaia di famiglie hanno celebrato il Natale, ognuno a loro modo, più o meno cristianamente, nonostante il cancro che le attanaglia. Divorzi, aborti, odi, litigi, eppure ancora resiste il natale. Qualcuno potrebbe obiettarmi: “Babbo!” come puoi dire che questo natale è la celebrazione della nascita di Cristo? Rispondo: infatti non è soltanto la celebrazione della nascita di Cristo, bensì la celebrazione del suo lieto messaggio e di Cristo stesso: “il dono di Dio”. Nella festa, oltre la sua ritualizzazione cultuale che nel ricordo della nascita celebra il suo compimento donativo nella morte e risurrezione, viene vissuto, naturalmente nei suoi diversi gradi di attuazione e coscientizzazione, l’atto del dono eterno di Dio all’uomo nella consegna del Figlio da parte del Padre nell’incarnazione, nell’autoconsegna del Figlio alla morte nell’effusione del sangue e dello Spirito Santo. Un atto di donazione totale dell’Uomo che dal cielo porta il dono totale della salvezza e tutti i carismi dello Spirito Santo, detti anche doni. E così è nella simbologia della festa natalizia: nel rito dello scambio dei doni dove gli uomini scambiano nell’amore i doni facendo partecipare gli altri di ciò che era proprio, uscendo da se stessi per andare verso gli altri. Questo rito è tanto coinvolgente che se lo si riceve nello SPIRITO giusto, si ha il desiderio di donare a chi si vuole bene ciò che può far loro piacere o che si creda utile o anche solo un segno, un simbolo dell’affetto che lega a quella persona. Infine poi la cena della veglia e il pranzo in famiglia prende tutta la forza del convivio, del sacrificio di chi ha preparato, l’euforia della festa e del vino unendo le persone nell’amore nonostante gli screzi e le difficoltà quotidiane. Però non sempre è così e l’ipocrisia si annida sempre dietro l’angolo insieme al dolore e al pianto dell’animo, ma questo rientra, a mio avviso, nel paradosso del comandamento dell’amore, dove l’Amore assoluto e divino(“come io ho amato voi) viene imposto (nella forma del comandamento “ vi do un comandamento nuovo”) alla comunità umana dei discepoli ma non ai singoli ma “gli uni gli altri”. E’ dall’osservanza di questo comandamento che lo Spirito Santo trova il sostrato volitivo per il compimento del miracolo più eccelso: quello dell’amore tra gli uomini.

Riccardo Incandela

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