VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

La missione del migrante.

Pubblicato da R.I. su Lun 19 Nov 07

Quando eravamo noi i migranti

La missione del migrante.Questo è stato uno dei concetti che più hanno colpito nel convegno di sabato 17 novembre“Il giovane migrante: risorsa e provocazione”  organizzato dalla fondazione Migrantes e dal centro pastorale per la migrazione dell’arcidiocesi di Palermo nei locali del centro Agape in p.zza S. Chiara. Il convegno, che inaugura una settimana di sensibilizzazione a Palermo, e posto alla vigilia dell’anno europeo del dialogo interculturale, ha affrontato  le principali problematiche della migrazione in Italia con particolare attenzione alla realtà siciliana e palermitana e con la duplice prospettiva della prima e della seconda generazione. Anche se non è stato molto tematizzato uno dei concetti più rivoluzionari del convegno (apportato da don Gnesotto) è stato quello che ho voluto evidenziare dal titolo: i migranti in Italia sono i nuovi evangelizzatori delle nostre terre. Essi apportano alle nostre comunità –nella misura in cui gli permettiamo di integrarsi – il loro modo di rapportarsi con Dio questionandole e rendendole fertili per una nuova primavera di fede. Le prime relazioni hanno dato un inquadramento scientifico con l’analisi dei numeri della presenza immigrata in Italia, in Sicilia e a Palermo forniti da Caritas/Migrantes nel dossier statistico 2007 pubblicato lo scorso ottobre (La Monica – Pittau); e con l’apporto filosofico con prospettiva pedagogica per una soluzione al problema dell’integrazione (Bellingreri). L’ interessante intervento del pastore metodista valdese di Palermo Elisabetta Ribet ha trattato l’argomento dell’esperienza della chiesa protestante a Palermo e dello spinoso argomento dell’ecumenismo e dell’accettazione dell’altro, del diverso e,senza ambiguità di carattere apologetico-confessionale, ha ammesso i problemi comuni della città anche nella comunità valdese. L’ecumenismo, ha affermato con forza , che ” nasce per curare le ferite” della separazione “deve essere utile a curare le piaghe” della indifferenza. Di seguito il prof don Bellia ha richiamato, quasi in polemica con i precedenti interventi allo specifico dell’identità cristiana: al di là della necessaria ospitalità non si possono accogliere le presunte verità di tutti cadendo nel relativismo e neanche cedere ad uno sterile prassismo. Ciò che il cristiano porta è la speranza che non è il bene materiale ma il Dio che viene a noi. Dobbiamo pensare l’altro come Kairos, come opportunità per vivere la pentecoste dell’unità col diverso, stupendoci di capirci nonostante parliamo lingue diverse. Dobbiamo tentare di essere una sinfonia di strumenti diversi dove  “ciò che accomuna non è ciò che è più basso in noi ma ciò che è più alto: lo Spirito!”. Sono emersi anche i problemi e le attese degli immigrati che nelle domande e nella tavola rotonda gridavano il loro dolore verso una chiesa di cui fanno parte,  che amano, e per cui si sacrificano donando il loro impegno, e da cui spesso non ricevono nel momento del bisogno. Ma anche la Chiesa palermitana, nella persona del  vescovo ausiliare di Palermo mons. Cuttitta, si è mostrata umile e cosciente della propria incapacità di venire incontro ai problemi chiedendo, ai direttori della fondazione Migrantes presenti al convegno, che dopo la loro visita al territorio diano consigli e il loro aiuto per migliorare la pastorale per i migranti a Palermo e in Sicilia.

 

Aspettando le loro conclusioni possiamo, però, già trarre delle linee guida per una nuova e attenta pastorale da ciò che emerso nel corso del convegno : (Pittau) Gli immigrati oggi sono solo il 6% della popolazione italiana (2,1% di quella siciliana) ma nei prossimi 15 anni si attesteranno con una incidenza del 16% divenendo una realtà non più minoritaria ma sempre marginale in quanto non titolari pienamente di diritto come i cittadini.(Bellingreri) Nell’ambito della società laica si deve  puntare ad una pedagogia che educhi al valore del rispetto della persona che in quanto tale,  e non in quanto cittadino (gli immigrati spesso non lo sono),  è titolare di diritti inalienabili e che sono garantiti dalla nostra costituzione. (Gnesotto) I dati statistici dimostrano come i due terzi degli immigrati siano cristiani in maggioranza ortodossi. Questo apre il problema del confronto e del dialogo che deve seguire una propria deontologia  basata sull’ascolto e sulla riscoperta della propria identità( di ciò ci siamo già occupati in Tolleranza?! un concetto superato). Una tale presenza deve portare alla formulazione di una pastorale specifica per migranti cristiani che sono anche una ricchezza per l’auspicata rievangelizzazione della società. (Ribet) La missione ecumenica non deve essere un missione “contro” ma una missione dell’incontro contro il pregiudizio, e del perdono contro il conflitto nella testimonza di Cristo nella Koinonia. (Bellia) Dobbiamo, senza mai dimenticare la nostra identità, riconoscere lo Spirito che ci unisce per essere una sinfonia guidata dallo Spirito e non dalla carne, (Ribet) e partecipare ad una società responsabile che dia gli strumenti necessari all’integrazione.

A conclusione del convegno il prof. Leone ha richiamato alla problematica etica ineludibile che la realtà dei migranti ci pone. Una realtà che abbiamo colpevolmente non affrontato adeguatamente come società e come Chiesa o a cui abbiamo dato risposte sbagliate quali l’emarginazione o l’assimilazione mentre ancora attende di essere attuata l’unica risposta eticamente possibile: l’integrazione.

Riccardo Incandela

 

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>