Religione: l’antidoping del popolo.
Pubblicato da R.I. su Gio 01 Nov 07
La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l’anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale.
(MARX, Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico)
Dando uno sguardo restrospettivo alla storia documentata del secolo scorso fino agli ultmi fatti di cronaca ci accorgiamo che la consueta, ultra abusata frase marxista che considera la religione come l’oppio che assopisce nell’uomo il desiderio di riscatto sociale in favore di illusorie speranze ultraterrene, viene ridimensionata proprio dalla sintesi storica hegeliana e marxista. L’oppio dei popoli si è rivelata negli ultimi anni una fonte di appoggio proprio per il riscatto di quegli uomini oppressi dalla dittatura politica ed ideologica. La cronaca birmana ci mostra proprio questo. La storia della Birmania conosce diversi colpi di stato e rivoluzioni e proteste finite nel sangue. La famosa protesta studentesca del 1988 chiamata 8888 fu sostenuta in gran parte dai monaci buddisti ed oggi sono ancora i monaci buddisti a guidare le folle nelle strade protestando co
ntro la giunta militare che reprime, uccide, censura, arruola bambini, schiaccia i manifestanti sotto i mezzi militari, arresta, tortura… …I monaci sono per la Birmania i custodi della vitalità di coscienza del popolo, che viene organizzato, aiutato e sollevato contro lo strapotere dei vertici militari, contro i quali si sollevano, a quanto pare, anche i soldati stessi.
Negli USA un certo sacerdote cristiano battista il 28 agosto 1963 durante una marcia per il lavoro e la libertà grido al mondo: “I’have a dream”. Il sogno di un’umanità libera dagli odi razziali, dove è l’uguaglianza e l’amore dei popoli a regnare. Tale pastore era Martin Luther King.
In India un tale Gandhi era solito ripetere che i suoi valori, tratti dall’induismo tradizionale, erano semplici: verità (satya) e non-violenza (ahimsa). Il suo modello rivoluzionario (in tutti i sensi) era la satyagraha : la fermezza nella verità.
In America latina molti sono stati i cristiani a perdere la vita proprio per la protesta contro le dittature del secolo scorso. Un movimento conseguente al concilio vaticano II e a molte premesse da parte dell’episcopato e della chiesa cattolica sudamericana portarono alle proteste, alle denunce pubbliche dei crimini commessi nei confronti dei desaparecidos, degli abitanti delle favelas, e di tutti gli abomini politici, le uccisioni di oppositori politici, di religiosi… Una sempre più forte opposizione alla Teologia della Liberazione, che nacque dal movimento
ed alle persone che la coltivavano, ha portato ai massacri nelle chiese ad opera dei soldati fino all’assassinio del vescovo Romero. Alcune derive dottrinali hanno portato anche ad alcune condanne della suddetta Teologia della liberazione da parte del vaticano che però nella persona del papa Giovanni Paolo II ne assunse le posizioni fondamentali nella enciclica centesimus annus. E’ la storia la vera apologetica della religione che nelle sue diverse espressioni dona gli elementi ermeneutici per giudicare come errato l’asserto marxista. La religione è l’anima dei popoli è l’afflato verso Dio, e noi crediamo che quella cristiana sia la verità di Dio per la nostra salvezza, la via per accettare il regno di Dio che è già “in mezzo a noi”(cfr Lc 17,21) e se il regno è in mezzo a noi e ” non consiste in vivanda nè in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” ( Rom 14, 17) allora il cristianesimo non solo non è l’oppio dei popoli ma è il motivo per cui l’uomo deve lottare, sacrificando se stesso e donando la propria vita, per amore dei fratelli per la giustizia per la pace e la gioia nello Spirito Santo.
Riccardo Incandela







giampierotrere detto
Caro Riccardo,
mi pare che, cadute le ideologie e le mitologie, specialmente quella di una redenzione secolare, si possa tornare a leggere Marx non più come una promessa salvifica alternativa alle religioni tradizionali, ma semplicemente, come si fa con ogni grande filosofo, per fedeltà all’uomo.
Il celebre aforisma marxiano da te citato contiene un prezioso avvertimento (che, mi pare, a te sfugga, nel tuo commento) rivolto a chiunque intenda incamminarsi per l’uscita di sicurezza di una risposta religiosa al desiderio di emancipazione dei popoli. Questo avviso di Marx riguarda l’intrinseca ambiguità sottesa ad ogni esperienza religiosa: il fascino sottile e la tentazione della fuga dal mondo. Nel tuo commento accenni alle potenzialità di liberazione che la religiosità in generale sembra ancora in grado di esprimere, a giudicare dalla recente cronaca, e lasci intendere che di tale capacità dev’essere pure fornito il cristianesimo in quanto si costituisce nel mondo secondo le strutture epistemologiche, culturali, organizzative di una qualsiasi religione. Insomma: la cronaca di questi giorni e la storia del novecento sarebbero la dimostrazione che il cristianesimo non ha ancora esaurito la sua spinta propulsiva? Ammesso che io non abbia capito male, sei davvero sicuro di volerti avventurare su un terreno tanto malfermo? La lezione di Puglisi e di Naro (tanto per rimanere alle cose di casa nostra) non insegna che nell’esperienza religiosa del nostro popolo, accanto a processi di emancipazione e civilizzazione, si deve riconoscere l’instaurarsi di processi storici di segno opposto? Se la religione fosse per sua intrinseca struttura orientata all’emancipazione dei popoli, perché essere cristiani piuttosto che orientarsi ad un generico sentimento religioso? E quale necessità vi sarebbe di una decisione personale per Cristo laddove bastasse un riconoscimento della propria appartenenza identitaria ad una determinata tradizione religiosa?
rickinca84 detto
Caro Giampiero,
grazie per essere intervenuto.
Il pensiero di Marx non è un semplice avvertimento è una condanna della religione perché tende a trovare una salvezza nell’aldilà della storia rinunziando alla lotta di classe che egli ricerca per attuare la sua idea socio-politica e che altri attueranno. La religione non poteva essere tollerata, in particolare quella cristiana, in quanto non permetteva il cambiamento, sia per motivi ad essa (relativamente) intrinseci che per motivi estrinseci. Per quanto riguarda i primi possono essere considerati le derive ascetiche cristiane derivanti dal clima greco e da quello essenico, i secondi potrebbe essere l’appoggio politico dell’ambiente clericale all’ordine costituito contro il quale si sarebbe stagliato.
Ho voluto evidenziare che la religione in quanto tale non è un’ostacolo all’emancipazione dei popoli (bensì uno strumento di relazione con Dio) e che gli uomini possono trovare nella propria religione gli elementi per ribellarsi ad una ingiustizia. Da questo poi sono passato a due esempi di vera rivoluzione dal cristianesimo: Martin Luther King autore della lotta contro il razzismo e fondatore (in senso lato) della Black Theology che Moltmann commenta così (collegemento a wikipedia teologia nera). In secondo luogo la teologia della liberazione apporterà elementi critici socialisti nella teologia e per questo sarà condannata specie dall’opus dei e poi riabilitata e purificata da Giovanni Paolo II. Ma come ha potuto farlo se questa non fosse una realtà intrinseca alla rivelazione cristiana? Non in quanto via religiosa ( una fra le tante) ma in quanto verità rivelata da Dio in Cristo. Il messaggio Cristiano non è come è stato interpretato per secoli una via ascetica ma una relazione liberante con un dio non monadico ma trinitario, una liberazione che avviene proletticamente già nel qui della storia. Per questo non sopporto qualche prof di morale che si ostina a parlare di utopia evangelica.
Gli esempi Puglisi e Naro ricalcano, a mio avviso, proprio il modello dialettico hegeliano in quanto si sono posti in conflitto con una realtà in antitesi con ciò in cui credevano, e dal loro sacrificio e dalla loro lotta si è arrivati ad oggi ad una maggiore coscienza di quelli che sono i problemi della nostra terra, anche ecclesiali. A noi tocca ancora lottare e fare sintesi. Ieri è stata fatta sintesi nel teatro biondo di Palermo contro la mafia. Ieri è stato il primo grande giorno d’onore per Palermo.
Riccardo
giampierotrere detto
Caro Riccardo,
Grazie per la tua risposta.
L’argomento è soggetto a forti correnti distorsive consce e soprattutto inconsce. Il discorsi religiosi sono infatti discorsi sul senso della personale biografia di ciascuno di noi. Nessuno è disposto a cedere facilmente sulla questione cruciale dei valori sui quali ha scommesso fin qui la propria esistenza.
Credo che la tua visione pecchi di un’eccessiva ansia di armonizzazione. Purtroppo la realtà è assai più problematica. E dico questo da teologo.
Curiosamente, stando alle scritture ebraico-cristiane, è la ragione umana, la coscienza personale, ad essere il possibile intermediario con Dio, più che la religione. La possibilità di una relazione con Dio per mezzo della religione è più una pretesa delle religioni che un fatto, per la semplice ragione che, in realtà, noi non sappiamo nulla su Dio. Le religioni sono presentate nella bibbia come progetti di salvezza in cui l’universo e la storia sono concepiti come sistemi chiusi in se stessi ed autoreferenziali. Per questo motivo sarebbero intrinsecamente impossibilitate ad aprirsi dialogicamente al trascendente. Nel Concilio Vaticano II la prospettiva cambia solo in apparenza. Le religioni vengono presentate come mezzi “asintattici” di cui Dio si serve per farsi trovare. E’, insomma, la benevolenza di Dio a rendere alcune religioni mezzi eccezionalmente idonei al rapporto con lui.
Puglisi e Naro, per molti versi rappresentano una resistenza interna alla Chiesa rispetto alla resa di buona parte di essa ad una mentalità “religiosa” diametralmente opposta al vangelo.
rickinca84 detto
lasciando stare convenevoli: io c’ho 23 anni! e ormai anche se virtualmente ci conosciamo!
allora non condivido il tuo ultimo commento… e mo so guai! mi tocca discutere tante cose… e va bhe!
1) credo che nessun argomento sia neutro ed ognuno si accosti al mistero di una realtà nell’unico modo che gli è possibile: dal suo punto di vista cercando attraverso percorsi logici e dialettici di superare la propria soggettività tendendo, sempre asintoticamente purtroppo, alla verità oggettiva. L’onestà intellettuale tenta di forzare quelle che sono le dinamiche psicologiche che tendono a non mettere in discussione ciò che risulta pericoloso per la propria identità, spero di essere abbastanza giovane da averne la forza. Per l’argomento ti rimando poi a Pensiero: verità e bellezza
2) dici che pecco di un’ansia di armonizzazione. il mio tentativo è quello di fare una sintesi dialettica. Tu credi che la mia sia però ansia e quindi il mio pensiero sia emotivamente inficiato. Io non credo, ma se tu puoi dimostrarmelo sono qui per questo, anzi se alla mia sintesi tu poni un’antitesi possiamo provare a fare un’altra sintesi che si spera sia + vicina alla verità!
3)Non è vero che la bibbia presenta come via esclusiva quella della ragione, coscienza… sicuramente la predicazione profetica predilige la categoria del cuore, che nella cultura egizio-semitica si identifica con la sfera intellettivo-volitiva-emotiva dell’uomo. Ed è questa che deve essere convertita dai suoi traviamenti, anche se a volte l’accusa non è tanto alla bontà etica, quanto alla sua conoscenza vedi osea 2 dove YHWH dice tu non sapevi che ero io a darti olio… e non Baal. Per cui vediamo che il problema è prettamente di ordine religioso. Ma noto una certa difficoltà a metterci d’accordo su questo termine, per cui opto per la esplicatio terminorum (alla Privitera!).
Religione è il rapporto del credente con il Dio in cui crede e la forma in cui questo rapporto si attua.
Dentro questa definizione possiamo farci entrare tutto, dal paganesimo allo spiritismo, (ops non il buddismo in senso pieno, visto la dialettica!) la wicca, islam, ebraismo, religioni africane, induismo, cristianesimo, religioni celtiche… di tutto e di più come la Rai. Non vedo perché non Puglisi e Naro? Non credevano forse in Dio? Non si relazionavano con lui? Ora possiamo dire che la tensione che corre in tutte le sacre scritture dalla Legge ai profeti per finire nel vangelo e Puglisi e Naro, in quanto si rifanno a tutto ciò, è quella di non identificare la relazione viva con il Dio Vivente con un mero ritualismo cultuale! E fino a qua siamo d’accordo io per primo lo credo!!! ( con ciò non dico che il rito e il culto siano inutili, condanno il ritualismo sterile, non il culto).
Ma se noi non riapriamo la possibilità di esistenza di questo benedetto canale di relazione dell’uomo con il trascendente che con qualunque forma si manifesti si caratterizza come “religiosa” né il più bigotto dei bigotti né il più santo dei martiri potrà mai avere diritto di parola dinanzi all’assolutismo dell’asserto Marxista, che è ormai presente atematizzato nelle coscienze di molti uomini, e da qui questo articolo; da qui la dimostrazione dell’ infondatezza del suo carattere assoluto e men che meno nei confronti del Cristianesimo (contro il quale di fatto si scaglia Marx e i suoi esecutori politici).
e pe stasera ho concluso.
Ciao a tutti!
giampierotrere detto
Caro Riccardo,
Dio non è essenziale nella religione. Esistono religioni senza Dio, addirittura contro Dio. Molte persone hanno un rapporto col trascendente senza riconoscersi in alcuna religione. Il canale col trascendente non lo apriamo noi, si apre da sé, di propria esclusiva e sovrana iniziativa: è grazia.
Non è Marx il responsabile del dilagante ateismo pratico, non il principale, quanto meno, non qui da noi, non più ora. I principali responsabili siamo noi “religiosi”. Non sarei neppure tanto sicuro che Marx abbia sostenuto una rivoluzione armata (come poi è avvenuto) piuttosto che la previsione di un inevitabile rivolgimento culturale, che sarebbe stato nella logica della dialettica storica (come poi non è avvenuto). Liquidare la religione cristiana non era, per lui, un passaggio strategico, ma un fatto già compiuto da Feuerbach e che attendeva solo di compiersi definitivamente.
Segnalo a te ed ai lettori il seguente articolo, e i relativi commenti, di un nuovo ed interessante blog:
http://maik07.wordpress.com/2007/11/11/la-settimana-santa-a-vallelunga/
rickinca84 detto
scusa se non ti ho potuto rispondere ma al momento ho un pò troppi impegni.
scusa ancora
Riccardo
rickinca84 detto
Caro Giampiero,
ti chiedo ancora scusa se la mia risposta ha tardato tanto ad essere espressa. Dici: molte persone hanno un rapporto con il trascendente senza riconoscersi in nessuna religione. Bene, ma il fatto di non riconoscersi in nessuna religione non esclude quelle stesse persone dall’iscriversi automaticamente in un fenomeno religioso. Questo in quanto la relazione che creano con qualunque forma di trascendente deve esprimersi in una forma concreta anche se non ritualizzata che attueranno, sia essa la sola ragione, il pensiero la preghiera o lo stare con le gambe incrociate facendo una meditazione introspettiva…
• Di religioni senza Dio ne conosco solamente una ed è il buddismo. Ma comunque credono in un trascendente: un qualcosa a cui si ricongiungeranno al termine di un ciclo di vite. Nel Buddismo non esiste ne il soggetto né il mondo, che è pura illusione (sono anatman), ne tantomeno un Dio personale. Per questo motivo è difficile considerarla come una religione! L’insegnamento di Siddartha è quello di creare, attraverso la meditazione, uno spazio di coscienza che deve essere svuotato dalle passioni e dal dolore prodotte dalle illusioni del mondo preparandosi così alla totale estinzione nel nirvana che è lo stato di totale imperturbabilità, condensarsi in una sorta di stato divino. La cosa straordinaria che mi ha colpito è stata proprio che in mondo religioso del genere che predica la fuga da un mondo che è illusione possa aver prodotto una vera e propria lotta contro uno stato totalitario che provoca nel popolo un dolore che dovrebbe considerare pura illusione da ignorare. M a forse è proprio questa la differenza con il mondo induista da cui proviene: Il Buddha diventa tale quando per illuminazione ( da parte di chi? Bho!) capisce che è inutile fare il fachiro e che la via ascetica del dolore e dei digiuni non ti purifica per il ritorno al brahman… tanto che Siddartha prima di essere illuminato è iconograficamente rappresentato come un fachiro pelle e ossa, da illuminato (nella lingua indiana Buddha ) grasso e felicemente sorridente.
• Di religioni contro Dio posso pensare a quello satanista. Anche li si instaura una vera e propria religione con una vera e propria divinità anche se minore. Sappiamo perfettamente che Satana non è un Dio ma è così che si fa adorare dagli adepti alle sue sette. Tutta la simbologia satanista è ripresa dalla religione cristiana ma rovesciata. Ogni simbolo è contro il vero Dio, è una religione della rivolta, e l’altro giorno leggiucchiando sul neopaganesimo osservavo che il satanismo ne riprende il simbolo, anchesso rovesciato. Non solo la Croce viene rovesciata dai satanisti ma anche il pentacolo! Sarebbe interessante, anche se estremamente pericoloso uno studio in tel senso. Ad ogni modo il Satanismo pretende una relazione espressa in forme ritualizzate tratte espressamente dal cristianesimo (per esempio la messa nera). Ultima riflessione sul satanismo la prendo da “Le lettere di Berlicche” di C.S.Lewis ( lo stesso autore delle famose “Cronache di Narnia”) dove il diavolo Berlicche che, elargendo consigli su come guadagnarsi le anime da portare “al nostro Padre di Laggiù” ad un suo giovane adepto diavolo, afferma che “dall’inferno si vede meglio il cielo”. E dunque se il satanismo è una religione contro Dio, questa è dunque esprime una relazione anche con quel Dio contro cui si scaglia ed è proprio un relazione d’odio ma pur sempre una relazione.
Ripeto ora qual era il mio intento:
abbiamo visto come il fenomeno religioso può portare alla distruzione dell’uomo, alla fuga dal mondo, alla lotta per il raggiungimento di uno stato di pace e imperturbabilità, oppure come nel Cristianesimo una salvezza integrale dell’uomo come persona.
Questo induce all’affermazione che il fenomeno religioso in quanto tale non è un ostacolo al raggiungimento di quella che Marx definisce “la felicità reale” e che giustamente esige.
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rickinca84 detto
Date un’occhiata a questo interessante articolo di Giampiero Tre Re: Leggendo l’enciclica Mit brennender Sorge
giampierotrere detto
E’ passato parecchio tempo da quando ho scritto qui l’ultima volta. Nel frattempo, vedo, le nostre posizioni si sono avvicinate parecchio. Anch’io voglio scoprire le mie carte. La mia intenzione non era tanto sdoganare Marx ma sottolineare come la scarsa attitudine al dialogo di tanta teologia attuale va di pari passo con una debole identificazione del discorso cristiano su Dio con la cristologia. Che tutta la teologia sia cristologia è affermazione che suscita ancora esitazioni e dubbi. La teologia si identifica ancora troppo spesso contro, esita a liberarsi da certi retaggi apologetici dall’attitudine controversistica di un discorso cristiano reduce dalle polemiche illuministiche e dalle mille e mille dispute col pensiero positivista, materialista, comunista e neo positivista. Sembra scattare un pregiudizio tanto negativo, non appena si cita, ad esempio, un Marx o un Nietzsche, quanto un pregiudizio positivo, quando si evoca qualcosa di genericamente religioso. Nell’omiletica, nella catechesi, come nella chiacchiera quotidiana si nomina tanto spesso Dio quanto poco Gesù Cristo. Forse proprio perché inconsapevolmente si spera che la parola abusata significhi ormai talmente poco da non disturbare più le coscienze di nessuno e sia pertanto buona per ogni occasione.
“Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare… Non vi è altro accesso al Pdre se non per mezzo di me”.
Giampiero.
rickinca84 detto
interessante discorso pronunziato da monsignor Dominique Mamberti, Segretario della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati, sul tema
“La protezione del diritto di libertà religiosa nell’azione attuale della Santa Sede” del 10 gennaio scorso
lo trovate nella biblioteca di va pensiero
clikka qui sotto
“La protezione del diritto di libertà religiosa nell’azione attuale della Santa Sede” di Dominique Mamberti
Alfonso detto
Sto leggendo il testo di Michele Ainis “Chiesa padrona” che tratta del falso giuridico dei Patti Lateranensi, che non prevedono di per se, secondo la nostra Costituzione, la legittimità del Concordato tra stato italiano e Chiesa, istituito nel 1923 e confermato nel 1984. Credo che l’esistenza in Italia di tale forma non costituzionale e privilegiato di rapporto con lo stato, come dimostrato nel libro citato, sia stato per quasi un secolo fonte di abusi e soprusi che ha addirittura prodotto l’applicazione della Parola predicata da Gesù in maniera molto lontana da LUI. Perchè non proporre la cancellazione del concordato in Italia per la rinascita della cristianità in un modo più vicino agli insegnamenti di Gesù? Credo che in tal modo l’Italia che tra l’altro ha nel suo popolo una forte componente cattolica verrebbe depurata dalle aberrazioni ritrovanddo un’identità più forte e vicina al Suo messaggio. Alfonso
rickinca84 detto
Caro Alfonso,
sono davvero incasinato con lo studio: Lunedì prox ho un esame… l’ennesimo…
ma vediamo se ti posso rispondere.
Ribadisco il fatto che non sono un esperto ne di diritto ne di politica, ecclesiastica o meno.
Per quello che ne so il concordato contiene diverse parti in se e regola diverse questioni, tra le quali il risarcimento del latrocinio dell’incameramento statale dei beni ecclesiastici di cui, per esempio, la città di Roma, ma è solo la punta dell’iceberg.
In ogni caso credo che la necessità di riconoscere uno stato pontificio, visto che questo si riduce a 4 palazzi, sia stato meramente di ordine politico. Ovvero il cercare di vedere riconosciuto a livello istituzionale quella che per secoli era stata la guida spirituale dell’europa politica, caduta in aperto declino con l’illuminismo e sopratutto con l’anticlericalismo della rivoluzione francese.
Qui non voglio giudicare come questa funzione di guida sia stata esercitata nei secoli, ne tantomeno come questa realtà sia stata strumentalizzata dai capi di Stato. In ogni caso oggi l’azione dello stato pontificio si riduce ad un’azione diplomatica: non dispone di eserciti ma di un’autorità puramente morale che si esprime con il diritto inalienabile dei singoli uomini come delle associazioni di uomini di esprimere il proprio pensiero. I cristiani sono una realtà, forse in declino numerico, ma ancora molto forte in eurasia e in america, e questa si riconoscono in vario modo in un leader spirituale chiamato papa, allo stesso modo di come i buddisti si riconoscono in un leader spirituale e politico come il Dalai Lama, presidente del governo in esilio del Tibet.
Per quanto riguarda i rapporti tra lo stato e la chiesa italiana delineati dal concordato credo si limitino ad un mutuo riconoscimento di legittimità ( cosa che non vi era stato dal momento dell’aggressione allo stato pontificio, all’apertura della breccia di porta pia e dell’esilio del papa. Inoltre il riconoscimento in un regime che faceva dell’imposizione ideologica fascista il fulcro del suo futuro della possibilità di insegnare l’evangelo, anche se probabilmente in quel periodo non fosse così operativo, era una rivoluzione. In ogni caso creava i margini per un’operazione quantomeno di pluralità di idee alle nuove generazioni.
Oggi non può essere disconosciuto il diritto delle famiglie di impartire l’educazione religiosa che meglio crede ai propri figli, e dato che la scuola è il luogo per eccellenza dell’educazione non vedo cosa ci sia di sbagliato. E non concordo con chi vorrebbe scambiare l’ora di religione cattolica con un’ora di storia delle religioni. Sarebbe un’altra cosa che si potrebbe aggiungere! Semmai dato il pluralismo religioso che si è imposto in Italia, si potrebbe dare la possibilità anche alle altre confessioni o alle altre religioni di occuparsi dell’educazione religiosa dei loro fedeli.
Per quanto invece riguarda scuole private, opere di carità… che si avvalgono di contributi statali li si dovrebbe valutare caso per caso, in quanto non c’entra niente il concordato ma sono associazioni di proprietà di vari enti che si avvalgono di altre leggi italiane quali quelle sul no-profit, sulle scuole private in genere etc…
Le aberrazioni della politica, e qui entro più nel tema della tua domanda, sono tali solo quando i politici sono aberranti. Ora se, e solo se, come dici tu gli uomini di chiesa sono entrati in giochi politici aberranti, antievangelici etc..
allora questo non lo si può imputare ad uno strumento giuridico ma all’uso che eventualmente se ne fa.
Per esprimere questo concetto faccio un esempio:
Un bisturi di suo non è altro che il più terribile dei coltelli: un coltello così affilato da aprire un uomo in due senza particolare forza.
Questo bisturi non è altro che uno strumento come un coltello da cucina, persino un pugnale è solo uno strumento che non ha in se niente di antievangelico.
Un bituri può salvare la vita se in mano ad un chirurgo.
Con un coltello da cucina un mamma prepara il cibo per il suo bambino.
Con un bel pugnale con tanto di megaseghetto c’ho pescato i più bei polpi e le più succulenti patelle!
eppure tutti e tre nelle mani di un assassino potrebbero uccidere.
Allora non sono gli strumenti ad essere antievangelici ma lo sono le intenzioni con le quali si usano quegli stessi.
Fino a che l’uomo non imparerà a scegliere il bene ed a scartare il male, non saranno necessari ne i concordati ne i bisturi: per ammazzarsi bastano anche le sole mani, o dovremmo amputarci anche quelle?
Spero di esserti stato utile. Se hai dei dubbi che la tua lettura ha sollevato e a cui non ho risposto puoi chiedere: per la risposta… vediamo che si può fare!
Buon carnevale e buon inizio di Quaresima a tutti
Laura Tussi detto
IL MURO DI VETRO.
L’Italia delle religioni. Primo rapporto 2009
A cura di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, EMI, Bologna 2009
Recensione
di Laura Tussi
Il muro di vetro è una fragile osmosi che divide le molteplici realtà, i pluralismi religiosi, composti di intersezioni e persino di familiarità ricorrenti, ma che non permettono il contatto e la relazione reciproca diretta, anche se sussistono eccezioni, perché tutti i muri innalzati dall’umanità e dalle conseguenti ideologie presentano fratture e pertugi che consentono a volte scambi e contaminazioni dialogiche, in un panorama ampio di multiculturalità religiosa sempre più significativo anche a livello nazionale, nell’incontro religioso e nel dialogo ecumenico.
La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna, che insiste sulla diversificazione, sulla molteplicità e la complessità, contro i rischi della pianificazione e dell’omologazione sociale.
La finalità di riconoscersi in un’identità deve diventare sempre fonte di confronto con l’alterità, l’altro da sè e quindi con l’implicita diversità che l’identità altrui presenta, nel concetto di differenza individuale, soggettiva, esistenziale e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
La conoscenza di sé attraverso il percorso religioso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto di sé, permette di identificare ed approfondire una propria personalità in rapporto all’alterità di colui che si pone in dialogo.
Di conseguenza le molteplicità religiose, le complessità interetniche e multiculturali si incontrano e si incrociano trasversalmente con le diversità religiose, psicologiche, identitarie, soggettive, di genere ed intergenerazionali in un pluriverso di alterità sociali, all’interno di un tessuto sociocomunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all’accoglienza, al confronto, al dialogo, nell’interscambio tra molteplici aspetti che permeano l’intera umanità e che non si possono classificare e attribuire esclusivamente al concetto di razza ed etnia, perché la differenza è ubiquitaria e trasversale al concetto stesso di umanità.
La considerazione e il riconoscimento dell’altro da sé permettono il reciproco confronto e la gestione educativa del conflitto dove spesso l’intesa e l’accordo si prospettano come una lontana utopia.
Il concetto di diversità sollecita riflessioni e associazioni di idee varie e complesse, dal dibattito sulle opinioni della democrazia, ai contesti e agli scenari economici e sociali.
Risulta spontaneo pensare alle diversità tra donna e uomo, tra generazioni, tra nazionalità, lingue e religioni dove è necessaria un’innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale.
Infrangere la discriminazione, lo stereotipo e il pregiudizio, rappresentati dal “muro di vetro” consiste nella motivazione alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale, sanciti dalla carta costituzionale democratica.
Oltre “il muro di vetro” vi è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi, pregiudizi e conseguenti discriminazioni, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali, per costruire una coscienza di convivenza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza, il dialogo, l’ accoglienza, il confronto nelle comunità, nelle città, nel mondo…per un’utopia della convivenza realizzabile a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano, nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.
Laura Tussi