VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

Scandalo e libertà

Pubblicato da R.I. su Ven 15 Giu 07

ATTENZIONE!

  Non scandalizzatevi: la verità vi renderà liberi! 

 Verissimo, leggendo qualche articolo di Socci, del quale condivido il pensiero (almeno di quanto ho letto) mi sono reso conto di quanto sia vero tutto ciò. Ma bisongna appunto cercarla la verità e non fermarsi a delle apparenze più o meno plausibili solo perché sono riconducibili ad un clima generale. In particolar modo bisogna fare attenzione  quando in ballo ci sono le persone! Riporto qui quello che doveva essere un ulteriore commento all’articolo del professore Tre Re ( che trovate qui) e ai post di commento di suoi lettori, e che infine è diventato un’analisi dello stesso e la dimostrazione di come si possa veicolare, a volte anche ingenuamente, falsità. Spinti dalla forza delle proprie convinzioni si arriva a forzare ragionamenti e a formulare giudizi infondati e a volte infamanti.

Bene. Non scandalizzare e non scandalizzarsi.

Cercherò di essere il più obiettivo possibile, ma chiedo a me stesso se conoscere una persona possa essere da voi considerato come indice di un commento poco obiettivo, oppure, come penso io, di un commento basato su una conoscenza non di numeri e impressioni generiche o attestati… bensì di una conoscenza profonda costruita giorno per giorno.

Cominciamo con l’ammissione degli errori: sono andato a leggere il curriculum ufficiale pubblicato sul sito della diocesi di Palermo: www.diocesipa.it  ivi si legge che mons. Cuttitta ha conseguito il baccalaureato (d’altronde, secondo le norme non avrebbe potuto accedere al sacerdozio), frequentato i corsi di Licenza mentre tace sul conseguimento del titolo il che significa che non è licenziato. Bene, mi chiedo a questo punto se il conseguimento di un attestato sia l’unico discrimine  fra una persona preparata ed una non preparata. A voi la risposta.

Io studio teologia  e so leggere dietro le righe di un discorso a quale pensiero teologico ci si riferisce. Ho ascoltato molte omelie di colui che ha sempre voluto essere chiamato semplicemente padre Carmelo ( questo per dire al prof Tre Re che la lezione di 3P – padre Pino Puglisi – è stata recepita molto prima del suo promemoria). Posso testimoniare la sua preparazione teologica e la sua capacità di adattare il vocabolario dello stesso discorso in base al suo auditorio. Le messe delle 9  e delle 10 sono frequentate da casalinghe persone anziane. Inoltre quella delle 10 è frequentata in inverno dai bambini del catechismo. La messa delle 11;15 da persone di ceto borghese: professionisti, dottori… con la messa delle 12;30 si ritorna ad un misto. Alcune volte per questione di servizio ho celebrato l’eucaristia nelle 3 messe presiedute da don Cuttitta. Ho potuto notare la sua capacità di dire le cose mai banali sia in modo semplice che nella terminologia più appropriata.

La sua tematizzazione principale verteva specie negli ultimi anni sulla carità. Sulla necessità di vivere la propria fede provessata nell’assemblea eucaristica anche nel vissuto quotidiano. Riaffiorano parole che non pretendo siano testuali ma che riprendono il senso di una sua omelia che mi colpì: “ E’ inutile per noi venire qui, professarci cristiani,  celebrare i sacramenti se poi è come se non fosse successo nulla! Non ci si può dire cristiani senza questa coerenza di fede e vissuto.” Più volte parlando di conversione ne predicava la necessità non solo per i suoi uditori quant’anche per se stesso. Più volte mi ha spronato ad esporgli le mie critiche sul suo operato dicendo di non essere perfetto per cui pensieri costruttivi posti nel modo giusto non solo possono esserci ( chiedevo se mi fosse lecito) ma debbono esserci!!! Di qui anche l’autonomia concessa al consiglio parrocchiale e ai collaboratori laici nei vari campi, di agire , ma naturalmente riferendo man mano ciò che si è fatto o si ha intenzione di fare ( normalmente se non vi erano problemi pastorali o teologici era un ok almeno nel mio caso). Ci si confrontava con serenità e se c’erano dei motivi per i quali era necessario un suo intervento questo era prima autorevole che autoritativo: cercava di porre le sue ragioni in dialogo, evitando di usare l’autorità. Così otteneva una guida coerente e non schizzofrenico della comunità con la forza dell’amore e della ragione. Naturalmente non è sempre tutto rosa nella vita, ci sono gli errori, da una parte e dall’altra, ma l’adesione all’amore cristiano celebrato ogni giorno permette la riconciliazione, la comunione e la pace.

Vorrei continuare a parlare del suo insegnamento teologico e del suo approccio amorevole e semplice… ma risulterei noioso e in se il discorso inutile.

  

Invece vorrei mostrare come le argomentazioni  sia del prof. Tre Re che del signor Cristian siano inconsistenti. Mi dispiace doverlo dire, ma nell’articolo del professore neanche esiste l’argomentazione, forse nel tentativo di restare il più politicamente equilibrato. Leggendo l’articolo  “Sull’elezione del nuovo vescovo ausiliare di Palermo” notiamo una giustapposizione di pensieri:

1)      nomina inaspettatamente in anticipo sui tempi “da chiesa missionaria”(e perché ve ne siete accorti ora che la nostrà è terra di missione? Che necessita di evangelizzazione e di supporto morale? Ricordo che alla Maggione avevamo le suore di Madre Teresa che ora stanno andando via o sono andate.

2)      affermazione tendenziosa e faziosa circa la selezione per nepotismo dei vescovi siciliani. Unica eccezione mons. Cataldo Naro arcivescovo di Monreale morto recentemente. Da questo dovremmo dedurre che tutti i vescovi siciliani sono stati cooptati nel senso più dispregiativo del termine, per non dire fatti andare avanti dagli “amici” con un sistema di dubbia moralità. Ripeto affermazione faziosa scritta  appositamente per scandalizzare: non c’è uno straccio di argomentazione o di prova. Personalmente non conosco la situazione dei vescovi siciliani ma queste accuse gratuite sono esecrabili.

3)      Passiamo dall’accusa di nepotismo all’accusa di mancata formazione sempre giustapposta in un pezzo che doveva parlare del vescovo ausiliare eletto di Palermo. Si parla dei seminari per i quali non vi è una adeguata formazione umana e che non offrono nessuna precisa pedagogia ( su quast’ultima affermazione sono pienamente d’accordo: è necessaria una revisione del sistema pedagogico del seminario che a volte risulta inesistente: i seminaristi, in taluni casi, si danno autonomamente delle linee guida abbracciando ora l’una ora l’altra figura pedagogico-spirituale). Si parla inoltre della psicologia e delle scienze umane viste con indifferenza e con sospetto nella formazione dei prelati. Anche questa informazione è falsa: la facoltà Teologica di Sicilia dove studiano i seminaristi di diverse diocesi siciliane ha nel piano di studi del corso Istituzionale, che è l’unico per la formazione dei sacerdoti, materie di studio con relativo esame quali Psicologia, Sociologia e Antropologia culturale (i professori sono dei sacerdoti: i primi due diocesani il terzo gesuita). Inoltre, attualmente, il confessore del seminario di Palermo è padre Roberto Zambolin esperto in psicologia ( che sia uno psicologo regolarmente iscritto all’albo non ne sono sicuro, ma ad ogni modo ne ho saggiato positivamente le qualità e non riconduce tutto alla categoria di peccato, cercando di comprendere se ci sono delle inconsistenze, immaturità affettive che possono degenerare verso devianze).

4)      Da qui si arriva ad una macedonia di  accuse circa la necessaria confusione addotta dall’esclusiva visione religiosa dei fenomeni psicologici, cosa che come abbiamo appena affermato è inveritiera (che poi ci siano dei sacerdoti o dei laici che facciano di questi pasticci non lo metto in dubbio ma qui stiamo parlando della formazione nei seminari). Volevo inoltre aggiungere che ci sono delle strutture appositamente poco conosciute delle quali soltanto recentemente qualche inchiesta giornalistica ha fatto trapelare la notizia proprio per i casi di presunta e non pedofilia tra il clero italiano. Esiste infatti, in Italia, una congregazione religiosa che si occupa dei sacerdoti in difficoltà vocazionale, alcune delle loro case sono specializzate nell’accoglienza clinica di coloro che sono affetti da disturbi nevrotici di varia natura compresa quella sessuale. Sono i padri Venturini che hanno una di queste cliniche a Trento, e per onore delle cronache in via dei Giardini n°46. Facendo una ricerca online ho trovato una casa anche in sicilia, precisamente a Barcellona Pozzo di Gotto, si chiama casa “cenacolo” e dalle scarne notizie sembra essere una semplice casa per ritiri spirituali ma credo che nel tal caso sappiano perfettamente cosa consigliare a chi ha bisogno di una “visita specialistica”.

5)      In ultimo usando la sacra parola accosta il nome dell’ “amico Mons. Carmelo Cuttitta” (dovrei proprio complimentarmi con il vescovo eletto per l’ottima scelta in campo di amicizie) alle “manie di onnipotenza della leadership religiosa” del tempo di Gesù e fa l’inutile succitato invito al rinunziare alle forme di rispetto convenute. Chiedo al professore Tre Re se egli ha rinunziato a farsi chiamare professore in aula, o se i suoi allievi lo chiamano anche a prima lezione  Giampiero, o magari Giampiè per evitare di “allungare le frange o allargare i filatteri”? O magari se si rivolge al preside o al rettore dell’università, in formale  carta scritta, rinuncia agli appellativi Chiarissimo professore o Magnifico rettore?

  

Mi perdonerà il signor Christian se rinunzio a scrivere un’analisi approfondita del suo commento considerando quanto già prolisso sono stato. Volevo sol far notare come da una semplice lettura di un curriculum neanche compreso nei sui termini sia arrivato a fare castelli in aria. Egli passa dalle “ fatiche e curricula di tutto rispetto”, alla “esperienza “mirata” di un decennale e ovattato parrocato nella piccola parrocchia palermitana di S. Giuseppe Cottolengo”, ai termini della sua collaborazione “tipici del segretario”: “che sono quelli di chi sa mantenere i segreti. E di chi, nel migliore dei casi, sa passar bene le carte e sa posizionare ancor meglio (magari togliendoli di mezzo o facendoli spuntare secondo opportunità) gli incartamenti.” Fa volontariamente e faziosamente emergere una figura massonica, per non dire mafiosa sulla base di poche righe lette, e lette male su qualche sito internet.

Concludendo, non si è letto altro che parole vane basate solo su una visione preconcetta della realtà (io qui non sto ponendo termini di giudizio sulla realtà in generale o sulle varie situazione da esaminare caso per caso con metodo scientifico, basti pensare alle magre figure di Bagnasco a Porta a Porta proprio sulla questione dei “segreti” di Fatima) che sulla base di una mancata conoscenza ha espresso giudizi, velati o meno, su una persona che in quanto tale non può essere trattata in un modo tanto superficiale e poco rispettoso ( al di là del rispetto dovuto dai fedeli all’autorità). Spero, che da questo mio intervento si cominci a comprendere il peso delle parole ed i suoi effetti, spero che finalmente la si finisca con le dietrologie più assurde senza uno straccio di argomentazione e di prova. Perché come dicevano i mie professori dopo un’interrogazione andata male: Quando non si sa è meglio tacere! Anzi è meglio studiare, è meglio andare a fondo nelle cose, capirne i reali meccanismi e se è il caso denunziare ciò che non va ed evidenziare ciò che è buono evitando una visione sempre disfattista e negativa che non serve a nessuno.

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