VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

L’islamizzazione dell’Olanda: un incubo dietro l’angolo.

Pubblicato da R.I. su gio 21 gen 10

Nella casbah di Rotterdam

di Giulio Meotti

A Feyenoord si vedono ovunque donne velate che sfrecciano come lampi per le strade del quartiere. Evitano ogni contatto, soprattutto con gli uomini, perfino il contatto visivo. Feyenoord ha le dimensioni di una città e vi convivono settanta nazionalità. È una zona che vive di sussidi e di edilizia popolare, è qui che si capisce di più come l’Olanda – con tutte le sue norme antidiscriminazione e con tutta la sua indignazione morale – è una società completamente segregata. Rotterdam è nuova, venne bombardata due volte nella seconda guerra mondiale dalla Luftwaffe. Come Amsterdam è sotto il livello del mare, ma a differenza della capitale non ha fascino libertino. A Rotterdam sono i venditori arabi di cibo halal a dominare l’estetica urbana, non i neon delle prostitute. Ovunque si vedono casbah-caffè, agenzie di viaggio che offrono voli per Rabat e Casablanca, poster di solidarietà con Hamas e lezioni di olandese a buon prezzo.

È la seconda città del paese, una città povera, ma è anche il motore dell’economia con il suo grande porto, il più importante d’Europa. È una città a maggioranza immigrata, con la più alta e imponente moschea di tutta Europa. Il sessanta per cento degli stranieri che arrivano in Olanda vengono ad abitare qui. La cosa che più colpisce giungendo in città con il treno sono queste enormi affascinanti moschee su un paesaggio verdissimo, lussurreggiante, boschivo, acquoso, come corpi alieni rispetto al resto. La chiamano “Eurabia”. È imponente la moschea Mevlana dei turchi. Ha i minareti più alti d’Europa, più alti persino dello stadio della squadra di calcio Feyenoord. Leggi il seguito di questo post »

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Una vignetta per B-XVI

Pubblicato da R.I. su gio 21 gen 10

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gen 18, 2010 BLOG, PALAZZOAPOSTOLICO.IT

Così “pagine ebraiche”, il mensile dell’ebraismo italiano diretto da Guido Vitale, riassume con una vignetta firmata da Enea Riboldi la visita del Papa in sinagoga di ieri.
A volte una vignetta dice più di tante parole. Da parte ebraica c’è rispetto ma anche criticità: un bambino ebreo (impersona la minoranza ebraica italiana) porta il Papa a casa mentre la comunità romana lo saluta ricordandogli alcune cose che non vanno.

PAGINE EBRAICHE 2-10 politica pag 2-3 VIGNETTA Enea Riboldi-1

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Lettere dal braccio della morte

Pubblicato da R.I. su sab 09 gen 10

di Riccardo Incandela

Qualche tempo fa, gironzolando sul sito della comunità di S. Egidio avevo letto della possibilità di iniziare una relazione epistolare con un condannato a morte. Entusiasta dell’iniziativa contattavo la responsabile Stefania Tallei che mi diede un nome ed un indirizzo oltre che un vademecum su cosa evitare per il primo e i successivi contatti.

Devo dire che sono stato fortunato: ho trovato una persona molto gentile, educata e a quanto leggo con una grande fede. E’ un uomo, avrà commesso i suoi errori e saranno stati anche gravi, ma non è agli errori che il mio Dio mi ha insegnato a guardare. Lui mi ha insegnato a chiudere gli occhi e ad amare con il Suo Amore. Così Jeffrey, questo è il suo nome, ha risposto alla mia lettera, con i suoi tempi, con i tempi del carcere. Mi racconta di una sua malattia, il cui nome però non è chiaro: il corsivo inglese non è il mio forte, del chiasso che non gli permette la concentrazione… la vita lì dentro non è facile, specie per uno che come lui ama l’aria aperta, correre, andare a cavallo, in bici e in moto… ma gli piace anche molto parlare della vita con un italiano, nel caso specifico con me! Leggi il seguito di questo post »

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Auguri di buon Natale. Una riflessione per tutti voi.

Pubblicato da R.I. su mar 22 dic 09

Il natale è la festa dell’amore di un Dio che rinuncia al suo trono di regale divinità, che spoglia se stesso, si fa uomo ammutolito due volte: sul legno di una mangiatoia dove non può  far altro che gemere; e sul legno di una croce inchiodato dal disprezzo, rifiutato da coloro che si dicevano suoi adoratori, annichilito fino al silenzio della tomba. Ma da quel silenzio, come araba fenice Cristo è risorto e su di Lui si fonda la nostra fede ed il nostro agire.

Nell’augurarvi un buon natale voglio lasciare alla vostra meditazione un testo di un vecchio libro, ereditato da mio nonno, che parla come dal titolo delle testimonianze della “Notte del Titanic” di R. O’Connor. Leggi il seguito di questo post »

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FINALMENTE

Pubblicato da R.I. su dom 06 dic 09

di P. Sergio Natoli OMI

Oggi, 27 Novembre è la festa della Medaglia Miracolosa.

Oggi si è spenta Terese Maria, una donna africana che ho battezzato nel suo letto d’ospedale appena tre giorni fa. Terese è una dei 25.000 immigrati che vivono in questa città di Palermo. E’ arrivata qui in cerca di fortuna, di una vita migliore. E’ partita dal suo Paese mentre dopo il secondo anno di catecumenato. Voleva diventare cristiana. Leggi il seguito di questo post »

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Il futuro della politica? Posare gli scudi e prendere la croce.

Pubblicato da R.I. su mer 25 nov 09

 

Di Riccardo Incandela
25/11/09

La scorsa domenica per un cristiano non è stato un giorno qualunque ma la festa di Cristo Re, una festa solenne. Questa mi ha fatto pensare: si dice che l’introduzione di questa solennità da parte di Pio XI fosse la risposta della Chiesa ad un Europa totalitaria in preda a regimi fascisti e comunisti che pretendevano di soggiogare il singolo, la persona, alla totale sottomissione allo stato, al despota e alla sua cricca.
Ma il messaggio di Cristo è liberante! Alla faccia di chi associa il concetto di religione (che in sé non è ipso facto il messaggio di Cristo: infatti Egli predica un culto in Spirito e VERITA’) a quello di una droga che assuefà e stordisce, stornando l’attenzione dalla lotta politica (di classe o meno) verso un iperuranico regno, un fascio di speranze e illusioni che spoglia l’uomo di una qualsiasi volontà di rivalsa verso l’oppressore per essere manipolato ad uso e consumo di chi comanda.
Esso è liberante proprio perché semina “un regno” su questa terra che ha un suo frutto certo in futuro verso cui tutti ci incamminiamo volenti o nolenti.
Purtroppo, ahimè, il messaggio di Cristo è lontano da noi, perché viviamo in una dittatura del quanto basta, della pensione minima, del lavoro nero, sottopagato ma almeno lavoro! Una dittatura dell’oppio, stavolta non religioso, ma fatto di televisione, discoteche, birra, pub, sesso e droghe, ma anche di grandi discorsi, convegni, movimenti che eccitano le masse per poi deludere sistematicamente.

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CHIESA E MASSONERIA: Un Convegno a Palermo il 14 novembre.

Pubblicato da R.I. su gio 12 nov 09

In occasione del 15° anno di attività a Palermo del GRIS, lo stesso ha organizzato un convegno il 14 Novembre 2009 presso l’Oratorio SS. Salvatore di C.so Vittorio Emanuele 395, Palermo con inizio alle ore 9.30. Per info 333 3045440…

BROCHURE

allego un pò di documenti che riguardano Chiesa e massoneria.

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I MAFIOSI SONO GIA’ SCOMUNICATI

Pubblicato da R.I. su gio 12 nov 09

L’Assemblea straordinaria della Conferenza episcopale italiana, in corso di svolgimento ad Assisi, ha al suo ordine del giorno un documento che riguarda la complessa realtà del Mezzogiorno, le sue tensioni, le sue negatività e anche le sue positività. Più che ovvio che nel corso della conferenza stampa tenuta dal segretario monsignor Crociata i giornalisti abbiano sollevato il problema della scomunica della mafia ed ovviamente di ogni altra forma di associazione mafiosa quali camorra e ndrangheta.

Monsignor Crociata ha sottolineato come la mafia “non va considerata una realtà insuperabile e invincibile. La prospettiva con cui la chiesa guarda a questa realtà è quella del grido di Giovanni Paolo secondo nella valle dei Templi quando evocò il giudizio di Dio.” Poi il segretario generale della Cei ha aggiunto: “Per coloro che aderiscono a tali organizzazioni non servono scomuniche, perché di fatto chi ne fa parte è già fuori dalla Chiesa, anche se si ammanta di comportamenti religiosi.”

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Il coro dei santi.(Festa di tutti i santi).

Pubblicato da R.I. su sab 31 ott 09

 

 

Di Don Paolo Turturro.

L’universo è la casa degli angeli. L’orchestra è la sinfonia dei santi. Entro nel loro coro e dialogo con la ricchezza dei loro pensieri e delle loro opere e azioni. Lo scrigno dei beati è la SS. Trinità. Il sogno dell’apocalisse di Giovanni ora entra nell’apocalisse del mio cuore. Vedo anch’io salire i cieli e scopro nei segreti del paradiso il sigillo del Dio vivente. Grido anch’io con la voce del silenzio:” Non devastate l’anima. Non devastate i monti. Non devastate le aurore. Non devastate le speranze. Non devastate la giustizia”. E’ già impresso nell’atomo di ogni vivente il sigillo di Dio. L’orcio dell’olio divino che non si consuma mai è il  frantoio dello Spirito Santo. Dio, figlio del pane, è la pura farina che nutre ogni uomo e l’intero universo. Leggi il seguito di questo post »

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VIDEO TESTIMONIANZA DI PAOLO BROSIO

Pubblicato da R.I. su sab 31 ott 09

Consiglio di saltare a pie pari la presentazione per ascoltare direttamente a quello che ha da dirci Paolo ;) ‘E davvero bella e impressionante!

 

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Il Ponte di Messina

Pubblicato da R.I. su sab 31 ott 09

Il Ponte di Messina
intervista a Mario Tozzi, geologo, autore e conduttore televisivo, Presidente Parco Nazionale Arcipelago Toscano,
Comitato scientifico WWF. “L’opera sbagliata nel posto sbagliato” di Lucio Biancatelli
Ascolta il podcast qui

  • Alla vigilia della riunione CIPE,  nel febbraio di quest’anno  ,che rilancerà con fondi pubblici il ponte sullo Stretto di Messina, il WWF chiedeva al Governo di chiarire 3 punti nodali:

     

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Come una melodia sulla carta la teologia senza la fede.

Pubblicato da R.I. su mer 21 ott 09

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 21 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Senza fede e preghiera, la ragione da sola non riesce a trovare Dio, e la teologia diventa “vano esercizio intellettuale”. E’ quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI ricordando l’insegnamento di san Bernardo di Chiaravalle durante l’Udienza generale in piazza San Pietro.

Parlando di fronte ai circa 40mila pellegrini presenti, il Papa ha tratteggiato la figura di san Bernardo (1090-1153), da alcuni ritenuto “l’ultimo dei Padri” della Chiesa, come quella di un grande rinnovatore della vita monastica del suo tempo e di “un grande pensatore che ha iniziato un nuovo modo di fare teologia”. Leggi il seguito di questo post »

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LA CHIESA AGGREDITA DALLA STAMPA. PERCHE’?

Pubblicato da R.I. su mar 06 ott 09


Il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenendo ai lavori della plenaria degli episcopati europei a Parigi ha denunciato le letture parziali e scorrette che vengono fatte da gran parte dei giornali italiani dell’insegnamento di Benedetto XVI  mossi da un anticlericalismo vecchio di secoli, ispirato da  chi è interessato a nascondere il vero volto della Chiesa.

Per l’arcivescovo di Genova la gran parte della stampa italiana, ma spesso anche quella straniera (ed ha portato molti esempi concreti), è mossa dal proposito di fare apparire la Chiesa come un’ istituzione lontana dalla gente, pronta a dire sempre no, mentre essa è animata dall’etica del sì e dell’amore che non può mai essere tradito per effimeri successi nell’opinione pubblica.

“Si vorrebbe”, ha ancora detto il cardinale Bagnasco, “una Chiesa o supinamente allineata sull’opinione che si autoproclama prevalente e progressista, o semplicemente muta”, “ La Chiesa – ha concluso – non vuole imporre a nessuno la propria morale religiosa, ma privilegia sempre il metodo del confronto sereno e costruttivo e la ricerca del bene comune”.

Da notare la coincidenza del discorso tenuto dal presidente della Cei a Parigi con la manifestazione per la libertà di stampa in Italia promossa dalla Federazione della stampa italiana contro il pericolo di pressioni economiche e culturali del potere politico selle varie testate giornalistiche. Sacrosanta la manifestazione di piazza del popolo, ma non meno sacrosanta la denuncia di Angelo Bagnasco sul comportamento schizofrenico di tanti giornali che mentre chiedono libertà di pensiero e di espressione falsificano, con troppa frequenza, quanto la Chiesa nell’esercizio della sua missione insegna seguendo le indicazioni del vangelo.

Basterebbe riportare con esattezza il pensiero del papa e dei vescovi e i commenti farli a parte, come i buoni giornalisti sanno fare. Se il sistema dell’informazione in Italia non si da una profonda regolata rischia di togliersi la libertà da solo senza che nessuno dall’esterno manovri contro perché la gente non avrà più nessuna fiducia in quello che trovano nei giornali e finirà con il non cercarli più. Con grande soddisfazione di chi dei giornali vorrebbe farne sempre a meno e li considera soltanto un intralcio alla propria attività imprenditoriale e di governo.

Vincenzo Noto

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Prendi il largo IV domenica per anno

Pubblicato da R.I. su sab 03 ott 09

“ Sento che anche Dio non può essere felice senza di me, benché Egli basti a se stesso in modo assoluto”: (Diario s. Faustina). Egli è la fonte e io ho sete di lui. E’ meglio che la sorgente soddisfi la mia sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Non posso bere tutta la sorgente. Appena appena un sorso d’acqua mi sazia e forse spreco tanta acqua della grazia. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, quello che resta è ancora tua eredità. Tutto ciò è l’ascesi dello spirito che Gesù Cristo oggi ci propone di salire in alto, a bere il divino, prendendo il largo dal tempo. E’ un’ascesi antica:” Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger. 1,4).

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Accadde a Rimini (ma nessuno ve l’ha detto)

Pubblicato da R.I. su dom 30 ago 09

DI ANTONIO SOCCI

Cari detestabili colleghi, editorialisti, intellettuali, direttori, inviati dei giornali: andate a quel paese. Capalbio, Cortina, Todi o dove volete voi. Siete snob e noiosi, pretenziosi e incolti (almeno sulla religione), imbevuti di ideologia e pregiudizi, provinciali, narcisisti (quasi come me), rinchiusi nel pasoliniano Palazzo dove non vedete che voi stessi e vi rispecchiate in quelli come voi, dove non parlate che di politica e non pensate che politicamente perché siete ancora sotto le macerie del Sessantotto: andate a quel paese e restateci. Tanto da lì potrete continuare ad ammorbare le pagine dei giornali dove il caso politico dell’estate è frugare nelle mutande del premier e dove il caso culturale è lo scazzo Scarpa-Scurati che la gente normale – se perdesse tempo a leggerne le cronache – liquiderebbe con un sonoro “ecchisenefrega”. Meriterebbero tutti (meriteremmo tutti), giornalisti, cervelloni, politici, editorialisti, un grande calcio in culo? Enzo Jannacci che al Meeting di Rimini ha portato la sua commozione e la sua vita nuda, con una sincerità rara (uno dei pochi casi simili che ricordo è quello di Giovanni Testori), Jannacci che dice, con la sua disarmante inermità fanciullesca “amo Gesù”, ecco Jannacci sente che se Lui scendesse dalla croce dovrebbe prenderci tutti “a calci in culo”, che lo meriteremmo. Leggi il seguito di questo post »

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Lettera ad un’amica di Va pensiero

Pubblicato da R.I. su lun 27 lug 09

Ciao Lia e Leo,

non conoscevo il nome di tuo marito, ma immagino sia quello della mail! :D

"La resurrezione non avverrà dopo la nostra morte fisica, ma comincia col battesimo e cresce come le convulsioni di un parto nel dolore e nella gioia crescente di ogni giorno finchè non raggiunge il suo zenith."

come vanno le cose? Spero tutto bene. Oggi  ho riaperto la pagina su Brosio,  ho scorto il tuo messaggio, ed ho pregato ancora il Padre per voi.

Sono certo che Dio opera, anche se in modo misterioso. In ogni modo rileggendo la tua risposta “piena di speranza” sono certo che un primo miracolo lo abbia già fatto dandovi tanta fede. La fede è un miracolo ben più grande della guarigione fisica, perché ci dona la vita che nessun medico può mai darci. Ci dona la Vita in comunione con Dio.

Sai, mi sono appena fidanzato, ed è bellissimo passare del tempo insieme al mio amore. C’era una canzone di Giorgia che diceva “un’ora sola ti vorrei”. Esprimeva sinceramente il desiderio totale di essere in comunione con l’amato anche se solo per un’ora. E continuava, “ed in quell’ora donerei la vita mia per te”. Lei lo diceva nel senso di una separazione totale, definitiva… non parla di un dopo quella “morte”. Io credo che ci siano molti amanti disposti a questo, senza che ci sia una dimensione di speranza ultraterrena. Follia? Si: follia d’amore, ma l’amore non è una realtà degenerata, anzi molto pura e buona. La carità, ossia amore in greco, non pensa a se ma si annulla di fronte all’amato. Un annullamento totale, una forma realmente divina instillata nel cuore dell’uomo. E per forma intendo essenza.

Avere fede significa amare Dio… non ci sono discorsi da fare su questo. L’amore non ha in se un’etica discutibile… o che si possa imporre a se o tantomeno agli altri. Se ami allora ami… stop.E se ami a tal punto un uomo ti fidi di ciò che dice al di là di quello che può veramente fare. Se ami Dio e lui ti dice: non solo un’ora ma tu starai con me per sempre… fidati: non c’è malattia, dolore, tribolazione… e anche morte che possa separarci da Dio.

Amica mia, tutto il cristianesimo sta in questo punto: se leggi S. Paolo, o autori cristiani degni di tal nome… capirai che sta tutto qui, ma non perché dobbiamo pensare sempre al tragico per rassegnarci ad un’ineluttabile fine dalla quale sorge un nuovo inizio… certo c’è anche questo…

Ma la cosa più importante è che se è veramente così, e lo è,… ma “soccu n’avi a scantari a nuautri”?

Ovvero: di cosa dobbiamo aver paura?

Dov’è o morte il tuo pungiglione? Al Cristiano nulla fa paura, ma non perché magicamente tutti i suoi problemi scompaiono, ma perché in Cristo hanno già tutto: le braccia dell’Amato ed un anello di fidanzamento, promessa di uno sposalizio eterno. Per questo può sopportare tutto senza avere paura di niente e di nessuno, nemmeno della tortura, come avveniva in passato, ed a volte ancora oggi. La resurrezione non avverrà dopo la nostra  morte fisica, ma comincia col battesimo e cresce come le convulsioni di un parto nel dolore e nella gioia crescente di ogni giorno finchè non raggiunge il suo zenith.

Anche se sono poco più che un ragazzo so ciò di cui parlo e se permettete che vi dia questo consiglio affrontate questa tribolazione come qualunque altra, con quella serena fiducia che viene dalla considerazione che in Cristo niente e nessuno ci separa, né da Lui ne da nessuno dei suoi figli. Pertanto agganciatevi a Cristo e ognuno si preoccupi sempre e soltanto che lo sia anche l’altro: è questo il sigillo della vostra unione. Vi siete sposati nel nome di Dio, in Lui sarete uniti in eterno! Permettetemi questo concetto misconosciuto dalla tradizione latina, ma per fortuna non da quella orientale. Non misconosco il dolore, non lo ignoro ma lo relativizzo: tutto è relativo di fronte all’Assoluto.

Con affetto,

Riccardo

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Oscar Mariadiaga non parla di Golpe ma si fa capire

Pubblicato da R.I. su mar 21 lug 09

di Paolo Rodari

lug 19, 2009 il Riformista

Il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, 66 anni, arcivescovo di Tegucicalpa e presidente della ConferenzaEpiscopale dell’Honduras è fatto così. Quello che deve dire dice. Perché la verità vale più delle mezze parole. E, soprattutto, la verità spazza via le etichette che, sovente, media e intellighenzia appiccicano addosso alle persone.
Così si è comportato Mariadaga pochi giorni fa quando, intervistato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), ha detto la sua sul golpe honduregno dicendo, in sostanza, che di golpe non si tratta: «È assurdo paragonare la deposizione di Zelaya con i tanti colpi di Stato nella storia dell’America Latina che hanno portato i militari al potere – ha detto -. Qui non c’è alcun appartenente alle forze armate che in qualche modo sia nel Governo».
Maradiaga ha ribadito d’essere contrario al rientro in patria di Manuel Zelaya e, per la prima volta, ha spiegato la sua ostilità nei confronti del presidente spodestato. A suo avviso, infatti, Zelaya ha perso il potere perché si è dimostrato incapace di governare nel quadro della Costituzione del paese: fomentava tensioni sociali e mirava a instaurare in Honduras un regime “bolivariano” sul modello del Venezuela, Ecuador e Bolivia. «Occorre sapere – ha detto – che noi da molto tempo lottiamo contro una potente campagna che viene finanziata con molto denaro dal presidente venezuelano Hugo Chavez. Siamo al punto che agenti del servizio segreto venezuelano operano nel nostro paese e organizzano le presunte proteste popolari contro la deposizione di Zelaya. Sono state portate nel paese anche armi. Grazie a Dio finora non c’è stato un grande spargimento di sangue. Ma non passa giorno senza che io riceva minacce di morte».
La situazione in Honduras non è facile. Il presunto golpe è stato prontamente condannato dalla maggioranza delle democrazie occidentali. Ma nessuno, tranne la Chiesa, ha avuto finora il coraggio di dire le cose come stanno: la mossa del presidente deposto d’indire un referendum popolare era di fatto un attentato contro la Costituzione tanto che gli premetteva di ripresentarsi alle elezioni del prossimo novembre. Un giochetto, insomma, benedetto anche da altri “despota” sudamericani, a cominciare da Hugo Chavez.
La posizione della Chiesa in Honduras, insomma, è realista. Tanto che è l’unica ad aver registrato che attualmente nel Paese «i tre poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario agiscono in senso legale e democratico e in accordo con la Costituzione della Repubblica dell’Honduras». Insieme, ci sono le parole del Papa. Il richiamo lanciato due domeniche fa da Benedetto XVI al dialogo e alla riconciliazione è stato molto ascoltato in Honduras. E ha colpito il fatto che il Papa non abbia parlato di golpe e non abbia citato Zelayya.
Mariadaga, dicevamo, è fatto così. Va sempre al nocciolo delle cose, anche se andarci può significare remare contro corrente. Salesiano, docente di teologia, conosce cinque lingue. In Sud America è popolarissimo e infatti, nell’ultimo conclave, è anche a lui che i cardinali del suo continente pensavano qualora avessero dovuto sostenere un nome per l’elezione.
La vicenda di Zelaya di queste ore dimostra quanto egli sia un porporato fuori dagli schemi. Ci avevano provato a definirlo come vicino alla istanze della cosiddetta teologia della liberazione. Ma lui è riuscito sempre ad andare oltre. Fino, appunto, al nocciolo delle cose. E a dimostrare che, anzitutto, egli è un vescovo vicino alla sua gente. Il popolo honduregno, che da sempre si caratterizza per un profondo spirito religioso, lo ama. E, a conti fatti, resta ancora lui una delle promesse della Chiesa del Sud America.
In Honduras ci sono otto diocesi, undici vescovi, 191 parrocchie, 438 sacerdoti (diocesani e religiosi), 800 religiose e 148 seminaristi. Un popolo, dunque, piccolo ma particolarmente vivo. Un popolo che vede in Mariadga il proprio pastore e, assieme, una mente lucida quanto ad analisi politica.
Qualche anno fa fece scalpore la pubblicazione in Francia di un suo libro-intervista. S’intitolava “De la difficulté d’évoquer Dieu dans un monde qui pense ne pas en avoir besoin”. Venne considerato da Le Figaro come un’autocandidatura al papato. In realtà l’autocandidatura non c’era. Ma un qualche fraintendimento non era del tutto fuori luogo. Nel senso che Mariadaga fa così: parla direttamente, a volte troppo, e per questo motivo c’è chi lo fraintende e lo riduce a qualche suo piccolo schema.

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NTERVISTA AL CARDINALE MARIADIAGA

Patricia Ynestroza ha chiesto una riflessione all’arcivescovo di Tegucigalpa, il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga: Leggi il seguito di questo post »

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Patto etico per lo sviluppo

Pubblicato da R.I. su ven 17 lug 09

P. Gianni Notari

di Gianni Notari

La Sicilia deve il suo “benessere” all’erogazione di risorse pubbliche ma queste, allo stato dei fatti, hanno determinato una deriva assistenzialistica che limita enormemente le possibilità di individuare percorsi autonomi di sviluppo centrati sul mercato, sulla libera concorrenza, sull’impresa.

Tale stato di cose deve terminare.

La domanda da porsi – e qui sta la nuova “questione” meridionale – è come fare. Riteniamo che sia arrivato il momento di riprenderci in mano la nostra storia, disegnando un modello di sviluppo che sia alternativo all’attuale stato delle cose.

Prendiamo spunto dalla vicenda dei Fondi Fas per proporre alcune riflessioni a questo proposito. La cronaca politica dei giorni scorsi ha mostrato in maniera evidente che questi fondi sono stati oggetto di beghe di palazzo, finalizzate a porre gerarchie fra correnti e partiti. Crediamo sia corretto porre fine a questa sorta di “intervento straordinario” che ci conduce, paradossalmente, a desiderare di continuare ad essere area depressa. Quello che non può essere accettato è che questo accada con simili modalità, solo per conquistare e mantenere vantaggi di una parte su un’altra.

Ben venga un nuovo corso economico in Sicilia. Ben venga la fine di una redistribuzione miope delle risorse, avulsa da ogni ben definito piano di sviluppo. Ma per far ciò è necessario un progetto. È bene ribadire che la redistribuzione di fondi da parte delle autorità centrali ai “soggetti territoriali” più deboli non è certo un male di per sé, ma lo è diventato per il modo in cui negli anni tutto ciò è stato gestito. Non sono mancati gli studi e le ricerche che hanno messo in evidenza gli sprechi e le anomalie nel sistema di gestione; eppure, poco o nulla è cambiato e tutto ciò ha avuto pesantissime ripercussioni sull’economia ma anche sulla cultura, sulle aspettative e sulle scelte degli attori sociali. Non sarà compito facile immaginare e realizzare una prospettiva diversa ma per incamminarsi in questa direzione è, come prima cosa, necessario un “Patto etico della Sicilia” che unisca tutte le forze politiche intorno ad un nuovo percorso di riforma e di partecipazione.

Occorre manifestare una “comunanza di intenti” che vada oltre la destra e la sinistra per raccogliere la parte rinnovata dei partiti, insieme alle espressioni più dinamiche della società siciliana come il mondo della finanza, gli imprenditori, l’università, i centri di alta formazione, l’associazionismo, il sindacato.

Non è possibile creare alleanze solo in virtù di una spartizione fra chi ha ottenuto ampi consensi elettorali. Si tratta, in definitiva, di esprimere una governance professionalizzata e rinnovata nei quadri.

Il “Patto etico della Sicilia”, però, non deve basarsi su un’autonomia intesa come rivendicazione di privilegi; autonomia non significa isolarsi ma, al contrario, lavorare per imparare a camminare sulle proprie gambe e diventare credibili dinanzi al resto del Paese, interlocutori e partner. C’è bisogno di credibilità: a livello istituzionale, politico, economico. La Sicilia, infatti, è ricca di una vitalità troppo spesso schiacciata da logiche opprimenti.

I dati forniti recentemente da Bankitalia sono preoccupanti. La crisi è globale ma i nostri problemi vanno oltre l’attuale congiuntura, sono strutturali. Manca un vero tessuto produttivo ed è la spesa regionale a portare avanti l’economia per il 40%; il tasso di disoccupazione è il più alto d’Italia, stentano le esportazioni, rallenta il credito. Dati che trovano una conferma nell’ultimo “Report Sud” pubblicato dalla Fondazione Curella e dal DISTE Consulting.

È ora di porre fine alle logiche delle poltrone, dell’improvvisazione e delle politiche dell’emergenza. È tempo di pianificare. È tempo di mettere insieme le migliori forze di cui questa terra dispone per delineare un processo di cambiamento. Comprendiamo che non si tratta di un passaggio facile e che chi assolve a compiti di governo – così come a quelli dell’opposizione – si troverà a gestire problemi e transizioni che non si risolvono con le buone intenzioni. Vogliamo richiamare, però, la politica della speranza di Castells. La politica, infatti, può svolgere un ruolo essenziale nell’avviare processi di rinnovamento e di crescita qualora riesca a conquistare (con atti concreti e ben mirati e non certo con le messianiche retoriche) la fiducia dei cittadini. Allora, come dimostra il caso americano, è possibile avere “speranza” che si possano superare anche i momenti più bui, investendosi personalmente per raggiungere questo obiettivo.

Perché non proviamo ad avviare percorsi nuovi senza riciclare il vecchio? L’assunzione di responsabilità che la nostra classe politica è chiamata a compiere rispetto a ciò, però, non deve essere misurata sul “qui ed ora”, sulle logiche interne ai partiti o sul mero computo dei voti. È qualcosa di più grande di cui sono capaci solo coloro che lasciano un segno nella storia. Si tratta di decidere se essere solo alcuni fra i tanti rappresentanti eletti che affollano un Parlamento sempre meno credibile e stimato oppure se essere qualcosa di diverso. È il momento di scegliere. E agire.

Gianni Notari

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Lettera aperta al Presidente della REPUBBLICA sulla situazione dei migranti

Pubblicato da R.I. su dom 21 giu 09

Le organizzazioni firmatarie, appartenenti al Tavolo Asilo, si appellano oggi pubblicamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere attenzione verso i diritti umani e il diritto d’asilo, il quale risulta profondamente a rischio a seguito della politica perseguita dall’Italia nel Mediterraneo.

Tra il 6 e l’11 maggio, unità navali Italiane hanno rinviato forzatamente in Libia alcune  centinaia di persone – 471 secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno al Senato il 25 maggio – dopo averle intercettate nelle acque del Mediterraneo. A riguardo, intendiamo innanzitutto esprimere la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato tali operazioni. Non si ha notizia che riguardo alle persone trasportate in Libia sia stata rilevata la nazionalità, l’eventuale minore età, l’eventuale stato di gravidanza delle donne, o la possibile richiesta di protezione internazionale, così come non risulta che siano state accertate le condizioni di salute.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che tra le persone riportate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale. In proposito è utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione (fonte: Ministero dell’Interno). Inoltre, secondo fonti di organizzazioni non governative, da maggio 2008 a febbraio 2009 sono stati circa 2000 i minori stranieri non accompagnati arrivati via mare a Lampedusa e negli ultimi anni sono aumentate le donne in gravidanza e i migranti con patologie legate alle condizioni di viaggio via mare come traumi, ustioni, ferite. Di conseguenza riteniamo che, assieme a persone bisognose di protezione internazionale, tra i migranti rinviati in Libia potessero esservi minori non accompagnati e persone bisognose di cure mediche.  La Libia è un paese che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non ha offerto sinora alcuna protezione a migranti e rifugiati, quindi non può essere considerata un posto sicuro. La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani o degradanti, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e il Testo Unico sull’immigrazione della normativa italiana vietano le espulsioni, i respingimenti e ogni forma di rinvio, diretto o indiretto, verso luoghi nei quali esista un serio rischio che le persone rinviate possano essere vittime di tortura, persecuzione, altre gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati o condizioni di violenza generalizzata. Gli obblighi sanciti in questi strumenti internazionali e richiamati dalla normativa nazionale sono inderogabili e debbono essere sempre rispettati dalle autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere e contrasto all’immigrazione irregolare, anche quando operano in zone extraterritoriali.
L’allontanamento di persone dalle coste europee, direttamente dal mare, senza aver dato loro accoglienza e assistenza medica a terra, rappresenta inoltre una violazione di principi umanitari, tenendo conto che queste persone hanno effettuato un viaggio lungo e pericoloso, in condizioni estreme. Riteniamo sia da accogliere con favore la possibilità che, anche con il contributo dell’Italia e dell’Unione Europa, si possa costruire un sistema di asilo in paesi esterni all’UE fortemente investiti da flussi migratori, come la Libia. Tuttavia, ciò non può condurre all’ipotesi di demandare a paesi terzi l’esame delle domande di asilo presentata da rifugiati che intendono chiedere protezione all’Italia e ad altri paesi europei. Il presupposto ineludibile del rispetto del diritto d’asilo nel diritto internazionale è infatti rappresentato, in primo luogo, dal diritto di accesso dei rifugiati al territorio dei paesi ove essi intendono chiedere protezione e l’esame delle domande di protezione internazionale deve sempre avvenire sotto la piena giurisdizione
di tali stati. Vorremmo infine segnalare che a oggi, nonostante le ripetute richieste di trasparenza, non sono stati resi pubblici gli accordi tecnici in materia d’immigrazione stipulati tra Italia e Libia negli ultimi anni.

Le associazioni firmatarie si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga ripristinato il rispetto del diritto internazionale.

Chiediamo che sia assicurata una prassi basata sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili tra cui i richiedenti asilo, le vittime di tratta e i minori e che i migranti intercettati vengano portati a terra in Italia dove possano essere identificati, presentare richiesta di protezione internazionale e ricevere adeguate cure mediche, con un’analisi dei casi individuali svolta in conformità con le norme vigenti.
Roma, 10 giugno 2009

Amnesty International Italia
Associazione ARCI
ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)
Associazione Progetto Diritti
Associazione Senza Confine
Casa dei Diritti Sociali
Centro Astalli – JRS Italia
FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia)
CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati)
Centro Ex Canapificio – Castevolturno
SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni)

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Mons. Crociata, intervento al meeting degli insegnanti di religione: Roma 23-24 aprile 2009

Pubblicato da R.I. su dom 26 apr 09

 

 

SULLA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI DI

RELIGIONE CATTOLICA

 

Prendere forma come processo di autoformazione


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Il sottotitolo che ho voluto dare al mio intervento – “Prendere forma come processo di autoformazione” – intende esprimere l’idea di fondo che mi sta a cuore comunicarvi oggi, e cioè che la formazione degli insegnanti di religione è relativa alla “forma” che essi sono chiamati ad assumere; non ho dunque interesse qui a svolgere un discorso di tipo tecnico o procedurale, ma piuttosto centrato sulla “forma” che vogliamo promuovere quando guardiamo all’insegnante di religione come educatore, testimone, ma anche esperto, comunicatore e così via. Mi sembra utile segnalarvi da subito le tappe della mia riflessione.

Un tratto di strada già significativo alle spalle

L’esperienza della preparazione di un corpo di insegnanti di religione cattolica per le scuole italiane dell’infanzia, primarie e secondarie ha ormai alle spalle una durata significativa che risale all’indietro oltre il tornante decisivo dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense tra lo Stato italiano e la Santa Sede del 18 febbraio 1984, seguito dalle successive intese con la Conferenza episcopale italiana. La storia di questa esperienza è in qualche modo in corso e possiamo dircene ancora partecipi se non protagonisti. Il riscontro più visibile sta nella permanenza in servizio di alcuni dei tanti laici che già negli anni settanta hanno frequentato corsi di teologia nelle prime scuole di teologia via via destinate a trovare configurazione sempre più definita, come istituti di scienze religiose, per iniziativa della stessa Conferenza episcopale (quella più recente con è la Nota normativa per gli istituti di scienze religiose sul Progetto di riordino della formazione teologica in Italia del 15 febbraio 2005) e, in ultimo, con l’autorevole documento della Congregazione per l’educazione cattolica (che il 28 giugno 2008 ha emanato una Istruzione sugli Istituti superiori di Scienze religiose). Accanto a questi fondamentali punti di riferimento, si colloca una serie di interventi della Cei e dei suoi organismi che accompagnano nel tempo con cura e responsabilità il servizio di insegnamento della religione. Leggi il seguito di questo post »

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