VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

Omnia potentia saeculi somnium est, non veritas

La fragilità dell’uomo e il cuore di Dio

Pubblicato da R.I. su mar 27 dic 11

di P. Gianni Notari sj
Oggi attraversiamo una situazione di crisi che non è solamente economica ma anche sociale, etica, esistenziale. Una crisi che ha messo in discussione la nostra autosufficienza, i nostri stili di vita, il modo di rapportarci alla realtà e che ha richiamato l’attenzione sulla prevaricazione della dimensione economica sugli aspetti affettivi e relazionali dell’esistenza.

La crisi per molti – i più fragili, gli esclusi – significa perdita di autonomia, affanno, povertà. Le fotografie scattate dagl Leggi il seguito di questo post »

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La vera scelta dei Gesuiti in preparazione delle amministrative a Palermo

Pubblicato da R.I. su dom 23 ott 11

Venerdì 21 ottobre, è stato celebrato il primo incontro di una serie al Centro Educativo Ignaziano, il cui motivo di fondo è “Torniamo a riflettere”. L’ incontro dal titolo “L’autonomia siciliana oggi: strumento per lo sviluppo” ha affrontato in modo sintetico ma efficiente alcuni nodi sostanziali che hanno di fatto negato l’attuazione di uno strumento che era stato pensato per potenziare lo sviluppo della Sicilia. L’organizzatore principale dell’incontro, insieme ad altre sigle di matrice ecclesiali, è stato l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe che pur mantenendo la sua figura di forte “aggregatore” delle istanze della società ed ecclesiali sta acquisendo una fisionomia sempre più collegiale al suo interno, e più aperta all’esterno.

Recependo le istanze del documento “Per un paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno” introdotto da p. Francesco Beneduce sj rettore del C.E.I. veniva declinato Leggi il seguito di questo post »

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Black Bloc: la pecora nera della democrazia

Pubblicato da R.I. su lun 17 ott 11

Queste squadracce fasciste che si aggirano per i cortei con lo scopo di far confusione, di aggredire, fare milioni di euro di danni a cose, simboli laici e religiosi, e far precipitare il paese nella violenza non ci devono spaventare. Si deve però esigere che la giustizia faccia il proprio corso nel rispetto delle leggi. Sarà venuto un po’ a tutti in mente (o almeno spero) che la loro presenza sia stata strumentale, un po’ meno chiaro è a chi sarebbe convenuta questa presenza così ingobrante. Ho sentito in qualche commento che i servizi favorirebbero l’inserirsi di queste persone, che sono già conosciute, segnalate e seguite quando si preparano eventi come questi. In diretta su Rai News è stata riportata una polemica assurda contro la Rai e la manifestazione di alcuni esponenti del Pdl subito “zittita”. Ma la domanda è perché in val di Susa ed a Roma è stato permesso loro di fare il brutto ed il cattivo tempo? Le forze dell’ordine sono davvero così incapaci di pattugliare e fermare sospetti?

Di fatto i Black hanno centrato un obiettivo: far parlare di se nonostante una mobilitazione pacifica mondiale contro l’attuale orientamento della politica e della finanza, che come aveva denunciato il Papa si sono passate in consegna la responsabilità delle sorti del mondo.

La Caritas in Veritate denuncia profeticamente la mancanza di regole umanizzanti un mercato che è abbandonato alla speculazione, all’interesse di pochi, facendo perdere di vista il suo obiettivo finale: la ricerca del benessere delle persone. Perdendo la sua funzione essenziale questo perderebbe, secondo Ratzinger, anche il suo ingranaggio principale che ne permette il funzionamento: la fiducia. La regolazione del mercato globale è responsabilità della politica nazionale ed internazionale.

La crisi odierna è dunque una doppia crisi: una crisi della finanza testimoniata dal tracrollo dei mercati; una crisi della politica, che avendo già perso da tempo la stima della gente a causa dei suoi attori sempre più corrotti e corruttori della società, ora accusa il colpo di una seria e globale critica da parte dei cittadini negli orientamenti generali che ha preso nell’ultimo ventennio ( a voler salvare qualcosa).Urge dunque un ripensamento di questi rapporti tra politica e finanza che hanno portato alla crisi mondiale, affamato il sud del mondo, ed ora anche il nord.

A che siamo in ballo bisognerebbe anche fare una bella autocritica anche per quanto riguarda gli attuali indignados: sono quelli che hanno rifiutato in America la riforma del sistema sanitario; sono quelli della primavera araba, che sta degenerando portando la morte ai fratelli copti in Egitto; ma soprattutto sono quelli che sono rimasti indifferenti quando questo modello economico affamava il resto del mondo, anche dopo la caduta del blocco sovietico quando ogni scusa è stata abbattuta simbolicamente a Berlino.

Bisognerebbe è vero, ma il mondo ragiona lentamente, accusare la piazza accusatrice significherebbe a sua volta passare per il crumiro del padrone lobbista, per cui una cosa alla volta.

Riccardo Incandela

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La casta (ovvero “UNA CODA PER TUTTI!)

Pubblicato da R.I. su mar 13 set 11

Da www.torietoreri.splinder.com

Si fa un gran parlare, in questi giorni, della “casta”. A ragione, senza dubbio; mi unisco senza condizioni alle considerazioni della maggioranza dei cittadini, che vedono gli inaccettabili privilegi di chi, invece, dovrebbe assumersi responsabilità di guida politica del Paese. Vorrei però fare alcune considerazioni, che potrebbero apparire “contro corrente”, e che riguardano ciascuno di noi. Vorrei cioè rivoltare la frittata. E’ vero che la maggior parte dei privilegi i nostri politici se li sono regalati, con leggi e leggine approvate all’unanimità, che neanche ben altre condizioni di emergenza sarebbero riuscite ad ottenere. Ma è anche vero che larghi spazi di privilegio glieli abbiamo forniti noi. Leggi il seguito di questo post »

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“Solo su Sky lo sport fa miracoli”, ma solo se hai fede (calcistica s’intende)

Pubblicato da R.I. su mer 31 ago 11


E’ un estate che veniamo bombardati da questo spot. Con calciatori vestiti da improbabili messia con tuniche bianco nere, rossonere e via dicendo. Ci sono reti con cui fare pesche miracolose di pallone, telepredicatori e demenzialità a volontà, che scimmiottano la religiosità cristiana. Leggi il seguito di questo post »

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Fiaccolata per il lavoro al cantiere navale

Pubblicato da R.I. su mer 03 ago 11

La crisi di Fincantieri è nera, migliaia di operai rischiano di rimanere a casa, ed anche a Palermo si muove la cittadinanza. La Chiesa di Palermo agisce agilmente grazie alla scelta di qualche tempo fa di dividere la diocesi in vicarie,e mentre il vescovo oberato da impegni presi da chissà quanto non riesce nemmeno a partecipare, i parroci della zona  riescono ad organizzare una manifestazione l’1 agosto che ha coinvolto gli operai del cantiere navale di Palermo. Presenti i sindacati ed i rappresentanti di PD con il segretario regionale Lupo, e IDV con la presenza del coordinatore provinciale Pippo Russo oltre che il capogruppo Ferrandelli.

Il clima voluto ed ottenuto è stato quello paraliturgico: si è pregato, e si è meditato in silenzio durante una breve processione che dalla parrocchia ha portato ai cancelli dei cantieri.

In toni altrettanto religiosi i parroci hanno chiesto a Dio Giustizia, ed hanno raccomandato di mettere le sofferenze causate da questa crisi nera nelle sue sapienti mani. Hanno chiesto a Dio di illuminare le menti dei responsabili politici: degli assenti. Nessun assessore, nessun rappresentante del governo si è presentato per ascoltare quelle raccomandazioni. Ma chi mette la propria speranza nelle mani di Dio non ha nulla da temere.

Intanto però si teme il peggio, ed il nervosismo di p. Francolino si sente fin troppo: sconvolto dalla morte del suo ex parrocchiano di Termini Imerese che si è ucciso dopo aver portato con se la moglie; invita a non perdere la speranza padre Franco, e raccomanda di chiedere non il posto di lavoro ma il lavoro. Quel lavoro che la Chiesa riconosce come condizione umana fondamentale che permette di partecipare alla comune vocazione alla costruzione del regno di Dio, alla creazione e persino alla redenzione.

P. Turco riprendendo ed un po’ snaturando la parabola del giudice ingiusto viene a dare un taglio politico più forte: Come la vedova molesta narrata dal Vangelo che chiedeva ragione al giudice anche noi dobbiamo chiedere giustizia a chi deve rispondere alle legittime richieste delle famiglie che in questo periodo attraversano un grave momento di crisi economica per la mancanza del lavoro e di chi rischia di perderlo. Con questa fiaccolata vogliamo colpire al cuore coloro che possono aiutare questa gente”… intanto il cardinale fa sapere: “si muoverà”.

Duplice anima della manifestazione dunque, normale data la natura collegiale dell’organizzazione, ma non per questo sbagliata. Tantissime famiglie, diversi politici, i sindacati e sopratutto l’Interlocutore principale sempre presente per quanto “quasi” invisibile. E’ l’Unico da dover incessantemente pregare, anche in modo molesto per ottenere giustizia, mentre, dato che siamo in un sistema democratico coloro che sono inspirati dalla giustizia divina devono cominciare a prendere su di se l’onere pesantissimo di mediarla nelle strutture umane. Altrimenti, come diceva il mio amico Pippo Russo, “se non lo fai tu lo farà qualcun altro che avrà, molto probabilmente, solo interessi poco nobili”. Noi siamo Chiesa e dobbiamo farlo per evangelizzare le istituzioni politiche  dall’interno; i pastori devono costantemente annunciarci il vangelo e le sue richieste radicali di giustizia sociale mentre siamo noi laici che dobbiamo lasciarci con-formare alla Parola di Dio, ammonire dalle nostre coscienze ed agire con ferma volontà e rettitudine per la costruzione del Regno di giustiza e di pace su questa terra.

Riccardo Incandela

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Note a margine del convegno dei Movimenti Civici di Sicilia sul Nucleare

Pubblicato da R.I. su dom 29 mag 11

Nucleare, solo la parola fa paura ed affascina. La filmografia ci ha terrorizzato, i documentari ci ricordano gli orrori della guerra, ed ora i telegiornali ci hanno ritrasmesso a distanza di poco più che un ventennio l’ennesimo incidente nucleare. Danni economici enormi, tragedia umana incalcolabile. Nel frattempo in Italia si ripensava Leggi il seguito di questo post »

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Cornuti e bastonati

Pubblicato da R.I. su mar 04 gen 11

Gds.it titola “OLTRE 30 IMPRENDITORI SICILIANI ESPULSI DA CONFINDUSTRIA” con tanto di foto sorridente del presidente Lo Bello.

Commento velocemente questa notizia, perché ormai non c’è limite all’indecenza, e ne siamo così assuefatti da non farci più caso. Naturalmente in clima giustizialista (“mandiamoli tutti a morte”), che si oppone a garantista (“gli stragisti sono stati uomini di pace e gli attuali politici sono uomini onesti anche se pende su di loro un mandato dell’interpol”), cosa vuoi che sia? Ormai giustizia è essere il pesce più grosso di tutti, è la giustizia del più forte, politicamente o mediaticamente parlando.

La logica da parte dell’associazione degli industriali è certo chiara, anche se non giustificante: c’è una carta etica, se la rispetti sei dentro, altrimenti sei fuori. Ma la dinamica di chi viene minacciato? Di coloro i quali vedono il loro business andare in fumo con i capannoni in fiamme? Che vedono le minacce alla famiglia ai figli? E le percosse? Come plaudire all’abbandono di una vittima?

Lo Bello forse più sensibile dell’asetticità dell’articolo puntualizza che se da un lato gli imprenditori di cui diviene manifesta l’estorsione sono espulsi, dall’altro sono accompagnati nell’effettuare la denuncia. Almeno questo!

Il problema a questo punto non sta più nel fatto, quanto nel modo di dare la notizia e nella cultura di contrapposizione che vede nelle vittime del racket estorsivo quasi dei membri del clan. Come dire che una donna che viene violentata e non denuncia il branco sia complice del crimine, quasi parte del branco, e quindi da criminalizzare. Cultura da leghismo, da piazza di contadini con le mazze e i forconi in cerca di qualche strega. Gli imprenditori? Cornuti e bastonati.

Riccardo Incandela

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Discorsi “papali papali”

Pubblicato da R.I. su mar 02 nov 10

Nel mondo antico c’era una stretta corrispondenza tra parole e fatti al punto da dare un valore divino alla bene-dizione o alla male-dizione. In altri contesti il gesto significava la parola e questa spiegava il gesto: così avveniva per esempio, nella predicazione dei profeti, o nei miracoli di Gesù. Per fortuna il rapporto di significato tra parola e gesti lo manteniamo ancora! Ma non sempre è così, specie in certi discorsi di occasione, o d’ufficio nei quali si afferma solo quello che dovrebbe essere, scollando  parole e fatti, e perfino la dichiarazione dalla reale intenzione. Detto in altre parole si mente, o quasi! Di fatto si pone un problema di verità e credibilità, oltre che di comunicabilità. Pochi giorni fa Vincenzo Noto rifletteva su queste pagine sui discorsi antimafia del neo-eletto cardinale mons. Romeo e sul fatto che oltre le parole la comunità cristiana abbia fatto ben poco contro la mafia, la quale ha espanso sempre più il suo potere “passando di livello”. Le parole di Giovanni Paolo II a pochi mesi dall’assassinio di padre Puglisi e delle stragi di mafia contro i giudici Falcone e Borsellino, riecheggiarono nelle coscienze di molti perchè si incontrarono nella Chiesa la forte testimonianza cristiana, puramente volta alla crescita dell’uomo più che ad un’attiva volontà “contro” qualcosa o qualcuno; e l’aperta condanna che il papa fece a braccio contro coloro che si opponevano a questo amore per l’uomo e la vita. La partecipazione emotiva coinvolse tutti e coinvolge ancora nel rivedere il video in cui intima “convertitevi!”. La stessa capacità empatica la si ritrovava nel card. Pappalardo, ma non nei suoi successori. Neanche Benedetto XVI ha la stessa capacità comunicativa del suo predecessore ma per un osservatore più attento, meno prevenuto e sopratutto che accetti la (poca) fatica di rileggere i discorsi si accorge della ricchezza dei contenuti capaci di questionare quanto l’empatia di Giovanni Paolo.

Per altri si deve condannare l’uso barocco della retorica, incapace di portare a termine il suo semplice compito: comunicare; e l’insufficienza di altri supporti mediatici per eventuali riletture. Insomma una mancata attenzione alla comunicazione. Per l’azione… beh lì il discorso è molto più complicato.

 

Riccardo Incandela

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Politica e vita

Pubblicato da R.I. su sab 16 ott 10

Spesso si pensa che la politica sia qualcosa da bar, la gente litiga davvero come per la squadra di calcio e sui giocatori. In Tv la cronaca diventa un thriller in diretta, dove si piange e ci si aizza contro l’orco, gridando a morte!! subito dopo aver fatto i buonisti contro la pena di morte. Politica e tv stanno andando a braccetto perché la maggior parte della gente non è educata a gestire le emozioni, e si lascia aizzare dall’orrore di turno; non riesce a pensare. Potremmo cambiare il titolo dicendo che politica è vita perché è il modo in cui noi tutti gestiamo tutte le nostre vite. Non esistiamo come individui, questa logica è falsa, una mera illusione, un oppio che ci rende schiavi. E siamo schiavi di tante cose, a partire dalla tv, che eccita le nostre emozioni e le trasforma in passioni. Le passioni sono le cose che patiamo, che hanno un controllo su di noi, che ci distraggono dalla vita vera, dove abbiamo il nostro impegno per la sopravvivenza e la vita. Tutti parlano di Berlusconi, ma nessuno parla delle cose vere, che vanno oltre il furbacchione di turno. Dove sta la politica? Dove stanno i contenuti della politica? Dov’è la nostra autogestione? Dove siamo noi, le nostre vite? Si parla di quel politico e di quell’altro, ma nessuno discute su cosa e come quello o quell’altro fanno o non fanno. La politica diventa il dossier e l’antidossier. Berlusconi e il no B-day, Grillo e il naso di Pinocchio, il governo e l’opposizione di Fini. Montecarlo e… Brenda. Ma la vita? Come no? Pomigliano: accordo si o accordo no. Chi firma, chi no? Ma cosa firma o non firma? Non si sa! Ma poco importa: l’operaio dice io voglio lavorare… poi non importa. Non importa? Allora lavora gratis! Quasi quasi lo assume pure Vendola! Lui ha le fabbriche! … ma che è? Un impresario? Forse fabbrica orecchini! Allora abbiamo risolto anche per gli operai di Termini Imerese! E poi ancora: il PD con l’Mpa sgridato dal resto della sinistra, poi l’Mpa contro il Pdl in Sicilia ma in appoggio con l’Fli a Roma.

L’Udc manovra a sinistra, ma Idv non lo vuole perché contro i cuffarismi; ma Cuffaro manovra contro Casini e fonda il Pid con Romano e Mannino; Il Pdl Sicilia, che aveva già subito la defezione dei finiani che convergono nel Fli, muore prima ancora di nascere con Micciché che fonda la sua “forza per il sud” infine ci sarà il Pdl contro l’Mpa suo alleato al governo. Mastella e i popolari per il sud… mettetelo dove volete: destra, sinistra, centro… Se ci avete capito qualcosa siete dei grandi scienziati perché a parte le sigle non ci sta niente! Programmi? Dove sono? Dove la Sicilia? Dove l’Italia? Dove i cittadini? Si va verso lo stillicidio in tutti i sensi.

Riccardo Incandela

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I castelli di carta (stampata): Berlusconi VS Fini

Pubblicato da R.I. su mar 28 set 10

Pensando a come descrivere la situazione politica attuale mi sono tornate in mente queste parole:

Quando si vedono le varie parti politiche – e le correnti in seno a ciascuna – indebolirsi in sterili e dannose competizioni per bramosia di una più larga fetta di potere; quando si valuta il peso che la pressione fiscale impone ai più poveri mentre scalfisce solo in superficie i più facoltosi; quando si assiste allo scandalo dei favolosi guadagni che riescono tuttora ad ammassare alcuni ceti privilegiati, mentre i salari dei lavoratori e gli stipendi di altre benemerite categorie restano del tutto sproporzionati al costo della vita, allora è legittimo pensare che manca una sincera ricerca del bene comune, ossia di quel sano equilibrio che senza utopistici livellamenti, ripartisce equamente vantaggi e sacrifici.”

Viene naturale pensare che questo analista abbia pienamente presente Fini e Berlusconi, la crisi mondiale che attanaglia le nostre vite, lo scandalo dei costi della politica italiana, e gli stipendi occulti di quella siciliana… insomma la precisa situazione attuale. Invece è una nota illuminata della Conferenza Episcopale Siciliana del 10 ottobre 1974, a firma dell’arcinoto cardinale Pappalardo. L’accusa era ed è grave e profetica: quella di non ricercare il bene comune ma solo il profitto e il potere personale. Accusa semplice, limpida e pungente… a differenza dell’attuale ecclesiastichese che è anche l’altra medaglia di un paese tenuto sotto scacco ed “angustiato” dal pericolo del trattamento Boffo, perpetrato dagli sgherri di un uomo che è ormai ai ferri corti: condannato solo quattro giorni fa per concorso in corruzione. Era la mente e il mandante di un’operazione volta allo scippo di un’azienda (la Mondadori con i suoi giornali). Il giudice, per il caso, ha comminato un’ammenda da 500 MILIONI di euro, ma il silenzio regna sovrano. Perché da quattro mesi si parla solo di una casa da 300 mila euro a Montecarlo, che al massimo, ristrutturata, avrebbe potuto fruttare un milione di euro? Di fatto contro Fini non c’è nulla di veramente definitivo, contro il presidente abbiamo una condanna definitiva! Eppure l’opinione pubblica si indigna contro l’uno, ma rende intoccabile l’altro. Ma cosa o chi è l’opinione pubblica? Davvero siamo diventanti così idiocratici da non capire? L’opinione della gente non può essere ipso facto quella dei direttori dei giornali, al tempo stesso burattini e burattinai! Non dovrebbe esserci identità neanche fra direttori e giornalisti… ma è così. Lo aveva capito la P2 di Gelli (nella quale era iscritto un tal Berlusconi S.) che tentava di comprare tramite Calvi il Corriere della Sera; lo ha capito Berlusconi, che ha fatto di Tv e giornali e persino dell’antiberlusconismo i suoi punti di forza; forse lo ha capito anche Fini che in questo trattamento-Boffo contro di lui, sta ottenendo di fatto più campagna pubblicitaria di quanta ne abbia richiesta, e comunque deliberatamente cercata creando, udite!udite!il dissenso nel Pdl: il “partito della libertà di adulazione di Silvio”. Così, se il culto dell’unico divo traballa, egli scatena l’ira dall’olimpo di Arcore con fulmini e dossier-boffo contro Fini.

Insomma il potere mediatico dato dai soldi e dai giornali ottenuti con la corruzione dei giudici; il potere politico offerto con fiducia dai cittadini servono solo a costruire l’impero e il culto idolatrico dell’imperatore-dio dei teleschermi.

Berlusconi è l’anticristo? No di certo! Sta però passando un’idea pericolosa: se hai un’opinione politica diversa (da lui), ti finisce come Marrazzo, Boffo e Fini mentre i vari Caliendo, Verdini, Berlusconi e cricca si fanno un baffo della magistratura, che da un lato denigrano e dall’altro corrompono. La magistratura, insomma, non fa più paura mentre, si teme come la scure la disinformazione imperante. E la disinformazione televisiva, la più forte, è in mano al Governo tramite la RAI e ad un privato tramite Mediaset: ai cui vertici al momento sta un solo uomo: Berlusconi. L’informazione è stata trasformata impunemente in un manganello brandito da squadracce fasciste di giornalisti senza ordine né onore: invischiati da un lato in rapporti istituzionalizzati di corruzione politica (vedi i finanziamenti ai giornali che hanno un referente politico); terrorizzati dall’altro da rapporti di lavoro precario e dipendente da chi di fatto pubblica e vende la notizia e si prende i finanziamenti. Pochi, sul web, resistono liberi.

E’ l’apocalisse? No! Ma siamo ad un bivio: o capiamo che la politica non è questione di cricca da biasimare, ma l’esercizio attivo del nostro diritto, natio o acquisito, alla cittadinanza da usare secondo tutte le sue giuste forme; o ci ritroveremo presto in un nuovo “ventennio” dove il manganello non è di ferro ma distrugge una persona colpendo la sua stessa credibilità e dignità. Si impone perciò uno scatto d’orgoglio per diventare noi tutti i “primi cittadini” del paese.

Riccardo Incandela

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Profezia dell’idiocrazia

Pubblicato da R.I. su ven 17 set 10

L’idiocrazia è il governo degli idioti. Hanno fatto un film sull’argomento: Idiocracy appunto; una civiltà avanzata con una cattiva gestione delle nascite ha cominciato, evoluzionisticamente parlando, ad essere sempre meno competitiva messa a confronto con la gran massa degli idioti che, a motivo della loro idiota irresponsabilità, continuavano a figliare come conigli. Ora al di là delle politiche demografiche e delle loro opportunità, il fatto sta che lasciare nelle mani degli idioti le mani del paese non è scelta saggia per nessuno.

Pensare un futuro, senza assumersene le responsabilità è esso stesso da idioti e forse, allora, il processo di inebetimento è già iniziato in noi e non ce ne siamo accorti:

Il popolo ha perso capacità politica nelle scelte pubbliche, il sistema democratico è partitico e fa ormai solo scelte di parte: la loro.

L’informazione è schiava di non-regole globali per le quali se tutti rilanciano una notizia, vera o falsa che sia, se non viene rilanciata ancora, si rischia di essere tagliati fuori dal mercato, dall’interesse del momento, dalla moda.

Ho cercato invano dei jeans normali al mercato, ho trovato solo a vita bassa: sarà che ormai stare con le braghe abbassate è di moda? Nel frattempo mi sono dovuto adeguare alla massa, fino a quando mi chiedo non sarò libero di scegliere un civiltà, una politica, un’informazione seria?

Forse fino a quando non comprerò un pantalone classico. Nel frattempo i plurilaureati si suicidano senza un perché e le prostitute vanno al governo, proprio come nel film!

Guardatelo… in internet si trova.

Riccardo Incandela

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Pensare ad una politica fatta da Cristiani.

Pubblicato da R.I. su sab 08 mag 10

Ieri, 7 maggio, nei locali dell’istituto di scienze religiose di Monreale, c’è stato il primo incontro del corso di formazione politica, organizzato dalla diocesi di Monreale. Don Vincenzo Noto nel suo intervento ha prospettato e messo in luce il taglio del corso con il quale intende stimolare i cristiani ad entrare in un mondo che può essere estraneo ai loro valori, alla loro morale ed alla loro fede. Ma la politica non è un male intrinseco, anzi citando una frase di Paolo VI, è la più alta forma di Carità.
Naturalmente non tutte le politiche sono “Amore” (Carità) per il bene comune, anzi troppo spesso la politica diviene un affare privato, a conduzione familiare, ove invece che fare l’interesse di tutti, il politico fa i propri affari vendendo la sua carica, il suo elettorato, per non parlare della dignità. Per questo motivo, il quid del cristiano in politica non è il nomen o la bandiera da crociato, ma la serietà e i valori che, con lui, fa scendere in campo.
L’uomo che porta Cristo dentro di sé, lo fa nell’orizzonte di fede con il quale opera scelte difficili rinunciando al compromesso e rigettando i regali e facendo sempre ciò che è giusto. Sapendo benissimo che per questo non riceverà né applausi né ricompense bensì lo stesso trattamento che fu riservato a tutti coloro che hanno rigettato il male.
Buon Cristiano non vuol dire ipso facto buon politico. Se la base della politica è l’etica con la quale si operano le scelte, tutta la struttura è la tecnica con la quale si trasformano le buone intenzioni in progetti e realtà. La tecnica è la professionalità del politico che con la sua bravura può creare il consenso sui progetti che, presentati e curati in modo adeguato, possono rendere un vero servigio a tutti nella crescita civile, sociale ed economica del paese.
Dal punto di vista spirituale la vita è totale obbedienza a Dio, per questo motivo il cristiano non può fare compromessi con la sua etica, e per lo stesso motivo fare il politico è vocazione: l’uomo che riconosce Cristo come suo Signore si pone in ascolto e cerca di fare della sua vita ciò che Dio vuole. Se come diceva Paolo VI la politica è una forma di Carità, ovvero di Amore per gli altri, allora il cristiano che si lascia plasmare da Dio, che pone la propria vita alla Sua mercede può diventare il mezzo con il quale Dio stesso opera in favore del suo popolo, Amandolo.
Un’ultima annotazione. Come una rondine in cielo non fa primavera così un singolo e vero Cristiano non fa ”primavera politica”. E’ molto auspicabile che i veri cristiani siano molti ed uniti perché in un sistema democratico contano i numeri e le capacità, e la cosa comune (res-publica) non può essere abbandonata solo a chi non ha altra intenzione che rimpinguarsi le tasche o portare avanti progetti politici anticristiani.

Riccardo Incandela

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PER CARITA’: PER AMORE! Circa alcune scelte in ambito caritativo.

Pubblicato da R.I. su dom 02 mag 10

Guardando al mondo della carità più di una domanda verrebbe spontanea a volte, a partire dal concetto di povertà. Ma  senza voler in nulla dispiacere a chi con tanto amore opera nelle varie associazioni caritative ci sarebbero alcune cose da chiedersi sull’opportunità di alcune scelte volte a sostenere chi ha davvero bisogno.

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GIOVANNI PAOLO II: La concupiscenza del corpo deforma i rapporti uomo-donna

Pubblicato da R.I. su dom 28 mar 10

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 23 luglio 1980

La concupiscenza del corpo deforma i rapporti uomo-donna

1. Il corpo umano nella sua originaria mascolinità e femminilità, secondo il mistero della creazione – come sappiamo dall’analisi di Genesi 2,23-25 – non è soltanto fonte di fecondità, cioè di procreazione, ma fin “dal principio” ha un carattere sponsale: cioè, esso è capace di esprimere l’amore con cui l’uomo-persona diventa dono avverando così il profondo senso del proprio essere e del proprio esistere. In questa sua peculiarità, il corpo è l’espressione dello spirito ed è chiamato, nel mistero stesso della creazione, ad esistere nella comunione delle persone “ad immagine di Dio”. Orbene, la concupiscenza “che viene dal mondo” – si tratta qui direttamente della concupiscenza del corpo – limita e deforma quell’oggettivo modo di esistere del corpo, di cui l’uomo è divenuto partecipe. Il “cuore umano sperimenta il grado di questa limitazione o deformazione, soprattutto nell’ambito dei rapporti reciproci uomo-donna. Proprio nell’esperienza del “cuore” la femminilità e la mascolinità, nei loro vicendevoli rapporti, sembrano non esser più l’espressione dello spirito che tende alla comunione personale, e restano soltanto oggetto di attrazione, in certo senso come avviene “nel mondo” degli esseri viventi che, al pari dell’uomo, hanno ricevuto la benedizione della fecondità (cf. Gen 1).

2. Tale somiglianza è certamente contenuta nell’opera della creazione; lo conferma anche Leggi il seguito di questo post »

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Mentre loro si prendono a testate…

Pubblicato da R.I. su mer 24 mar 10

24/03/10

L’osservatore Romano continua con la sua politica della multiprospettiva e “ri-pubblica” un pezzo di Galli Della Loggia accontentando anche il Corriere della Sera. Il professore di Storia Contemporanea lamenta il tentativo d’abbattimento di qualsiasi istanza che tenti di innalzare l’uomo, “che cerchi la luce che miri in alto e tenga lo sguardo in alto”; il tentativo di abbattere qualsiasi passato in nome del progresso; l’assunzione di un unico paradigma: quello scientifico, perché per il moderno l’unico limite valido è quello che arbitrariamente ci poniamo, o meglio, non ci poniamo. In tutto questo il cristianesimo è l’ultimo baluardo da abbattere. Per Galli Della Loggia ormai non sono più solo le élite culturali i persecutori della Chiesa – e di ogni pensiero forte – ma anche i borghesi e il popolo sono gli arroganti che hanno fatto dell’illuminismo una “chiacchiera da bar” abbracciando “l’ingenuità modernista” in modo acritico.

Per questo motivo si levano i vescovi italiani di Avvenire la cui ideologia è quella di un’Italia “fedele”. Ma l’articolo non si regge e non si capisce bene se nega o appoggia le tesi di Galli: alla fine dà ragione sulla superficialità del giudizio anticristiano come all’inizio, ed afferma che anche la popolarità di Gesù scemò nell’ora della Crocifissione. E dunque Galli ha ragione o no? Rondoni, autore del pezzo, conclude con l’elogio dell’italiano bamboccione: “gli italiani, si sa, sono campioni mondiali di pettegolezzo e di maldicenza. Quindi magari ne parlano male o così così, poi la amano.”

Insomma parole come fede-fedeltà finiscono nella pattumiera insieme a responsabilità e kenosi ( dimensione autosacrificante dell’Amore nda), mentre ci accontentiamo di far ripetere le preghierine della sera augurando “buonanotte all’Italia”.

Riccardo Incandela

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Non siamo “fanciullini”

Pubblicato da R.I. su sab 20 mar 10

Chiunque può dirmi che non capisco nulla di politica: non ho molto da obiettare, ma c’è una cosa che mi sta sullo stomaco: è una vita che sento la gente litigare per la politica con argomenti che, volendo essere gentili, sono solo aria fritta. In Italia abbiamo imparato la democrazia giocando a pallone e la tribuna politica non differisce per nulla da quella calcistica. Oggi come oggi solo in una cosa differisce: invece che tante squadre ce ne sono solo due, va bene due e mezzo considerando Casini e Di Pietro… Rutelli (sic!), lasciamo stare: ma che democrazia, che scelta! Ora noi ci lamentiamo, parliamo, ci indignamo, andiamo in escandescenza, andiamo in piazza (a dir vero poco)… Anche gli alti prelati dall’alto dei loro palazzi ci consigliano di scegliere in base alle nostre coscienze i progetti politici e le persone consone, lanciando frecciate a destra e sinistra come han fatto il caro “don Camillo” o il vicario romano Valli. La verità è che tutto questo è stupido, ed ha ragione Valli a dire che noi elettori non siamo dei bambini! Progetti politici? Dove sono? Serietà? Il Bagaglino ha chiuso perché la gente si è accorta che bastava guardare il tg per avere lo stesso show! E secondo voi chi ha ragione chi va a votare o chi resta a casa?

Andare a votare significa legittimare questi cialtroni saltimbanco e tutti i lacchè che gli girano intorno. La verità è che ci sono scuderie di prostitute che dicono solo quello che dice la loro segreteria, e vendono la propria dignità, la propria faccia stampata abusivamente su tutti i muri, su tutte le nostre case, i nostri negozi, dove viviamo e lavoriamo solo per ingozzare le loro tasche e mandare in rovina noi. Noi siamo una democrazia? No, e non lo saremo mai, perché abbiamo dimenticato che la democrazia non è un’istituzione ma l’esercizio della nostra libertà e sopratutto della nostra responsabilità! E’ assurdo vedere in Cina, in Myanmar, in Iran la gente protestare per le strade, farsi arrestare, farsi torturare ed ammazzare per esprimere la loro libertà, anche se inutilmente, o ancora in Iraq sfidare le bombe e i talebani per il diritto al voto. Assurdo pensarlo di noi che all’oriente prestiamo uomini e bossoli, ma è così: in quei paesi c’è molta più democrazia che in occidente perché in tutta la loro indigenza, in tutta la loro umiliazione quelle persone non hanno venduto i loro sogni al dittatore. E noi? Il nostro vero errore è solo uno: pensare che basti solo mettere una x su un foglio, come premendo un tasto su un computer, per accendere il sistema democratico. Abbiamo dimenticato l’associazionismo, il bene comune, la nostra stessa responsabilità e il nostro impegno, e abbiamo lasciato che chiunque faccia politica. Poi chi magari è entrato con le migliori intenzioni in politica, o si è venduto o è rimasto isolato, o peggio ancora ignorato. Chi sembra il paladino è il lupo vestito da agnello, anche se oggi basta essere un bel lupo con tanto potere e tanti soldi, e poi chi se ne frega!

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Storia di Shazia. Novità per aiutare…

Pubblicato da R.I. su gio 18 mar 10

Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché). Leggi il seguito di questo post »

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I Nuovi Italiani

Pubblicato da R.I. su sab 06 mar 10

Cosa vuol dire essere italiani? E’ una questione di “razza”? Di cultura? Sappiamo bene che per l’essere umano non si può parlare di razza, anzi è  vero che l’Europa  è il frutto di tantissime migrazioni che hanno fatto la differenza nel bene e nel male. Anche se siamo ancora innamorati del mito romano i popoli germanici, i franchi, i normanni, i saraceni hanno apportato tutto un mondo culturale e genetico che si è compenetrato con quello degli autoctoni. Grazie a loro un siciliano con i capelli neri, gli occhi azzurri e il piede greco può mangiare Cus-Cus con il rais della tonnara, o all’ombra del Chiosco di Monreale, o prendere un gelato fra le rovine del tempio di Giove e godersi il fresco nelle stanze dello scirocco….I nostri padri erano stranieri e  noi professiamo religioni che vengono dalla Palestina, dall’Arabia e dall’Asia e abbiamo completamente dimenticato gli dei romani e greci. Siamo figli  di questo mondo prima che dell’Italia. Siamo italiani, ma proveniamo dal mondo, proveniamo dall’alto, proveniamo da Dio.

Oggi a Palermo come in tutta Italia, come in tutta Europa, si vive lo  stesso fenomeno che ha forgiato l’Europa, stavolta in modo pacifico, in modo civile. L’integrazione è molto più facile ed indolore, ed  almeno sulla carta non ci sono dominatori e dominati, ma viviamo tutti nello stesso stato di democrazia e diritto, e molto più spesso di quanto crediamo professiamo la stessa fede nello stesso Dio, in virtù del quale ci chiamiamo fratelli: figli dello stesso Padre che sta nei cieli.

I problemi ci sono ed è inutile ignorarli ma per affrondarli bisogna riconosce in primis lo statuto di persona agli immigrati, il loro valore intrinseco apportatore di ricchezza prima umana, culturale ed infine economica. Diciamo nostro il Padre con alcuni e riconosciamo il Dio unico che ha parlato ad Abramo: l’unico creatore dell’universo, del mondo, di ogni uomo, per questo dobbiamo conoscerci: per amarci come Dio ci ama.

” I Nuovi Italiani” è una graziosa trasmissione di una tv palermitana: Teleregina, curata da padre Sergio Natoli  che ci guida fra le persone che vengono da altri paesi e  che vivono a Palermo, ci invita nelle loro case e passeggia con loro fra le strade della città.



Le trasmissioni sono disponibili in internet su www.teleregina.it
I nuovi italiani arrivano dallo Sry Lanka:

prima parte:  http://www.youtube.com/user/teleregina#p/u/6/5ZBSDW2HkNM

seconda parte: http://www.youtube.com/user/teleregina#p/u/5/ezqdTIiXeYE

I nuovi italiani arrivano da Mauritius:

prima parte: http://www.youtube.com/user/teleregina#p/u/8/W2VPfxEkLvY

seconda parte: http://www.youtube.com/user/teleregina#p/u/7/6wriQjaTKaE

I nuovi italiani arrivano dalle Filippine

prima parte: http://www.youtube.com/user/teleregina#p/u/6/5ZBSDW2HkNM

seconda parte: http://www.youtube.com/user/teleregina#p/u/5/ezqdTIiXeYE

Buona visione.

Riccardo Incandela

Pubblicato in: Immigrati, Palermo, pensiero, religione | Lascia un commento »

L’islamizzazione dell’Olanda: un incubo dietro l’angolo.

Pubblicato da R.I. su gio 21 gen 10

Nella casbah di Rotterdam

di Giulio Meotti

A Feyenoord si vedono ovunque donne velate che sfrecciano come lampi per le strade del quartiere. Evitano ogni contatto, soprattutto con gli uomini, perfino il contatto visivo. Feyenoord ha le dimensioni di una città e vi convivono settanta nazionalità. È una zona che vive di sussidi e di edilizia popolare, è qui che si capisce di più come l’Olanda – con tutte le sue norme antidiscriminazione e con tutta la sua indignazione morale – è una società completamente segregata. Rotterdam è nuova, venne bombardata due volte nella seconda guerra mondiale dalla Luftwaffe. Come Amsterdam è sotto il livello del mare, ma a differenza della capitale non ha fascino libertino. A Rotterdam sono i venditori arabi di cibo halal a dominare l’estetica urbana, non i neon delle prostitute. Ovunque si vedono casbah-caffè, agenzie di viaggio che offrono voli per Rabat e Casablanca, poster di solidarietà con Hamas e lezioni di olandese a buon prezzo.

È la seconda città del paese, una città povera, ma è anche il motore dell’economia con il suo grande porto, il più importante d’Europa. È una città a maggioranza immigrata, con la più alta e imponente moschea di tutta Europa. Il sessanta per cento degli stranieri che arrivano in Olanda vengono ad abitare qui. La cosa che più colpisce giungendo in città con il treno sono queste enormi affascinanti moschee su un paesaggio verdissimo, lussurreggiante, boschivo, acquoso, come corpi alieni rispetto al resto. La chiamano “Eurabia”. È imponente la moschea Mevlana dei turchi. Ha i minareti più alti d’Europa, più alti persino dello stadio della squadra di calcio Feyenoord. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Chiesa | 5 Commenti »

 
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